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Scritto da Nicola Picchi   
domenica 25 marzo 2012

Titolo: Late Blossom
Titolo originale: Keudaereul Saranghamnida
Corea: 2010. Regia di: Choo Chang-min Genere: Drammatico Durata: 118'
Interpreti: Lee Soon-jae, Yun So-jeong, Song Hae-ho, Kim Soo-mi, Song Ji-hyo
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Korea Film Fest
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Crepuscolare
Scarica il Pressbook del film
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late_blossom_leggero.pngRecentemente in Corea si è imposto il fenomeno dei “webtoons”, manhwa pubblicati on-line dagli stessi autori, da cui vengono periodicamente tratti film di successo.
Tale era il caso di “Hello Schoolgirl”, del “Moss” di Kang Woo-suk e ora anche di questo “Late Blossom” (in concorso al Florence Korea Film Fest), tratto dall’omonimo manhwa di Kang Pool, che in seguito ha debuttato nelle vesti di sceneggiatore scrivendo “Pain” di Kwak Kyung-taek. Come chiarisce il titolo alternativo (I Love You), “Late Blossom” si occupa di sentimenti, in particolare di quelli che sbocciano quando la vita si avvia verso il suo naturale crepuscolo.

Intorno ai sentimenti che, Battiato docet, non invecchiano (quasi mai) con l’età, il regista Choo Chang-min (Mapado) compone un’opera lieve, aggraziata e toccante, che esamina crucci, problematiche e amori della terza età.
E lo fa senza elaborare una trama vera e propria, incrociando due storie diverse.
La prima è quella di Man-suk, vedovo brontolone e scontroso, che consegnando il latte a domicilio s’imbatte in Song, un’anziana donna che raccoglie il cartone per strada.
Dopo un iniziale battibecco, tra i due nascerà gradualmente un affetto profondo. La seconda storia è quella di Goon-song, che assiste amorevolmente la moglie affetta da Alzheimer.

Le due vicende si incontreranno, quando tra Man-suk e Goon-song nascerà una grande amicizia. La leggerezza del tocco è la cifra più evidente della regia di Choo, che evita sia il sentimentalismo che il patetismo, pur imbastendo un film ad alto rischio di retorica. Si nota anzi uno sguardo acuto sui mutamenti sociali in atto nella Corea contemporanea, dove i tradizionali valori confuciani, pietà filiale compresa, sono in via di lento ma progressivo superamento.
Goon-song e la moglie hanno tre figli i quali, ormai adulti, si rimpallano le responsabilità l’uno con l’altro, progettando di mettere i genitori in una casa di riposo. L’uomo si trova ad affrontare momenti difficili, quando l’Alzheimer della moglie si avvia verso un peggioramento, ma i figli non solo si disinteressano della malattia della madre, ma si augurano che gli anziani non diventino un fardello troppo pesante da portare. ”Eravamo una famiglia”, commenterà Goo-song, “Ora siamo di nuovo una coppia”. Man-suk, più fortunato, abita con la nipote Yuna, la quale lo incoraggia a dichiarsi a Song.

Classico burbero dal cuore d’oro, Man-suk si sforza di alleviare l’indigenza in cui versa la donna, talmente povera da non avere un nome, ma solo un cognome.
Attraverso l’affetto reciproco e l’amicizia, le due coppie troveranno la forza di andare avanti, malgrado l’indifferenza delle giovani generazioni. Anche così, la considerazione e il rispetto riservati agli anziani sono di certo superiori a quanto accade dalle nostre parti, e il regista lo rende evidente anche visivamente, riservando ai quattro protagonisti frequenti inquadrature dal basso, che ne sottendono la statura quasi “eroica” e la superiorità morale.
Choo ambienta la storia in un quartiere periferico di Seoul (“Vive sempre in provincia, chi vive troppo a lungo”, e stavolta è Brel) togliendogli qualsiasi connotato realistico e trasformandolo nell’ambientazione perfetta per una favola, che si apre con una copiosa nevicata e si chiude con un disegno dal tratto infantile. Una favola ironica, intelligente e commovente, che affronta con delicatezza tematiche difficili come il ruolo degli anziani nella società, la malattia e la morte, e che rimarrà a lungo nella memoria dello spettatore.

Tutto il comparto tecnico è di prim’ordine, dal montaggio (dello stesso regista) alla splendida fotografia di Choi Yoon-man: i suoi toni caldi e ambrati sono quelli degli ultimi fuochi, ma il tepore che evocano è quello delle emozioni e degli affetti.
“Late Blossom” sarebbe meno riuscito senza i suoi straordinari interpreti, tra cui sarebbe davvero impossibile stilare una classifica di merito. Ai Blue Dragon del 2011 Kim Soo-mi (la moglie di Goon-song) è stata premiata come miglior attrice non protagonista, ma tutti gli attori meriterebbero un eguale riconoscimento.
Da “Late Blossom” è stata tratta anche una serie televisiva, che dovrebbe andare in onda in Corea nel primo semestre di quest’anno.

 
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