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Scritto da Nicola Picchi   
venerdì 27 aprile 2012

Titolo: Romancing in Thin Air
Titolo originale: Gao hai ba zhi lian
Hong Kong: 2012. Regia di: Johnnie To Genere: Drammatico Durata: 111'
Interpreti: Louis Koo, Sammi Cheng, Li Guangjie, Gao Yuanyuan, Wang Baoqiang, Huang Yi, Tien Nu
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Far East
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Nicola Picchi
L'aggettivo ideale: Metafilmico
Scarica il Pressbook del film
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romancing_in_thin_air_leggero.pngLa star del cinema hongkonghese Michael Lau, scaricato in diretta televisiva il giorno delle nozze, fa perdere le sue tracce, dedicandosi ad annegare i dispiaceri nell’alcol.
Ritrovato in stato di incoscienza da Sue, la proprietaria del Deep Woods Hotel, viene rimesso in piedi dalle sue cure e da quelle delle sue collaboratrici, entusiaste di aver a che fare con un attore famoso e, manco a dirlo, sue fan sfegatate.
Tra Sue e Michael potrebbe nascere l’amore, ma la donna non riesce a rassegnarsi alla perdita del marito Tian, scomparso nella foresta sette anni prima. Regolare come un metronomo, Johnnie To alterna da anni un film più personale a un prodotto smaccatamente commerciale.

La commedia “Don’t Go Breaking My Heart” è stata seguita dal corrosivo “Life Without Principle” e adesso, tanto per non smentire la routine, è la volta di un dramma romantico indirizzato principalmente alle platee mainland: “Romancing in Thin Air”.
Anche i prodotti realizzati con il dichiarato obiettivo di passare all’incasso, non mancano però di acume e intelligenza, anche troppa, com’è il caso di questa sua ultima opera. Merito della sceneggiatura di Wai Ka-Fai e di altri autori targati Milkyway, i quali si divertono a nobilitare la materia con ardite divagazioni metacinematografiche, a cominciare dal titolo originale, che sarebbe “Romancing in Thin Air II”.

Il film dichiara esplicitamente la propria natura di sequel, ma sequel di che cosa? Nientemeno che di un film nel film, girato da Michael Lau, che si intitola appunto “Romancing in Thin Air”. Ma andiamo con ordine. Michael e Sue sono accomunati da una perdita che non riescono a superare. Michael è stato abbandonato dalla fidanzata Yuan Yuan, che lo ha lasciato per tornare con il suo primo amore Zhang Xing. Tian si è smarrito nella foresta cercando una persona scomparsa ma, nonostante siano trascorsi sette anni, Sue non si rassegna alla sua morte e spera di vederlo riapparire.
Quando Michael si presenta ubriaco a Shangri-la (sic), amena località spersa tra i monti dello Yunnan, viene accolto da Sue, la quale lo accudisce nonostante il suo comportamento autodistruttivo. Michael le manda fuori strada il furgone, le smonta il pianoforte, le distrugge la moto, ma Sue rimane impassibile. Questo perché è una sua ammiratrice di vecchia data, talmente vecchia che la sua tessera del fan club porta il numero 033.
E qui iniziano gli ammiccamenti, i parallelismi tra vita e cinema e i giochi di sceneggiatura di Wai Ka-Fai e del suo staff.
Due film che non esistono sono infatti fondamentali ai fini dello sviluppo della vicenda. Il primo è “The Sunset”, in cui Michael interpretava un romantico motociclista in corsa con la sua innamorata verso il tramonto.
Infatti il timido Tian, a conoscenza della passione di Sue per Michael, si sforza di imitarlo, prendendo spunto dalla sua filmografia per far innamorare la ragazza. Missione che giunge a compimento dopo una corsa in moto che, a dire il vero, si risolve in maniera un po’ diversa da quella di Michael.

Il secondo film è “My Husband’s Glasses”, che s’intuisce essere un mélò sovrannaturale tipicamente hongkonghese. Mentre ritira il premio per questo film, Michael dichiara pubblicamente il proprio amore per Yuan Yuan. Sempre da questo film provengono le battute che un Michael in stato di incoscienza etilica reciterà a Sue.
Parole pronunciate dal fantasma del marito alla moglie, sulla necessità di riuscire a seppellire il passato e andare avanti, continuare a vivere. I parallelismi tra la vicenda reale e quella cinematografica sono ovvi, ma ancora non basta.
Il terzo film, e il più importante, è appunto “Romancing in Thin Air”.
Quando Sue si risolve finalmente a raggiungere Michael a Hong Kong, viene avvertita del ritrovamento del corpo del marito e riparte precipitosamente.
Michael decide allora di girare un film sulla sua storia, facendo interpretare Sue dalla sua vecchia fidanzata Yuan Yuan, mentre lui impersona se stesso. Il colpo di coda del film nel film, che dovrebbe avere una funzione catartica per Sue e anche per lo spettatore, è senz’altro ingegnoso ma anche troppo freddo, intellettualistico e cerebrale per far funzionare efficacemente il film come mélò strappalacrime.
I veri “tearjerker”, infatti, sono i film nel film, e non certo “Romancing in Thin Air”. La sceneggiatura, con tutte le sue aspirazioni metafilmiche, rema contro quelli che sono i fini dichiarati dallo stesso regista: commuovere il pubblico, soddisfare gli investitori e piazzarsi ai primi posti al botteghino.

Alla fine Sue e Michael riusciranno a lasciarsi alle spalle il passato, ma si dubita che lo spettatore riesca ad accordare sufficiente credibilità a questa storia, da sentirsene coinvolto emotivamente. Louis Koo ironizza sulla sua immagine di “macho”, prestandosi per finti manifesti di film di serie B con titoli come “Fireman” o “Airport Police”, e si sottopone a una delle più demenziali scene di “product placement” del cinema recente.
Per il resto, offre un’interpretazione decente e misurata, ma è surclassato dall’eccellente Sammi Cheng, lanciata proprio da Johnnie To nel 2000 con “Needing You”.
Regia di classe, caratteristi perfetti, accuratezza nella confezione e la splendida fotografia di Cheng Siu-keung, che valorizza al massimo gli splendidi paesaggi dello Yunnan, completano un film che certamente non entusiasmerà i fan del Johnnie To più noir e autoriale, ma che merita comunque una visione non distratta.

 
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