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Scritto da Dario Carta   
martedì 20 maggio 2008

Across the Universe
Titolo originale: Across the Universe
USA: 2007 Regia di: Julie Taymor Genere: Drammatico Durata: 131'
Interpreti: Jim Sturgess, Evan Rachel Wood, Joe Anderson, Dana Fuchs, Cynthia Loebe, Martin Luther, T.V. Carpio, Heather Janneck, Salma Hayek, Eddie Izzard, Bono, Robert Clohessy
Sito web: www.acrosstheuniverse.com
Nelle sale dal: 23/11/2007
Voto: 6
Recensione di: Dario Carta

acrosstheuniverse_leggero.jpg

Le immagini iniziali appaiono come un intro figurato,che disegna subito la linea del film.
E l'intro,è la melodia di "Girl",una delle più composite canzoni scritte da Lennon.
Quasi senza soluzione di continuità,alle liquide note dei Beatles della metà degli anni ' 60,s'impone il caos e la violenza di un'America in trasformazione,che,nel "pandemonio"del '68,("Helter Skelter" di Mc Cartney"),soffre i dolori per le scelte politiche che ne rivoluzionano la realtà sociale.
Il merito di questa ottima pellicola,è stato quello di aver saputo inviluppare un intreccio di storie quotidiane,con un eccellente pentagramma e di essere riuscita ad armonizzare i due ingredienti con l'uso di una buona conoscenza di uno dei più rilevanti momenti storici del calendario delle vicende contemporanee. E,questo,guardandosi bene da ogni forma di esposizione nostalgica.
Le inquadrature sono perfette,nel loro scopo di inserire lo spettatore nello scenario di quegli anni,ottimamente descritti con scorci,pennellate,inquadrature e scene essenziali,ma di grande efficacia. Una ottima regia(Julie Taymor) e una sceneggiatura di squisita fattura (J. Taymor,Dick Clement,Ian La Frenais),confezionano una avventura solare e convincente,con dei crescendo da pelle d'oca (una fra molte,la scena nel pub). "Across the Universe",non è ne' un musical,ne' una storia d'amore con sottofondo musicale.
E non è neanche un racconto ordinariamente ambientato in quegli anni.
Chi osserva,non si sente preda di una banale manovra nostalgica dal gusto passito.
Al contrario,è coinvolto in un film trascinante,che rivisita (bellissimi gli arrangiamenti) e risuscita accadimenti di 40 anni fa,ma che appartengono al passato più prossimo ai valori di oggi,dei quali è stato stampo e fattore.
Chi ne ha la possibilità e l'età,può temperare la propria memoria,concentrandosi sulle canzoni,per capirne la contestualità e scoprire gli indizi di cui l'intero film è disseminato.
Si guardi,ad esempio il medley di "With A Little Help From My Friends",che riassume la versione tradizionale di Mc Cartney dell'album "Sgt. Pepper",e la splendida rivitazione di Joe Cocker (peraltro presente nel film in un cameo da brividi),con finale che rivolge alla prima.
Inoltre,a chi sfugge la sexi "Sadie" del Village di New York,o la "Prudence che entra nell'appartamento "dalla finestra del bagno"?
O chi è la "Lucy" protagonista?
O,ancora,perchè, in seguito,chiederanno,cantando,a Prudence di uscire dalla stanza dove si era barricata?
Ma l'elenco delle citazioni e dei riferimenti dissemina tutto il film ed ogni nome,ogni situazione,ogni episodio,trova il suo aggancio nel catalogo dei Fab Four.
Forse è questo lo spirito da cui occorre farsi guidare nel guardare il film.
E' una spinta di una ricerca curiosa e continua,dei pezzi di un puzzle che trovano ciascuno la loro sede,fino a formare uno spettacolare affresco dioramico.
Le note gioiose di una gioventù che cresce alla luce di un'alba che plelude un nuovo mondo,si mescolano ai lamenti di dolore di una realtà mai dimenticata.
Il cordoglio per una guerra intonato al canto di una straziante "Let It Be",segna il passo di un capitolo doloroso della storia non solo americana.
Un forte gospel reinterpreta la canzone di Mc Cartney,messo sulle labbra di una comunità di neri colpita dallo strazio della perdita in guerra dei propri cari.
La scena parallela mostra il funerale del decorato bianco,mentre riceve gli onori sotto la bandiera piegata.
Le lacrime sono le stesse e il regista sembra dirci che tutto è uguale,sotto lo stesso dolore,come uguali sono le note per poterne cantare l'angoscia.
Le canzoni e le immagini offrono un coordinato di effetto stupefacente.
E' magnifica la sequenza del chitarrista JoJo,che lascia Detoit,(non Tucson,Arizona),ed arriva a New York sulle note di "Come Together".
L'ossessivo scandire degli accordi di una delle più criptiche tunes di Lennon,scolpisce il racconto delle impressioni del nuovo arrivato,nella città che non concede pace.
Tutte le situazioni vengono proposte al ritmo incessante delle songs reinterpretate ed avanzano magiche in un fluttuare di immagini che ci portano intenzionalmente al limite dello psichedelico("Being For The Benefit Of Mr. Kite" con un coinvolgente Eddie Izzard).
Chi ha avuto la buona sorte di aver vissuto,in maggior o minor misura,quegli anni o quei simboli,potrà,a sua discrezione apprezzare il buon gusto di un'ottima pellicola,capace di celebrare e coniugare ottimamente,musica indimenticabile ad immagini di magico effetto.
Da non perdere,vedere e rivedere.

 

 
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