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Amphetamine PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 52
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Scritto da Anna Maria Pelella   
venerdì 08 ottobre 2010

Amphetamine
Titolo originale: Amphetamine
Hong Kong: 2010  Regia di: Scud Genere: Drammatico Durata: 97'
Interpreti: Byron Pang Kun-Kei, Thomas Price, Winnie Leung Man-Yi, Linda So, Simon Tam Kwok-Yip
Sito web:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Stiloso

AmphetamineKafka Tam è un istruttore di nuoto. Un giorno viene avvicinato da Daniel, un giovane operatore di borsa che gli mostra il proprio interesse. Tra i due si crea un legame che persiste anche a dispetto dell'infelicità di Kafka e della sua incapacità di lasciarsi andare a un rapporto sentimentale con Daniel.

Cominceremo dal nome: Kafka non è esattamente il tipo di nome che ci si aspetterebbe di veder legato a uno scanzonato giovanotto, infatti chi lo porta è un ragazzo assai travagliato.
Il suo doloroso passato lo tiene ancorato alle sue più intime paure e la sua sofferenza è palese anche a uno sguardo superficiale. Daniel è invece un bel ragazzo solare e molto affettuoso, che incontra per caso Kafka e se ne innamora. Senza troppi problemi, Daniel semplicemente si lega a lui.
Ma Kafka ha una dipendenza piuttosto seria dalla droga, e una storia di sopravvissuto a una feroce violenza. Le due cose saranno più di un ostacolo alla sua felicità: in realtà finiranno per intralciare anche ogni suo tentativo di lasciarsi indietro il passato e rifarsi una vita.

Nella città patinata degli operatori di borsa e delle belle macchine i due ragazzi scivolano attraverso la storia che il destino ha scritto per loro con la lieve poesia delle opere d'arte. Sono bellissimi, e questo li rende immortali, mentre la loro nascente passione si affievolisce lentamente al solo contatto con il dolore di cui Kafka è portatore. Daniel non conosce il suo passato e neanche i motivi della sua sofferenza, ma gli resta vicino e cerca di aiutarlo.
La droga sembra il principale problema e mentre i due condividono il segreto della dipendenza, l'abisso che Kafka ha scavato tra sé e il resto del mondo inghiotte ogni tentativo di Daniel di colmare il vuoto con la comprensione.
Non sempre l'amore è la risposta, ma in questo caso è più una domanda inevasa, che i due pongono a se stessi e al mondo, da diversi punti di vista e con esigenze forse solo apparentemente complementari.
Il racconto di un'incomprensione riempie tutti gli spazi bianchi all'interno del bellissimo quadro che Scud dipinge per noi.
La tristezza permea ogni inquadratura, ma nessuno se ne sentirà minacciato, si tratta di una tristezza aliena, di quelle che soltanto le statue sanno comunicare.

Kafka e Daniel sono due perfette incarnazioni della bellezza immutabile che solo il dolore può rendere viva. E Scud regala a ogni fotogramma il significante estetico della perfezione.
La storia, sia pure interessante e a tratti persino avvincente, scivola in secondo piano di fronte all'accuratezza stilistica, la quale si fa portatrice in primo luogo di un desiderio di trascendere il racconto, per insinuare nello spettatore il senso di immortalità delle opere d'arte. La bellezza delle immagini, come anche quella dei protagonisti, racconta una storia parallela a quella dei due uomini, e si tratta del contenuto altamente prioettivo che solitamente si attribuisce ai quadri. Il tutto ha la compattezza visva di un sogno bizzarramente vivido, in cui tutto quello che succede ha la maledizione del significato e nello stesso tempo l'inconsistenza del non detto.

Le immagini, come anche i flashback e i sogni stessi dei protagonisti, finiscono per fondersi in un unica grande tela, che sola imprigiona ogni labile tentativo dei suoi attori di uscire dall'ineluttabilità del dramma.
E mentre lo spettatore scoprirà cosa è veramente accaduto nel passato di Kafka, una cosa così terribile da impedirgli un futuro, le donne che fanno da contorno al racconto e infine persino Daniel, finiranno per lasciarlo da solo con il suo mai motivato dolore. E a questo punto l'intero peso dell'accaduto e della risposta che Kafka ha trovato lungo il suo faticoso cammino, fuori da un tunnel mai realmente superato, ricadrà sulle spalle del volenteroso spettatore, che da solo avrà avuto la possibilità di ricostruire il puzzle e per questo sarà l'unico a sapere e a comprendere come questo si risolverà.

 
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