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Avant que j'oublie PDF Stampa E-mail
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Scritto da Denis Zordan   
giovedì 08 gennaio 2009

Avant que j'oublie
Titolo originale: Avant que j'oublie
Francia: 2007. Regia di: Jacques Nolot Genere: Drammatico Durata: 108'
Interpreti: Jacques Nolot, Jean-Pol Dubois, Marc Rioufol, Bastien d'Asnières, Gaetano Weysen-Volli, Bruno Moneglia, David Kessler, Rémy Le Fur, Jean Pommier, Lyes Rabia 
Sito web: 
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Denis Zordan

avant_que_j_oublie_leggero.jpegLe vicende di Pierre, scrittore omosessuale giunto ai sessant’anni, a Parigi, tra le discussioni con gli amici, i ragazzi muscolosi che paga per fare sesso, il suo psicanalista che lo ascolta in silenzio, l’instabilità di tutta la sua vita, sul piano lavorativo, affettivo, economico e della salute (è sieropositivo).

Il cinema di Jacques Nolot, attore e regista già assistente di Téchiné, è davvero materia per gli happy few. Non soltanto perché scarsamente visibile e lontanissimo da ogni riverbero commerciale. Ma anche perché, ormai, chi può ancora riuscire a guardare - e vedere - un mondo che è negato alla vista, tanto nascosto e rimosso che, da parte dei più, si finge che non esista? Come nel precedente La chatte à deux têtes, interamente ambientato in un cinema a luci rosse, Nolot mette in scena ciò di cui non si parla nella buona società: e non intendo dire il sesso (ché di quello, anzi, si parla, in maniera così demente e irritante da fare vergognare).
Il tema di Avant que j’oublie è invece chiarito fin dall’inizio, fin dal buco nero che campeggia sullo schermo per un minuto buono, per poi cedere spazio al dialogo arguto di due vecchie checche in un cimitero, dinanzi ad una lapide, e quindi mostrare Pierre che vaga per il suo appartamento nudo e insonne, sempre più avvertito del disfacimento che avanza.
Il suo corpo appare flaccido e imbolsito. Scopriremo poi che, oltre all’età che gratta i sessant’anni, Pierre è anche sieropositivo. Nessun dubbio possibile, da subito: Avant que j’oublie è un film che tratta della vicinanza della morte come pochi altri oggi riescono a fare. E tanto radicale in ciò che mostra da non aver timore di chiudere con coerenza sul protagonista che, travestito da donna, scompare nel buio di un cinema porno di Pigalle. Alla ricerca della vita, forse, o più probabilmente di un modo più vero di vivere pur nella consapevolezza della fine, secondo le inclinazioni, in una maniera che Pierre non ha mai avuto il coraggio di concedersi. Fino allora.

Pieno di tutte le chiacchiere che da un film su un intellettuale ci si può aspettare, Avant que j’oublie è nonostante ciò di una sincerità che spiazza, di una lucidità che taglia come la lama di un coltello.
Le civetterie di Pierre e dei suoi amici omosessuali – scrittori, imprenditori, avvocati, più o meno riusciti o falliti – non suonano mai forzate né snobistiche.
Forse perché è questa la loro unica via per andare avanti, per sfuggire la follia, per lenire il desiderio lacerante che la carne esprime, anche ora che muore lentamente e sono costretti a pagare caro il loro bisogno di sesso con giovani.
Film mortuario, dicevo, eppure con una tale urgenza di espressione dentro da apparire vitalissimo.
Perché mentre sembra prepararsi ad una vecchiaia senza più bellezza, Pierre/Nolot si mette talmente a nudo da sfondare la maschera che lo (ci) accompagna. Non vediamo più lo scrittore, il gigolo, il gaudente, l’ipocondriaco, e nemmeno il personaggio, ma l’uomo, e questo ci commuove. O almeno ci tocca, oscuramente forse, ma ci tocca. E poi le immagini che Pierre evoca sono tutte di vita, di desiderio di vivere e amare. Anche laddove sembra ormai impossibile e velleitario.
Anche quando si rivolge al passato, mentre al ristorante ricorda del tempo in cui andava a cercare sesso a pagamento nei gabinetti pubblici con Roland Barthes o quando in auto recita brani sulla stupidità umana, Pierre desidera l’amore, il piacere e la gioia. Ed è questa, in fondo, la grande forza del film di Nolot, quella di guardare sempre alla pienezza dell’esistenza pur conoscendo perfettamente e ad ogni passo la caducità del proprio essere.

Sempre in scena dall’inizio alla fine, Nolot non dà mai l’impressione di pedinare il protagonista da lui stesso interpretato, bensì di camminare con lui, nel suo percorso un po’ flaneur, senza mai cadere in tentazioni sensazionalistiche o scandalistiche.
Avant que j’oublie è un film doloroso, certamente, ma mai un film che sfrutti il dolore o dia l’impressione di rimanerne soggiogato. Trae piuttosto appunti su un’esistenza che va spegnendosi, ma senza rassegnazione.
E infine Avant que j’oublie è un film bellissimo perché possiede un dono raro in un’opera cinematografica: una pietas che fa dimenticare le povertà di ogni giorno e fa vedere il mondo e (tutti) gli uomini con occhi malinconici e partecipi.

 
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