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Barbarossa PDF Stampa E-mail
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Scritto da Samuele Pasquino   
martedì 13 ottobre 2009

Barbarossa
Titolo originale: Barbarossa
Italia: 2009 Regia di: Renzo Martinelli Genere: Drammatico Durata: 139'
Interpreti: Rutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak, Cécile Cassel, F. Murray Abraham, Ángela Molina, Christo Jivkov, Antonio Cupo, Zoltan Butuc, Federica Martinelli, Vlad Radescu
Sito web: www.barbarossailfilm.com
Nelle sale dal: 09/10/2009
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino
L'aggettivo ideale: Goffo

barbarossa_leggero.jpgAnno 1158. Nelle boscaglie vicino a Milano il giovane Alberto da Giussano si imbatte nell’imperatore tedesco Federico detto Barbarossa (Rutger Hauer), al quale salva la vita durante una caccia al cinghiale. Dal sovrano riceve un pugnale, che sarà testimonianza del loro incontro.
Anni dopo, Alberto (Raz Degan) si trova a lottare proprio contro Federico, il cui sogno è quello di unificare i territori dell’impero e regnare come fece un tempo Carlo Magno.
La ribellione dei milanesi comporta la distruzione della città e l’esilio per i suoi abitanti: Alberto riesce a costituire un primo movimento combattente e unire poi i comuni lombardi sotto un’unica bandiera, con l’intento di sconfiggere il Barbarossa e riconquistare la libertà, valore del popolo.

Renzo Martinelli si misura come regista in una sua ambiziosa produzione, proponendo sul grande schermo cinematografico l’epopea di Federico Von Hohenstaufen, soprannominato “Barbarossa”, e la vicenda intrinseca di Alberto da Giussano, eroico milanese dallo spirito guerriero.
La storia del produttore cineasta presuppone una traccia marcatamente romanzata, liberamente ispirata al libro “Federico Barbarossa e Beatrice di Borgogna, re e regina d’Italia”, e lo si deduce fin dalla prima scena, dove i principali protagonisti si incontrano per la prima volta nelle campagne vicino a Milano. Martinelli descrive un tempo prettamente storico assai difficile da adattare ai tempi filmici, finendo già dopo pochi minuti per perdere ritmo e sintonia con i fatti reali.
La sua regia vuole distinguersi, l’intenzione sembra quella di prendere nettamente le distanze dal modus accademico: il risultato ci porta a notare un pragmatismo accentuato in cui si dà ampio spazio al gioco di angolature, reso assai efficace da un connubio di luci naturali e artificiali. Ne deriva quindi uno stile direttivo sì originale ma un po’ troppo confusionario, eccessivamente concitato anche se realisticamente truce, caratteristica di per sé apprezzabile.
L’instabilità della cinepresa si nota palesemente nelle sequenze dell’assedio di Milano, mentre la battaglia di Legnano appare stranamente fluida in quanto a descrizione visiva, grazie a numerose riprese aeree che enfatizzano la cavalcata dei due eserciti e la massa di soldati impegnati nella contesa. E’ una regia, perciò, equivoca e paradossale, volenterosa e propositiva ma assai poco percepibile dal pubblico spettatore.

Parlando poi del contenuto inscritto nella trama del lavoro di Martinelli, assistiamo a sprazzi di glorificazione di un re mai completamente ritratto, talvolta esaltato talvolta biasimato, in un’altalena di dimostrazioni di potere e dialoghi pregni di oscura saggezza. L’impero del teutone Federico comprende terre fra loro nemiche, incipit storico narrativo che dà il via alla creazione della lega lombarda. La famosa epopea dell’imperatore Barbarossa inscrive la rilevante finestra sulla vita di Alberto da Giussano, eroe come tanti facente parte di una collettività schiavizzata e stanca di soprusi.
Non manca naturalmente la romantica fiaba d’amore e d’armi, in cui si inserisce la mistica e controversa figura di Eleonora, ragazza bellissima e donna veggente. Il trittico di personaggi, ovvero Barbarossa, Alberto e appunto Eleonora, si lega ad un destino concatenato in cui assumono rilevanza fondamentale delle profezie dichiarate e sognate, assolutamente determinanti. Tra i citati, comunque, ne escono vincenti Federico, interpretato da un sempreverde Rutger Hauer, ed Eleonora, cui da il volto la bella Kasia Smutniak, veramente in stato di grazia.
Raz Degan, nei panni di Alberto da Giussano, non convince e sebbene tenti di infervorare movenze ed espressioni, in maniera un po’ velleitaria, rimane poco credibile. Martinelli si concentra prima sull’assedio di Milano, riuscendo nel complesso a descrivere i fatti in accordo con mezzi cinematografici soddisfacenti, poi sulla battaglia finale di Legnano, dove però eccede in frivoli virtuosismi cercando di nascondere una sinossi scenica per tempo e sostanza semplicemente inammissibile. “Barbarossa” somiglia goffamente all’hollywoodiano “Braveheart” ed è scontato che il confronto non sussista.
Martinelli si avvale di una sceneggiatura inconsistente che approda ad una delusione complessivamente annunciata.

 
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