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Scritto da Dario Carta   
mercoledì 10 febbraio 2010

Barbarossa
Titolo originale: Barbarossa
Italia: 2009 Regia di: Renzo Martinelli Genere: Drammatico Durata: 139'
Interpreti: Rutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak, Cécile Cassel, F. Murray Abraham, Ángela Molina, Christo Jivkov, Antonio Cupo, Zoltan Butuc, Federica Martinelli, Vlad Radescu
Sito web: www.barbarossailfilm.com
Nelle sale dal: 09/10/2009
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Insipido

barbarossa_leggero.jpgNord Italia,1156.
In una breve quanto forse superflua introduzione,si assiste ad un giovane Alberto da Giussano salvare la vita all'imperatore Federico I (Rutger Hauer).
La scena si sposta dieci anni dopo,nel novembre del 1166,quando il Barbarossa scende per la quarta vola in Italia per coronare il suo sogno di ricreare l'impero che fu un tempo di Carlo Magno (SIC).
Rinviata l'impresa siciliana e l'intenzione di dirigersi verso Roma,l'imperatore resta in Lombardia,dove incontra l'ostilità e la resistenza di Milano,assediata dall' immenso esercito teutonico,assedio cui seguì la distruzione della città e l'esilio della popolazione sfinita dalla fame e dagli stenti.
Intanto Alberto da Giussano (Raz Degan),divenuto prode condottiero,riunisce attorno a sè un piccolo esercito nel quale confluiscono gli abitanti delle città del nord Italia restate nemiche dell'imperatore,nel tentativo di opporre una resistenza che le portasse all'indipendenza dall'oppressore.
Lo scontro avvenuto a Legnano segna la vittoria di Alberto da Giussano ed il tramonto del sogno imperiale di Federico I di Hohenstaufen. Renzo Martinelli,non nuovo nel registro del cinema storico italiano,mette in scena questo mega spettacolo epico con la collaborazione della Rai Fiction e il favore e la complicità della Lega Nord,non disdegnando un omaggio,piuttosto illusorio, al "Braveheart" di Gibson,cosa pretestuosa per una confezione di una ricetta sfacciatamente nostrana.

Il risultato di questo affresco storico a tinte opache, ha il respiro corto e si confonde in un film fictional dalle pretese kolossal ma dai tratti televisivi,a metà strada tra l'intento politico e la narrazione epica.
La struttura filmica è debolmente retta da una sceneggiatura asfittica e amorfa,viziata da luoghi comuni e retoriche avvizzite, - fra tante,si veda la scena della visita del bieco Siniscalco Barozzi,traditore milanese,con tanto di cappuccio,nella notte di tempesta con l'oscurità squarciata dai lampi - la fotografia è ambiziosa ma posticcia e l' editing è conformato ad una fiction televisiva di scansione settimanale.
Il racconto è montato in forma discontinua e poco lineare,priva della fluidità narrativa indispensabile per un'esposizione ad ampio raggio cronologico a illusorio beneficio di una presunta profondità espositiva,che invece solo resta enfatica ed ampollosa.

Ambizioso e didascalico,il film alla fine mescola maldestralmente i termini di una equazione artificiosa tra la rappresentazione di una pagina di storia italiana e la prosopopea politica del leghismo padano che ne ha lodato la gestazione.
La pellicola,appartenente ad un genere poco metabolizzato dal pubblico italiano,forse ancora sazio dell'abbuffata di pepli e costumi del biennio '60/'70,si compiace del proprio impianto apologico e tematico,figura di una fastidiosa visitazione politica e barocca,priva di quella passione e forma di pathos,respiro ed anima di ogni narrazione storiografica.
In "Barbarossa" le trovate sceniche appaiono elementari - perfino nel ricorso al digitale si dovrebbe rivedere Harryhausen e poi fare una scelta - accomunate in un computo di banalità tediosa e ripassata a noia dalle dozzine di impietose fiction proposte a ondate nei canali domestici.
Quale sia stata l'intenzione di Martinelli, ammiccamento politico, asservimento didattico,o semplicemente enterteinement,per il pubblico italiano resta cosa ininfluente.
Resta solo il sapore asciutto di una pellicola insipida e oratoria ed il rammarico per una pagina di grande storia italiana dipinta in uno scolorito film forse coraggioso,ma certamente poco avvincente e fin troppo affettato.

 
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