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Scritto da Anna Maria Pelella   
lunedì 17 maggio 2010

Be Sure to Share
Titolo originale: Chanto tsutaeru
Giappone: 2009  Regia di: Sono Sion Genere: Drammatico Durata: 109'
Interpreti: Akira, Eiji Okuda, Toshiki Ayata, Mitsuru Fukikoshi, Ayumi Ito, Jirô Satô, Tarô Suwa, Keiko Takahashi, Sosuke Takaoka
Sito web:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Minimale

Be Sure to ShareShiro è un giovane il cui padre è ricoverato in ospedale per un cancro allo stomaco.
Durante le sue visite accetta di sottoporsi a dei controlli e scopre così di essere affetto dalla stessa patologia di suo padre. Da quel momento in poi la sua unica preoccupazione sarà quella di tenere nascoste le proprie condizioni e accontentare suo padre in tutto, sperando di morire dopo di lui.

Shiro ha qualche problema a condividere la propria condizione di malato di cancro, per il semplice fatto che sua madre è già duramente provata dalla degenza di suo padre il quale, a sua volta spera di uscire dall'ospedale per organizzare il suo matrimonio. Shiro gli promette che appena possibile andranno insieme a pesca sul lago, una cosa tra padre e figlio a lungo rimandata, ma che non sembra troppo tardi per realizzare. Intanto la giovane Yoko accetta di sposare Shiro, il quale sceglie di non parlarle dei suoi problemi di salute.

Dopo le pirotecniche rappresentazioni di Love Exposure  Sono Sion sceglie una storia minimale, dal contenuto semplice ma doloroso. La sua è una pacata riflessione sull'importanza dei rapporti tra padre e figlio e sulle aspettative di un genitore troppo severo per accorgersi dell'affetto che suo figlio continua a nutrire per lui. Le due figure centrali del racconto sono infatti impegnate a mentire, ciascuna per proprio conto, circa la reale possibilità che esiste per loro di incontrarsi davvero. Suo padre gli chiede una gita sul lago, per realizzare quell'intimità a lungo rimandata, che non potrà più essere evitata alle soglie del matrimonio di Shiro. Lui lo accontenta promettendo qualcosa che sa di non poter mantenere, e nel frattempo spera di morire dopo suo padre, per avere una seppur labile speranza di non mancare alle sue promesse.

Siamo lontani dagli eccessi circensi del più grande lavoro di Sono Sion, l'insuperato Strange Circus, ma decisamente di fronte a un ottimo esempio di grande cinema. Trattandosi di un regista originale e dal grande talento per le immagini, la costruzione non soltanto non sarà lineare, ma impreziosita da un gioco di rimandi e ricostruzioni che rappresentano il punto più alto dell'espressione di un passato e del suo racconto da parte di tutti quelli che lo hanno vissuto
Minimale e intimista, il racconto si svolge nel breve tempo tra l'avvenuto ricovero del padre e la sua morte, intervallo nel quale Shiro ricostruisce il proprio legame con suo padre e il suo stesso passato.
L'insieme della rappresentazione ha il sapore di omaggio a una figura paterna importante, è a suo padre Otomi che Sono Sion dedica questo suo ultimo lavoro, e di recupero delle radici di un passato e di un legame imprescindibili nella vita di chiunque.

Keiko Takahashi è una madre perfetta e impeccabile nella sua compostezza e nell'accettazione di tutto quello che la vita decide di procurarle. Akira, star del gruppo musicale Exile, è un convincentissimo Shiro, il cui dolore si manifesta per gradi, a mano a mano che ricorda il suo passato egli scopre di aver amato il suo severissimo padre, e si dispera al solo pensiero di morire prima di lui e di mancare così alla sua promessa. La promessa è appunto centrale nel racconto, pretesto per un incontro troppo rimandato, ma in realtà unica possibilità di commiato tra i due, che troppo occupati a fare altro, hanno lasciato passare i momenti di incontro, posticipandoli a un futuro per cui in realtà non ci sarà tempo.

Come tutte le storie in cui si recupera il passato di uno dei protagonisti, anche in questo caso la parte più commovente è quella che riguarda il rapporto, apparentemente trascurato, tra le due figure centrali. Rapporto che inizialmente posto a margine diviene lentamente fulcro della narrazione, in un gioco di rimandi e di ricostruzioni che motivano in gran parte la condivisione tra padre e figlio, oltre che del passato, anche di un futuro di malattia e morte, quasi a voler sottolineare che la loro trascurata relazione mantiene in realtà più di un punto di contatto, oltre che nel cuore dei due, anche nel loro stesso corpo provato dalla vita.
Ed è su questa nota di disperato recupero di un legame, che Shiro scopre che il futuro non è mai scritto e che tutti i matrimoni, almeno quelli d'amore, sono "finchè morte non vi separi"

 
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