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Beket PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 1
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Scritto da Gabriele Niola   
giovedì 29 gennaio 2009

Beket
Titolo originale: Beket
Italia: 2008. Regia di: Davide Manuli Genere: Drammatico Durata: 80'
Interpreti: Luciano Curreli, Jerome Duranteau, Fabrizio Gifuni, Paolo Rossi, Roberto "Freak" Antoni, Simona Caramelli
Sito web: www.beket-film.com
Nelle sale dal: 23/01/2009
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Gabriele Niola

beket_leggero.jpegGodot non è arrivato e Vladimiro e Estragone sono stufi di attenderlo così intraprendono un cammino nella landa desolata che li ospita, in un mondo tra il post atomico e il delirante entrando in contatto con un'umanità esagerata in linea con quella rappresentata dal testo di Becket.
Potrebbero essere incontri alla fine del mondo ma non lo sono, potrebbe essere un film di Ciprì e Maresco ma manca la capacità di compiere l'ultimo miglio e dare senso alla rappresentazione della vacuità, potrebbe essere un film di spazi aperti ma questi sono usati solo per tentare di rappresentare il chiuso delle esistenze, potrebbe infine essere un film di Wenders se non fosse che i personaggi non stringono nessun rapporto con l'ambiente che li circonda ma lo abitano indifferentemente.

Beket invece è una sorta di sequel di Aspettando Godot ma invece che proseguire in quella linea ed evolverne il pensiero ne ripete il percorso di fatto allungando il testo originale.
C'è sempre un motivo per il quale si riprendono determinati personaggi e determinate ambientazioni, sia che si tratti di remake che di sequel, ma in questo tale motivo sfugge. Applicare il linguaggio beckettiano al cinema è impresa ardua e ancora di più adattarne situazioni e dialoghi senza scivolare nella pericolosa categoria dell'intellettualismo più criptico, incapace di comunicare con alcuno che non sia se stesso.
E proprio l'ambiente poteva essere la chiave di un film che si rifiuta di averne pagandone lo scotto.
Tradurre cinematograficamente le scenografie inesistenti di Becket con paesaggi sconfinati e bradi (ripresi con profondità di campo) sembrava un'idea vincente, peccato che poi nell'economia del film sia solo un orpello.

Ci si chiede allora il perchè di una simile operazione se di fatto non si dice nulla di nuovo, se non si propongono dinamiche, ambienti o idee originali, se non si ha un'idea forte del motivo per il quale sia assolutamente necessario fare cinematograficamente il seguito di un'opera teatrale.
Beket rimugina nel già visto e già sentito mancando non solo di intrattenere o di far pensare, ma anche di stupire o di affascinare.
Esiste una dimensione profondamente intellettuale per il cinema che non sia necessariamente criptica, esiste la possibilità di comunicare contenuti altissimi con opere godibilissime e senza bisogno di restringere la propria platea. Solo che non è facile.

 
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