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Valutazione utente: / 26
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Scritto da Anna Maria Pelella   
venerdì 23 aprile 2010

Castaway On The Moon
Titolo originale: Kimssi pyoryugi
Corea del Sud: 2009  Regia di: Lee Hae-jun Genere: Drammatico Durata: 116'
Interpreti: Min-hee Hong, So-yeon Jang, Jae-yeong Jeong, Ryeo-won Jeong, Gyo-hwan Koo, Jeong-won Lee, Yeong-seo Park, Kyeong-jin Min, Sang-hoon Lee, Sang-hoon Lee, Sang-il Lee, Ri Min, Hak Seon, Mi-kyeong Yang
Sito web:
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Lunare
Anteprima Far east

Castaway On The MoonKim Seong-geun è indebitato fino al collo, decide perciò di buttarsi dal ponte sul fiume Han, nel centro di Seoul. Il mattino dopo si sveglia su un isolotto situato in mezzo al fiume.
Non sa nuotare e nessuno lo vede, inoltre il suo telefonino è scarico e non ha possibilità alcuna di essere cercato se non dai suoi creditori.
Dopo qualche momento di smarrimento si organizza e comincia a perlustrare l'isolotto. Nel mentre una ragazza che non esce di casa da tre anni, lo scorge casualmente dalla finestra attraverso la quale sbirciava il mondo di nascosto, e decide di rispondere al messaggio che lui ha inciso sulla sabbia, tramite l'uso di una bottiglia lanciata dal ponte quella stessa notte.

Castaway On The Moon è il delicato racconto di due alienazioni diverse. Kim Seong-geun ha scelto volontariamente di scappare, in realtà aveva deciso di farla finita, ma presto si adatta alla vita isolata nel centro della città. Esplora passo a passo l'isola e si procura tutto quello di cui ha bisogno, suo unico desiderio un piatto di tagliolini, che diventa il suo obiettivo. La sua unica speranza è coltivare il grano per fare la pasta.
E' un progetto che lo impegna per i mesi successivi, e questo sembra dargli la spinta a superare il suo momento nero.
Mentre la ragazza che lo osserva, anche lei di nome Kim , è affetta dalla sindrome definita hikikomori, termine giapponese che indica una persona che non esce dalla sua stanza e si isola in maniera drastica dal resto del mondo, avendo come unico contatto esterno la rete e, a volte, qualche strumento per osservare da lontano senza essere visti da nessuno.
I due si trovano in una condizione di condivisibile alienazione dal mondo esterno. Ma la condivisione passa attraverso i personalissimi canoni di comunicazione tra loro: lui scrive sulla sabbia  e lei esce nottetempo per inviargli delle bottiglie con dentro un breve messaggio.
Il racconto procede spedito sui binari di una conversazione fantasmatica tra i due.
La società è totalmente esclusa da questa comunicazione e loro sembrano trovare coraggio nel piccolo spazio che si sono ritagliati fuori dallo sguardo ostile del mondo. Le carte di credito, causa prima del fallimento di lui, trovano un uso alternativo assai più pratico di quello per cui erano state usate, e lei scopre il desiderio di coltivare il grano nella sua stanzetta, segnale questo di una volontà di lasciar crescere qualcosa nella sua arida vita in fuga dal mondo esterno.
Una tempesta abbatterà le loro fragili costruzioni, ma il desiderio di farcela ha ormai messo radici, e i due possono pensare di costruire qualcosa a partire dall'unico atto di coraggio possibile in una situazione simile: incontrarsi.

Seconda opera per Lee Hae-jun questo poetico racconto prosegue sulla strada tracciata dal primo lavoro di Lee, che aveva come centro una persona disadattata. In questo caso la speranza per un destino di cambiamento, anche se al di là da venire e rimandato alla dimensione proiettiva dello spettatore, fa comunque capolino nella narrazione, impreziosendo ogni singolo passaggio con un barlume di luce a volte soltanto riflessa, ma forte abbastanza da resitere agli urti della vita.
Jung Jae-young è un grande Kim Seong-geun, la sua maschera colma di consapevolezza e di dolore lascia intravedere abilmente il filo sottile dell'ironia, a sostegno di una recitazione mai sopre le righe e sorprendentemente misurata.
La pop star Chung Yeo-won è la signorina Kim, in una brillante raffigurazione del dolore come stile di vita e dell'isolamento come scelta esistenziale contro un mondo che fagocita tutto e non dà mai nulla in cambio.

La regia è pulita e la location ha un fascino selvaggio che accresce di molto il senso di incanto per la sottintesa possibilità che ci si possa alienare semplicemente desiderando dei tagliolini, a due passi dal centro città, e scoprire così di poter fare a meno di tutto quello che ci sembrava irrinunciabile, e per cui eravamo pronti a dare la nostra vita.
Nell'insieme il risultato è perfettamente sincronizzato sulle emozioni del protagonista, pieno di sottintesi e di sguardi lanciati di tanto in tanto in un animo devastato dalla macchina inesorabile che normalmente definiamo"riuscita sociale".
Deliziosa la piccola citazione dal film di Zemeckis, che lascia intravedere un desiderio di omaggiare con classe, senza appesantire la narrazione con inutili sovraccarichi emotivi.

 
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