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Clockers
Titolo originale: Clockers
USA: 1995. Regia di: Spike Lee Genere: Drammatico Durata: 128'
Interpreti: Mekhi Phifer, John Turturro, Harvey Keitel, Delroy Lindo, Isaiah Washington, Keith David, Regina Taylor, Pee Wee Love Tyrone Jeeter
Sito web:
Voto: 8
Recensione di: Ciro Andreotti
Fra i project di Brooklyn, palazzi alveare per gli abitanti del ghetto, si aggirano Rodney Dunham detto “Strike” e la sua banda di “Clockers”, spacciatori da giardini pubblici sempre disponibili 24 ore su 24. Rodney Little, gestore di un negozio utilizzato come copertura, a capo del giro di Clockers, cui appartiene Strike, tenta di convincere quest’ultimo ad assassinare Derryl Adams, uno spacciatore che lo ha tradito e dalla cui morte Strike in cambio riceverà: rispetto, stima e un lavoro migliore. Come da copione Derryl, che lavora presso un fast food utilizzato anche questo come copertura, viene ucciso con 4 colpi di pistola. Gli agenti Klein e Mazilla incaricati delle indagini, ricevono il giorno seguente l’omicidio, la confessione spontanea di Victor, fratello maggiore di Strike, oltre che uomo serio, mite e lavoratore. Non convinto dalla sua confessione, l’agente Klein comincia ad accentrare le proprie indagini su Strike temendo che Victor abbia voluto coprirlo …
Molti anni prima della “Venticinquesima Ora”, Lee dipinse questo quadro di miserie umane a base di droga spacciata fra i ghetti di Brooklyn. Se però nel film interpretato da Ed Norton venne presa in causa la vita di un normalissimo ragazzo bianco che mai ci aspetteremmo possa trovarsi a procurarsi da vivere vendendo la morte, in questo caso al contrario è chiamata in causa la comunità di colore, tanto cara al regista originario di Atlanta. Comunità di colore che viene ripresa con tutti i suoi stereotipi e le sue miserie: l’ignoranza e l’abbandono della scuola, il denaro facile e la madre che vuole tenere lontano il figlio dalla “roba”. A tessere le fila di tutto Rodney Little padrone incontrastato del ghetto e che cura i suoi affari dall’interno del suo negozio. E il sedicenne Strike che in fondo non ci vede niente di male nello spacciare, che sa che non deve assolutamente “sniffare” o “farsi” e che anzi grazie a questo può permettersi velocemente tutto ciò che vuole, in particolar modo quei trenini elettrici che sono la sua vera passione. I poliziotti, per la quale nessuno riesce a provare molta simpatia, sono tutti bianchi, tranne Andre “The Giant”, e come spesso accade nei film di Lee, sono intrisi di razzismo, vi suggeriamo a tale proposito di rivedere la scena, comprensiva di battute di dubbio gusto, davanti al cadavere dello spacciatore, ovviamente di colore, crivellato nei pressi del fast food.
All’epoca dell’uscita, Clockers venne ingiustamente sottovalutato dalla critica, nessuno negò si trattasse di un bel film decisamente veritiero sulla vita nel ghetto di una grande metropoli come la “Mela”, ma nel complesso venne snobbato dando in parte ragione a Lee e cioè che questo suo ottavo lungometraggio fosse il più intriso di disperazione e che trattasse di un argomento decisamente troppo scomodo. Unico appunto alla regia: Grande utilizzo di Keitel, qui in formissima nel ruolo del poliziotto duro ma leale.
Troppo marginale invece la figura di Larry “Turturro” Mazilla. Per la cronaca: Spike Lee compare dopo un paio di omicidi nelle vesti di un operaio cui Rocco “Keitel” Klein domanda cosa abbia visto sulla scena del delitto, ovviamente la risposta è niente.
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