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Coco avant Chanel
Titolo originale: Coco avant Chanel
Francia: 2009 Regia di: Alex Gibney Genere: Drammatico Durata: 110'
Interpreti: Audrey Tautou, Alessandro Nivola, Marie Gillain, Emmanuelle Devos, Benoît Poelvoorde, Etienne Bartholomeus, Yan Duffas, Fabien Béhar
Sito web: wwws.warnerbros.fr/cocoavantchanel
Nelle sale dal: 29/05/2009
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
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Negli ultimi anni si è data particolare attenzione alla figura di Mademoiselle Gabrielle “Coco” Chanel. Il cinema, la fiction, l’editoria ha fatto a gara per raccontare la storia di una donna che ha saputo reinventarsi per sentirsi libera come solo un uomo poteva essere e non rimanere relegata al ruolo che aveva la donna, in quel periodo storico, schiacciata da una società che la voleva sottomessa e dagli abiti che non la lasciavano respirare.
Coco Chanel ha rappresentato una ventata di modernità, precorrendo i tempi, una donna ostinata che sapeva ciò che non voleva diventare e che ha fatto del suo essere diversa dalle altre un’arma da sfruttare a proprio vantaggio.
La piccola Gabrielle viene lasciata dal padre, un venditore ambulante, in un orfanotrofio con la sorella. Le suore si prendono cura di loro e insegnano alle due sorelle l’arte del cucito. Ogni domenica Gabrielle attende l’arrivo del padre nella speranza che le riprenda con sé. Diventata adulta, la donna di sera si esibisce in duetto con la sorella in un cabaret, di giorno lavora come sarta, cucendo orli e facendo riparazioni d’abiti. Gabrielle, soprannominata Coco, conosce Etienne Balsan, che diventerà il suo amante e presso il quale troverà un posto dove vivere, prima di capire cosa fare della sua vita. Inizialmente confinata nella sua stanza, Coco riesce pian piano a introdursi agli amici di Balsan e tra questi troverà l’amore della sua vita Boy Capel, che la contraccambia ma non la può sposare.
Coco non si sposerà mai, si butterà a capofitto nel lavoro diventando il mito che tutti conoscono.
La regista ha letto tutto ciò che è stato scritto su Coco Chanel, volendosi concentrare sugli anni della sua formazione, gli anni in cui perseguiva il desiderio di diventare attrice o cantante.
Coco non era allettata dal fare riparazioni d’abiti per tutta la vita. La sua vocazione la scopre man mano.
Non amava gli eccessi, l’ostentazione, gli piaceva la semplicità e questa caratteristica traspare dalle creazioni dei primi cappellini di paglia e poi dagli abiti.
La regista Anne Fontaine, che ha anche firmato la sceneggiatura con Camille Fontaine, ha sviluppato i vari aspetti del carattere di Coco, mostrando la sua fragilità e la sua forza, la sua dolcezza e la sua risolutezza, il suo orgoglio e la sua inventiva, il suo disprezzo per l’alta borghesia e di come se ne sia servita senza rimanerne soggiogata.
L’ambientazione della prima parte del film è in netta contrapposizione con quella della seconda. L’orfanotrofio in cui è cresciuta e il cabaret dove si esibiva sono luoghi angusti, grigi, spersonalizzati, luoghi in cui manca l’aria, la libertà di essere se stessi, connaturati dal senso di oppressione che vi aleggiava.
Il castello di Balsan, di contro, è immenso, con camere spaziose e piene di luce, circondato da una natura florida e viva. Un luogo dove poter lasciar spazio alla propria creatività e grazie al quale Coco conosce il mondo, molto più vasto e ricco di opportunità, della piccola e raccolta provincia dalla quale proveniva.
La regista ha cercato di trasmettere attraverso la diversa tipologia di inquadrature adottate i diversi stati d’animo di Coco nei rispettivi ambienti. Inquadrature ristrette per il cabaret soffocante, inquadrature più ampie e la luce di un sole sfolgorante per la tenuta di Balsan dove Coco si sente libera per la prima volta.
La musica è un altro elemento imprescindibile che accompagna gli stati d’animo della donna. Il compositore Alexandre Desplat orchestra una colonna sonora soave e dai toni dimessi.
Altra sottolineatura che fa la regista è l’evoluzione dello sguardo di Coco, inizialmente disincantato e pratico, per essere poi dolce e speranzoso, infine si trasforma in uno sguardo malinconico, accompagnato da una solitudine interiore che non la lascerà più, nonostante le vittorie i successi raggiunti.
La sequenza finale ne è l’espressione più vivida, Coco seduta sulla scalinata della sua Maison mentre le modelle sfilano davanti ai suoi occhi persi nella melanconia di un ricordo che l’accompagnerà sempre.
Un film che ha saputo raccontare i turbamenti, la gioia e la forza di una donna, prima ancora del mito, con degli interpreti che hanno saputo rendere credibili i rispettivi personaggi.
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