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Cous cous
Titolo originale: La Graine et le mulet
Francia: 2007. Regia di: Abdel Kechiche Genere: Drammatico Durata: 151'
Interpreti: Habib Boufares, Marzouk Bouraouïa, Faridah Benkhetache, Sabrina Ouazani, Alice Houri, Olivier Loustau, Bruno Lochet, Carole Franck
Sito web:
Nelle sale dal: 11/01/2008
Voto: 9
Recensione di: Elena Di Nardo Fusaro
Ghetto islamico in una Francia “democratica”.
Il nostro amato regista parte sempre da qui, ma dove giunge questa volta non si era mai addentrato prima.
Un uomo e la sua famiglia composita, viva, isterica: quest’ uomo immigrato viene licenziato e alla sua età si trova di fronte alla possibilità di chiudere i battenti con la realtà per rinchiudersi nell’intimismo della vecchiaia, aiutato e sostentato dai figli e dalla nuova compagna, ma soprattutto dalla forza prorompente e ribelle della figlia acquisita (la rivelazione Hafsia Herzi).
E invece no. Il nostro uomo decide di mettersi in gioco, malinconico quanto agguerrito, decide di affrontare un’ impresa economicamente improbabile: aprire un ristorante di cous cous su una barca ridotta a rottame, per lasciare la propria firma nell’universo della sua famiglia.
Vagano, “il vecchio e la ragazzina” (la figliastra), forti di un progettino striminzito, imperterriti di fronte ai sorrisi compassionevoli delle banche francesi, e ad una burocrazia per noi italiani (ahimè!) tanto familiare.
Ad un uso estremo e schizoide della camera a mano, al sovrapporsi delle grida di tutti si contrappone la stasi del nostro uomo, imperturbabile, mentre ridipinge la sua barchetta di azzurro cielo, rapito nella sua battaglia silenziosa e mite. Lo scopo è invitare la “gente importante” ad una cena, sulla barca rimessa a nuovo, per dimostrare al mondo che dal seme non si può giudicare il fiore che sarà, se non si conosce il giardiniere.
Tutto è pronto, il cous cous abbonda, la gente scettica ma incuriosita accorre all’evento, eppure l’ansia sale, lo spettatore è costretto a distogliere lo sguardo, di tanto in tanto, da quello schermo che allude ad una qualche tragedia imminente, tra quei clienti che, ignari, si complimentano per la riuscita della serata.
E la tragedia, ancor più fastidiosa perché prevedibile, arriva, sciocca ma lancinante come tutto il resto del film, che salta dal realismo al perturbante, in un’ atmosfera che va caricandosi fino all’estremo della sopportazione di un’ ansia ridicola che non concede riposo né disattenzione.
Chi salverà quella piccola barca dal naufragio (metaforico) verso cui si sta dirigendo rovinosamente?
Solo il sesso può fermare il tempo che galoppa verso la rovina, Hafsia Herzi lo sa, e si lancia in una delle danze più erotiche della storia del cinema, paralizzando, con la visione estatica del suo ventre materno e ipnotico, gli invitati, gli spettatori, il film.
La vita è rumorosa nella sua costante ricerca di senso, ma spesso le soluzioni sono discrete, e silenziose. Fine.
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