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Crossing Over
Titolo originale: Crossing Over
USA: 2008. Regia di: Wayne Kramer Genere: Drammatico Durata: 109'
Interpreti: Harrison Ford, Ray Liotta, Sean Penn, Ashley Judd, Cliff Curtis, Alice Eve, Alice Braga, Summer Bishil, Jaysha Patel, Merik Tadros, Melody Khazae
Sito web: www.crossingover
Nelle sale dal: 26/06/2009
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
In "Crossing Over" vengono raccontate le speranze e i sogni dell'immensa folla di immigrati che,nelle loro tragedie,pagano l'alto prezzo per ottenere,dopo un lungo processo burocratico,un documento che regolarizzi la loro presenza sul territorio degli Stati Uniti.
Se per alcuni i desideri si realizzano,per altri i sogni si infrangono contro le controverse barriere legislative della Nazione.
Se per alcuni c'è redenzione e speranza,per altri c'è la pena ed il castigo.
Seguendo una struttura narrativa che in "Crash" di Paul Haggis matura un film di grande effetto,"Crossing Over" intreccia le storie di vari personaggi inseriti nelle loro eterogenee realtà quotidiane e le fa confluire in una tematica che ha la sua centralità nell'immigrazione clandestina nel territorio degli Stati Uniti e sui processi che conducono al rilascio della "Green Card",che consente l'ottenimento della regolare cittadinanza americana.
Purtroppo "Crash","Traffic" e "Babel" hanno una valenza ed una profondità che rende difficile il paragone con la pellicola di Kramer,che si limita a raccontare le vicende di queste persone o famiglie soffermandosi solo su un tratteggio essenziale dei rispettivi casi ed ad una indagine generica e frettolosa,con il rischio di apparire come un resoconto dolente dei drammi vissuti da protagonisti che non riescono a mostrare i loro più intimi risvolti caratteriali e che,alla fine,restano sconosciuti allo spettatore.
Le sequenze in apertura vedono Max Brogan (Harrison Ford),agente dell'ICE (Immigration And Custom Enforcement), alle prese con un ufficiale dell'immigrazione e presentare subito le sue credenziali morali, come agente impegnato nella difesa di un clandestino in preda all'angoscia.
Le parole che rivelano il lato umano di Max sono quelle che escono dalle labbra dell'ufficiale,che imputa all'agente la colpa di trovare troppo spesso casi di "crisi umanitarie".
Quando,nelle sequenze successive Max trova un'altra clandestina,l'operaia messicana Mireya (Alice Braga),che lo implora di salvare il suo figliolo da una situazione senza vie d'uscita,lo sguardo supplichevole di lei si rispecchia nell'espressione impietosita di lui,in un bizzarro confronto di mimiche compassionevoli.
Di fatto,per tutta la durata del film,Ford non si toglierà mai dal viso quella maschera di uomo dolente e cupo,ripreso in ogni sua minima ruga di tormento introspettivo,ma in quale delle sue indulgenti e languide occhiate sta la sua recitazione?
L'occasione è ottima per sviluppare una tematica di grande interesse ed attualità,ma il film sembra restare piuttosto un'ode allo stereotipo,eroe o vittima che sia.
La tensione alla denuncia sociale si sgonfia nel tiepido racconto delle ellissi di tanti satelliti umani che si conformano in un film ambizioso ma che non giunge alla sua maturazione.
I vari frammenti di drammi accomunati dalla frustrazione di una vita tesa nell'ansia dell'incertezza,tessono una trama poco serrata,con abbondante retorica e dove la credibilità cede spesso il passo all'eccessiva artificiosità.
Lo spettatore si vede trasportato in una condizione conflittuale tra il sentimento dell'intolleranza e la presa di coscienza incarnata dalla figura di Max Brogan.
L'adolescente musulmana che si erge paladina nella difesa delle possibili ragioni che hanno portato ai fatti dell'11 Settembre raffigura una situazione stridente e provocatoria,ma forse intenzionalmente inserita dal regista come circostanza limite ma potenzialmente reale.
Nella famiglia di Cole e Denise Frankel (Ray Liotta e Ashley Judd) si concentra e trova spazio il contrasto tra l'indulgenza/accoglienza e l'angusta osservanza del potere legislativo qui,nel caso di Cole,filtrato nel basso opportunismo a scopi sessuali.
I due coniugi coprono posizioni opposte nei confronti delle richieste di cittadinanaza:la Judd è nelle vesti di avvocato difensore dei diritti dei richiedenti,Liotta un corrotto ufficiale addetto all'approvazione delle domande che usa il suo potere per ottenere prestazioni sessuali dall' attricetta australiana Claire (Alice Eve),che si prostituisce pur di ottenere quello che cerca.
Il problema che si ramifica nelle sfere burocratiche e politiche si restringe a laser tra le mura domestiche di una famiglia ove moglie e marito si trovano alle parti opposte della barricata e del confine dell'accettazione.
In un'altra famiglia,l'adolescente coreano Yong vive il dramma della violenza nelle strade infestate dalle bande di asiatici immigrati (cfr."Gran Torino").
Sentitisi reietti e rifiutati dalla società,rifiutano a loro volta il convivere civile e portano all'estremo una condizione esistenziale trascorsa nella violenza e nella prepotenza.
Yong gravita attorno a questa realtà e ne cade prigioniero fino ad una conclusione tragica e contradditoria.
Il musicista inglese di origini ebree Gavin (Jim Sturgess) imbastisce una rete di menzogne sulla sua attività di pio professante ebreo,che peraltro disconosce senza alcuna difficoltà,ma il suo obbiettivo è molto meno spirituale.
Dietro ogni dramma umano il regista offre la possibilità di intravvedere la sofferenza dei personaggi e quanto questi siano disposti ad indulgere su sè stessi e le proprie debolezze,allo scopo di ottenere un diritto di vivere regolarmente in una terra che non li ha visti nascere.
Nella scena finale del film confluiscono due situazioni narrate in precedenza, un tragico contesto nel quale esplode con feroce violenza l'esasperata condizione delle due realtà.
Il dolore del collega di Max,Hamid (Cliff Curtis) fratello di una ragazza mediorientale assassinata deflagra nel violento scontro con la banda di coreani che hanno coinvolto Yong in una rapina con omicidio.
La condizione di violenza estrema che inquadra l'episodio non può che essere la conclusione naturale di un gorgo di angosce,tradimenti e compromessi che inghiotte le vite di coloro che sono stati chiamati a rappresentare un dramma oggi più che mai attuale,che coinvolge gli aspetti più vivi di una società sempre più eterogenea e cosmopolita che si allarga oltre i confini naturali e politici di ogni Paese del Pianeta.
L'impegno di Max Brogan simboleggia i timori degli Stati Uniti di oggi.
La sua sollecitudine ed il suo zelo verso i diritti del prossimo sfidano le preoccupazioni che derivano dal problema dell'immigrazione che il Paese affronta,un aspetto che si estende fino a toccare tutte le Nazioni del mondo ma che viene riassunto in questa pellicola in un unico messaggio rivolto a tutti coloro che sono disponibili ad imparare che le aspirazioni ai legittimi diritti che ogni uomo condivide sono più alte di ogni barriera o confine che separa o divide l'umana natura.
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