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David e Golia
Titolo originale: David and Goliath
Italia: 1960 Regia di: Ferdinando Baldi Genere: Drammatico Durata: 112'
Interpreti: Massimo Serato, Eleonora Rossi Drago, Orson Welles, Emma Baron, Ugo Sasso, Dante Maggio, Furio Meniconi, Pierre Cressoy, Luigi Tosi, Giulia Rubini, Ivo Payer
Sito web:
Nelle sale dal: 1960
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino
Il re Saul (Orson Welles), un tempo eletto da Dio stesso guida del popolo d’Israele, cade in disgrazia dopo aver perduto una battaglia con i Filistei e l’Arca dell’Alleanza.
Il profeta Samuele gli annuncia la venuta di un nuovo re e si reca dal pastore David, colui che dovrà sedere sul trono di Gerusalemme. I Filistei, intanto, progettano l’attacco in massa e si avvalgono anche della forza incredibile del colosso Golia.
Il film di Francesco Baldi si ispira alla vicenda biblica di David e Golia, che tuttavia non sono i veri protagonisti della storia ma contendenti illustri di una leggenda religiosa.
In realtà al centro dell’intera parabola mitica famosa nei secoli vi è Saul, il prediletto da Dio e re di Israele.
L’Antico Testamento si configura come un immenso testo ricco di profezie, rivelazioni e accadimenti straordinari, legati ad una fede che ha avuto nella divinità superiore il suo caposaldo, fino al Nuovo Testamento, nel quale si è aggiunto in maniera preponderante il Cristo come Dio in terra.
Nel film di Baldi l’incipit profetico viene affidato alle parole di Samuele, il solo uomo temuto e rispettato dal re israelita: nel suo discorso iniziale emerge tutto il glorioso passato del sovrano, i motivi della sua disgrazia e il futuro pieno di speranza che però gli è avverso.
Il contenuto dei moniti dell’anziano profeta scuote Saul e con lui il ritmo stesso della vicenda. Baldi gioca su contrapposizioni meditate e intelligenti, a cominciare da quella riguardante l’ambiente scenico: la reggia sfarzosa e colma di solitudine si antepone alla casa umile ma vissuta di David, pastore dedito al lavoro e alla fatica nei campi. La sua elezione giunge in un giorno di pioggia, che seguendo una metafora simbolica, si traduce in una rivelazione altisonante e decisiva.
Il ragazzo lascia gli affetti per andare incontro al suo destino, affronta il deserto e giunge a Gerusalemme. La descrizione della città costituisce un’altra grande intuizione visiva del regista, che la affolla di mercati pagani, gente corrotta, malfattori e peccati alla luce del sole, elementi tristemente complici di una degradazione innanzitutto politica, realtà che si palesa violenta e scandalosa agli occhi di un giovane puro e virtuoso. Attraverso tempestivi raccordi, si svela anche la rude figura di Golia, di fatto personaggio che rappresenta gli intenti crudeli dei Filistei, decisi a conquistare Gerusalemme. La sequenza della grotta si basa su un gioco di luci ed ombre molto d’impatto, che trova la sua nemesi nella reggia di Saul, dove David si reca in quanto convocato. Il confronto fra il giovane pastore e il glorioso re si riempie di note alte, di toni elegiaci ed epiche discussioni, che fanno pensare direttamente a due generazioni distinte ma ancora molto simili.
Saul, come lo descrive Samuele, è un sovrano tormentato e sconfitto, afflitto dal timore di Dio e dai subdoli consigli di Abner, suo primo ministro e infido politicante con secondi fini.
Le personalità che si alternano e coesistono a palazzo non sono che presenze superficialmente descritte, questa è forse l’unica debolezza dell’adattamento di Baldi.
Il riferimento più valido e tragicamente sublime si riscontra senz’ombra di dubbio nell’edulcorata e letterariamente eccelsa opera di Vittorio Alfieri, poeta che più di tutti ha saputo collocare temporalmente e descrivere umanamente Saul e la corte.
Preso singolarmente, il film di Baldi si presenta discretamente valido, ma analizzato parallelamente alla tragedia di Alfieri, ci si accorge che esso è poca cosa in termini di riproposizione visiva e caratterizzazione dei personaggi. Nel “Saul” la vicenda parte solo in seguito all’impresa di David, acclamato eroe di Israele e causa di laceranti gelosie e contraddittorio amore di Saul, che esprime un tormento inusuale e quanto mai intenso. Baldi propone, invece, il periodo precedente, l’elezione da parte del poeta Samuele di David e la scoperta di Golia nella grotta, fino allo scontro fra spada e fionda. Essendo periodi collegati ma distinti, un confronto non dovrebbe essere lecito, tuttavia è proprio nella descrizione dei personaggi che esso si fa spontaneamente sentire.
Orson Welles è magistrale nell’interpretare il sovrano d’Israele, Massimo Serato onora il ruolo di Abner, per il resto le figure di Gionata e Micol latitano colpevolmente.
Baldi ricostruisce una vicenda religiosa con una sua dignità, nel complesso quindi il suo film merita un modesto elogio, e sebbene la battaglia finale e la tenzone fra il giovane saggio e il colosso barbaro non reggano, in sè la storia va vista per comprendere un passo fondamentale della Bibbia in quanto libro fondante di un’intera religione.
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