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Departures
Titolo originale: Okuribito
Giappone: 2008 Regia di: Yojiro Takita Genere:
Drammatico Durata: 130'
Interpreti: Masahiro Motoki, Tsutomu Yamazaki, Ryoko Hirosue, Kazuko
Yoshiyuki, Kimiko Yo, Takashi Sasano, Tôru Minegishi, Tetta Sugimoto,
Yukiko Tachibana, Tatsuo Yamada
Sito
web: www.departures-themovie.com
Voto: 10
Trailer
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Recensione di: Francesca Caruso
Departures, vincitore dell’Oscar come Miglior Film Straniero, è stato presentato al Far East Film Festival 11. Il regista Takita Yojiro ha splendidamente raccontato uno spaccato di vita del Giappone contemporaneo e la vittoria di questo premio è ritenuta ancora più importante in quanto l’attenzione non è più posta solo sui film in costume o sui film d’animazione giapponese. Questo risultato è da considerarsi un buon punto di partenza per questo tipo di cinematografia. Il film è stato proiettato già in 59 paesi e tra maggio e giugno approderà in America e in Europa.
Il film racconta la storia di Kobayashi Daigo, un violoncellista che perde il suo lavoro a causa dello scioglimento dell’orchestra, della quale era un membro. Daigo decide di trasferirsi nel suo paese natio con sua moglie Mika. Qui trova un inserzione sul giornale per quello che crede essere un lavoro in un agenzia turistica. Daigo si presenta sul posto di lavoro per sostenere il colloquio e viene assunto seduta stante. Quando l’uomo chiede maggiori delucidazioni sulle sue mansioni capisce che c’è stato un malinteso. L’agenzia in questione è un’agenzia funebre e lui dovrà ricoprire il ruolo di nokanshi (letteralmente “maestro di deposizione nella bara”), un professionista che lava e riveste la salma e, con la sua perizia, le restituisce le sembianze della vita. Daigo accetta comunque il lavoro e scopre di averne la vocazione. Alla moglie non specifica il tipo di incarico che svolge, ma sarà proprio questo lavoro a portare cambiamenti sostanziali nella sua vita, facendogli trovare quella pace interiore persa dopo l’abbandono del padre, del quale non ricorda il viso.
Il film parla della morte, esibendo la vita. La vita delle persone che hanno amato il proprio defunto e che porteranno il suo ricordo nel loro cuore ogni giorno.
La vita di Daigo che nell’apprendere il rituale comprende quanto i morti non siano solo un corpo senza vita ma persone degne di rispetto e di amore.
Departures è incentrato sul rito mortuario giapponese e lo fa con delicatezza, grazia e rispetto, eleva un semplice compito a un rituale raffinato, eseguito con gesti sapienti ed eleganti, inoltre il regista instilla delle perle umoristiche, poste sempre al momento giusto, con un gusto unico e un garbo senza eguali, dosando bene la commozione e il riso.
Un ruolo importante lo ricopre la musica emessa dal violoncello che il protagonista suole suonare, una musica melodiosa che innalza e fa entrare in sintonia lo spettatore con Daigo, che comprende e condivide i suoi stati d’animo, diversi a seconda delle situazione in cui viene catapultato.
Motoki Masahiro è superlativo nel ruolo di Daigo, riesce a delineare alla perfezione le varie sfaccettature del suo personaggio, passando dai momenti drammatici a quelli ironici sapientemente.
Il regista Takita Yojiro ha realizzato un’opera originale e di indiscussa poesia, facendo vibrare le emozioni di colui che guarda a più livelli, è un film che non si può incasellare semplicemente nel genere drammatico.
Takita ha iniziato a lavorare nell’industria del cinema erotico giapponese. Nel 1985 ha realizzato il suo primo lungometraggio, che si distacca da questo genere, la black comedy Comic Magazine. La sua carriera raggiunge una svolta importante con il film Secret del 1999. Oggi Departures ha già quintuplicato il buon risultato, al cinema, di Secret.
Il film mostra un modo nuovo di come bisognerebbe vedere la morte. Spesso il pensiero della morte si allontana o si nega, ma come spiega il protagonista alla moglie, la morte fa parte della vita, la si vede ogni giorno e un giorno, che sia oggi o un domani lontano, la si guarderà in faccia in prima persona.
Bisogna accettarla, non c’è alcuna vergogna, solo un grande rispetto nell’affrontarla.
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