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Diario di uno scandalo
Titolo originale: Notes on a scandal
Gran Bretagna: 2006. Regia di: Richard Eyre Genere: Drammatico Durata: 110'
Interpreti: Cate Blanchett, Judi Dench, Bill Nighy, Andrew Simpson, Joanna Scanlan, Philip Scott
Sito web: www.foxsearchlight.com/NOAS
Nelle sale dal: 23/03/2007
Voto: 7
Recensione di: Tommaso Politi
La solitudine è una grande responsabilità che si possa avere verso se stessi; porta a sovradimensionare e a stravolgere le più normali forme di scambio che regolano la vita di ogni giorno.
Una delle due protagoniste formula questa considerazione nella vasca da bagno della sua abitazione quando percepisce che l’architettura del proprio piano ha preso direzioni diverse dall’idea di partenza.
Barbara Covett (judi dench) è un’isegnante di un college londinese situato in una zona socialmente lacerata, il cui skyline è scandito dai palazzetti in stile georgiano con mattoncini rossi a vista, figura dell’inghilterra povera e proletaria. Austera, autoritaria e autorevole in egual misura illustra con voce fuori campo l’arrivo nella scuola della nuova insegnante d’arte, Sheba Art, giovane, evanescente nel fisico e nella capacità di affrancare il suo ruolo dall’indisciplina e irriverenza degli studenti. (cate blanchett). Il solido impianto del film si basa essenzialmente sulla dialettica degli sguardi, principalmente delle due protagoniste, dei fitti campo contro campo che scandiscono i dialoghi, gli scambi, i contatti fra le due. L’anziana insegnante sintetizza l’insicurezza e l’approssimazione della collega in poche frasi; parole supportate dalle inquadrature che la mostrano mentre osserva Sheba persa in mezzo agli studenti, disorientata. Su questo disorientamento Barbara costruisce il suo piano, strumentalizzando con sottile astuzia e meticolsosità un evento discutibile che coinvolgerà Sheba; le si propone come punto di riferimento, come amica in grado di aprirle gli occhi sulla gravità e l’inopportuna persevranza con la quale porta avanti la relazione con lo studente.
Per tutto il film lo sguardo di Barbara assorbe quello dell’amica che lo subisce senza mai dimostrare il desiderio di sviscerare le circostanze che scandiscono la sua vita, limitandosi alla semplice narrazione della stessa. Da qui Barbara decreta l’assoluta ingenuità di quella che potremmo definire la sua preda.
Il percorso che affrontano l’una a fianco dell’altra si arresta in un momento preciso del film, quando la donna giovane si affranca dallo sguardo della collega; Sheba, nonostante la palese morbosità di Barbara nei suoi confronti, chiede all’amica di ospitarla presso la sua abitazione. Mentre si trucca gli occhi con un nero forte individua una pagina stracciata nel cestino, un brandello del diario che riuscirà a trovare poco dopo.
La giovane donna modifica il proprio punto di vista e lo fa per mezzo di un gesto forte e ben evidenziato dal lavoro che la mdp opera nel corso della sequenza; scopre Barbara, torna dal marito.
La solitudine non lascia scampo, il senso di superiorità e consapevolezza di sè non esime la protagonista dal mettersi nuovamente in cerca di un essere che possa soddisfare la propria smania di amare.
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