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Scritto da Gianluca Frappampina   
giovedì 15 gennaio 2009

Donnie Brasco
Titolo originale: Donnie Brasco
USA: 1997 Regia di: Mike Newell Genere: Drammatico Durata: 126'
Interpreti: Al Pacino, Johnny Depp, Michael Madsen, Tim Blake Nelson, Paul Giamatti, John Wayne, Bruno Kirby, James Russo, Anne Heche, Zeljko Ivanek, Gerry Becker, Robert Miano, Brian Tarantina, Rocco Sisto, Zach Grenier, Walt MacPherson, Gretchen Mol, Terry Serpico, Tony Lip, Ronnie Farer
Sito web: 
Nelle sale dal: 1998
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Gianluca Frappampina

donniebrasco_leggero.jpegDonnie “il gioielliere” è in realtà l’agente speciale Joseph Pistone, infiltratosi nella malavita newyorkese al fine di agganciare Benjamin "Lefty" Ruggiero, un malavitoso che gode ormai di scarsa considerazione a causa dei suoi numerosi debiti con i capi dell’organizzazione e quindi tallone d’achille della stessa.
Lefty spera con l’aiuto di Donnie e della sua promettente carriera di ottenere nuovo prestigio, Donnie dal canto suo tende ad immedesimarsi tanto nella parte da perdere contatto con la realtà.

Mike Newell prima di pellicole come “Harry Potter e il calice di fuoco”, “Mona Lisa Smile” o “l’amore ai tempi del colera”, si misura anche con il genere gangster, pur attirando l’attenzione primariamente sull’aspetto drammatico della storia.
Lefty e Donnie entrano in contatto facilmente, fin troppo. Il fatto che il gioielliere possa essere utile a qualche losco riciclaggio di denaro e la complicata situazione del malavitoso, non sono condizioni sufficienti a spiegare la semplicità con cui questo accetta di fidarsi. Ma il ritmo incalzante rallenta quando cambia la parabola disegnata dal personaggio di Donnie. Uno dei “capi-decina”, Sonny red muore, Sonny black avanza di grado, e anche Donnie scala “Cosa Nostra”.

Il Diavolo e l’acqua santa: la linea di demarcazione è sempre più sottile. qualcosa di buono permea l’animo spregevole, qualcosa di marcio intacca l’animo nobile.
Lefty indebitato con i vertici dalla “famiglia” non versa in acque limpide; è timoroso, ma le sue preoccupazioni non sono solo egoistiche. È preoccupato molto più per Annette, la dolce compagna, la sola insieme a Donnie a non mettere in discussione la sua leadership (anche in fatto di cucina, nonostante non sia il cuoco eccelso che dice di essere).
Frequentando Donnie riacquista un po’ di fiducia, ma non nutre desideri di successo, bensì di pace e tranquillità con Annette, lontano dai fantasmi del passato.
L’agente speciale invece quasi scorda che sta conducendo due vite.
L’intolleranza della sua famiglia (quella senza virgolette!) non lo aiutano a fronteggiare questa confusione di personalità e lentamente verrà inghiottito, superando i limiti della legalità.

Pacino ormai veterano del gangster movie, non ha bisogno di prendere per mano un Depp, ben ispirato dal ruolo, praticamente ritagliato su misura.
L’italo-americano conferma quanto espresso in Carlito’s way (1993) e nei meno recenti capolavori immortali, il padrino (tre episodi, ’72, ’74, ’90) e Scarface (1983) ed esprime anche l’altra faccia della medaglia: non più vincente fino alla fine, bensì perdente in partenza.
Depp conferma l’ascesa della sua carriera impreziosendola al fianco di un mostro sacro del cinema di cui oggi probabilmente soffrirebbe la condivisone del ruolo da protagonista, ma che all’epoca non costituiva un problema (aveva appena assaggiato il successo con Edward mani di forbice).

La sceneggiatura è gradevole, e anche se i temi trattati non godono di grande originalità la pellicola resta senz’altro un’ottima esponente del genere. Non scade in prevedibili eroismi e lieti fini, si segue fino alla fine e sui titoli di coda sorgono riflessioni. Attraverso i personaggi, lo spettatore, come Donnie, rischia di confondere i supremi valori del bene e del male, e attribuisce sincero valore ad un’amicizia in fin dei conti sbocciata su una bugia.
Botte e sangue finto vengono distribuiti tutto sommato in modo parsimonioso per buona parte del film, in seguito una serie di scene piuttosto crude che paiono venire da un film splatter scioccano lo spettatore assuefatto dai minuti precedenti a un profilo più basso.
La colonna sonora è senza infamia e senza lode.
Di tanto in tanto alcuni piacevoli frammenti di brani in stile disco anni 70-80.

 
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