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Scritto da Dario Carta   
mercoledì 06 maggio 2009

Dust
Titolo originale: Dust
USA, Gran Bretagna: 2001 Regia di: Patrick Lussier Genere: Drammatico Durata: 127'
Interpreti: Joseph Fiennes, David Wenham, Adrian Lester, Anne Brochet, Rosemary Murphy, Nikolina Kujaca, Vera Farmiga
Sito web:
Nelle sale dal: 05/04/2002
Voto: 4
Trailer
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Recensione di: Dario Carta

dust_leggero.jpegNew York,oggi.
Un giovane ladro si intrufola nell'appartamento di una vecchietta che,tutt'altro che impaurita dall'intrusione,tiene sotto il tiro di una pistola il ragazzo,raccontandogli una lunga storia che parla di due fratelli vissuti agli inizi del secolo scorso,Luke (David Wenham - "Australia","300","Van Helsing") e Elijah (Joseph Fiennes - "Il colore della libertà"),innamorati della stessa donna,una prostituta di nome Lilith,la sua scelta,il conflitto che ne consegue,la fuga di Luke in un nuovo continente,l'europea Macedonia ,il suo impatto con la realtà violenta che vede bande di razziatori imperversare per il Paese,uccidendo civili e i Turchi dominatori e l'incontro con una donna che lo salverà e cambierà la sua vita. Attraverso la fluttuazione temporale fra ieri e oggi,la narrazione traccia il profilo di una vicenda che si snoda fra Est ed Ovest,disegnando un parallelismo di eventi che coinvolgono la storia di due fratelli,conformandoli alle realtà di due diverse popolazioni.
L'esagerato ricorso alla violenza e alla crudeltà,che cola da ogni immagine concepita nel film,non basta a dare spessore ad una narrazione di eventi blandamente collegati gli uni gli altri a formare una pseudo struttura filmica paurosamente instabile ed alienante.
Dove l'efferatezza degenera e raggiunge l'abisso della volgarità gratuita,il senso del racconto perde ogni stima meritevole di attenzione e il disgusto scalza il coinvolgimento e l'indagine analitica dei fatti.
La violenza reiterata trova trasposizione in tempi e luoghi diversi,che siano l'occidente o i Balcani,la Macedonia o la New York di oggi,interpolando un concetto di esasperazione umana che dilaga da un continente all'altro,trovando sempre la stessa dimensione di odio,depravazione e disconoscimento della dignità dell'Uomo.
"Dust" vorrebbe plasmare una storia che scolpisce il dramma di un nucleo di due fratelli separati dalla controversia vissuta da entrambi tra l'amore verso la stessa donna ed il disordine di una società senza legge,dove caos e povertà creano l'ambiente per lo svilimento umano.

L'anziana donna,nel suo monotonico racconto,parla di Luke come di un cow boy allo sbando che emigra in Europa,in fuga da una condizione famigliare e sentimentale frantumata.
Luke si incammina verso l'ultima frontiera,lontano dal "selvaggio West",per incontrare il "selvaggio Est",dove le stesse bande che ha lasciato alle spalle scorazzano per le campagne macedoni,massacrando persone ed animali,nel nome di una folle aspirazione idealizzata nella libertà,nella terra,nel nome di Dio,ma in realtà concretizzata nella bramosia dell'oro e del denaro.
Luke si unisce ad un gruppo qualunque,una banda di ladri di bestiame come tante ne ha viste nel suo Paese,allo sbando da una vita senza identità ed intessuta nella depravazione.
L'affermazione dell'anziana donna:"...con loro si sentì di nuovo a casa...",esamina lo stato di disordine emotivo con cui Luke affronta la sua nuova vita in un Paese non suo ma dove trova le stesse situazioni di odio,violenza e conflitti,che si è lasciato alle spalle,nella sua terra d'origine.
Il racconto si ostina a rimbalzare senza sosta dal passato al presente dove ha origine la narrazione,con il risultato di perdere ogni identità ed insinuando nello spettatore il dubbio che l'intenzione del regista fosse quella di paragonare la condizione sociale macedone, a sua volta rapportata alla frontiera americana,con la condizione di una metropoli moderna,mescolanza urbana di popoli e lingue,fusione disuniforme di culture e tendenze senza un preciso ordinamento sociale e dove il disordine regna nè più nè meno che un secolo prima.
Il film non affascina e non si veste di alcuna creatività,neppure nelle presunte aspirazioni fantasiose o nei tentativi ironici del regista,che arriva ad inserire l'apparizione di un surreale Corto Maltese ed a citare l'"Americano a Parigi" nella narrazione.
I richiami alla rivoluzione messicana esemplarmente tradotti sullo splendido schermo di "Giù la testa" del grande Leone del cinema non più solo italiano,qui naufragano in una delirante serie di sublimazioni ideologiche lacerate da incomprensibili salti temporali.

Artificiosa ed asettica è l'interpretazione sia di Fiennes che di Wenham,che si muovono come automi alimentati da una regia pedante e ridondante di fastidiose elucubrazioni fuori portata.
Dopo l'acclamato "Before the Rain - Prima della pioggia",Mancevski pensa di alzare il tiro,puntando sul cinema impegnato,sincopando un racconto frammentato ed incomprensibile e smarrendosi in una nebbiosa pomposità.
"Dust" è un social-western presuntuoso ed irritante,che vorrebbe imbastire una trama correlando argomenti di pertinenza a diverse etnìe,accomunandole in un contesto di similitudine storica e civile,scivolando sù e giù nel tempo,fino a creare un'accozzaglia di situazioni disuniformi e senza alcuna continuità, e che compendiano una storia di rara precarietà con un polveroso accumulo di non sense,che non interessa affatto.
Forse da qui il titolo di "Dust".
Fastidioso.

 
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