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Scritto da Ilaria Mutti   
domenica 21 ottobre 2007

Elizabeth the golden age
Titolo originale: Elizabeth the golden age
Gran Bretagna, Francia: 2007 Regia di: Shekhar Kapur Genere: Drammatico Durata: 114'
Interpreti: Cate Blanchett, Clive Owen, Geoffrey Rush, Tom Hollander, Samantha Morton, Abbie Cornish, Adam Godley, Jordi Mollà
Sito web: www.elizabeththegoldenage.net
Voto: 7,5
Recensione di: Ilaria Mutti
Roma Film Festival 2007

La “Golden Age” di Cate Blanchett.

thegoldenage_leggero.jpgE’ lei, Cate Blanchett, la “regina” della prima serata di questa seconda edizione della Festa del Cinema di Roma.
"Sapevo fin dalla prima volta che ho vestito i panni della Regina che Kapur aveva intenzione di fare non tanto un seguito ma una trilogia di Elisabeth.
E so perfettamente che Elisabeth è un grande personaggio ma di grandi donne, di personaggi interessanti ce ne sono tanti, invece di belle storie ce ne sono poche". Esordisce così, Cate Blanchett e subito è chiaro a tutti che il secondo episodio di Elisabeth non è stato per lei un sequel, ma un film che trova la sua forza di “essere” in se stesso e non deve essere paragonato o visto in funzione del precedente.
Nella visione dei critici Elisabeth, uscito nel 1998, poteva essere un ottimo film per cinofili, ma poi è divenuto un fenomeno internazionale. Ma è proprio durante la produzione di Elisabeth che i suoi autori, a prescindere da quello che sarebbe stato l’esito del film avevano già in mente l’idea di raccontare in più di un film i quarantacinque anni di regno della grande Elisabetta. Ovviamente il successo così insperato di Elisabeth rafforzò questa idea ed oggi Elisabeth – The Golden Age costituisce il secondo film della trilogia.
Se in Elisabeth la storia era centrata sui primi anni di regno della giovane regina Golden Age comincia un decennio dopo dei fatti raccontati nel primo film e si svolge su più registi. Sul piano politico il terribile conflitto che oppose l’Inghilterra protestante alla cattolicissima Spagna e al suo fanatico re Filippo II che sfidò Elisabetta con quella sua immensa flotta definita “l’invincibile armata” che si distrusse nelle gelide acque della Manica. Filippo ed Elisabetta sono due personaggi emblematici di un epoca di grandi traumi religiosi. Estremamente tollerante sul piano religioso la regina che volle vedere negli inglesi prima ancora che soggetti religiosi i sudditi della corona così altrettanto rigido e fondamentalista nel suo credo cattolico si presentava al mondo Filippo II. Atteggiamenti quelli dei due re ancora fortemente attuali degni della massima attenzione. Sul piano personale The Golden Age al di là dei conflitti politici parla di Elisabeth come donna e del più forte coinvolgimento sentimentale della sua vita, quello per l’avventuroso Sir Walter Raleigh. Ma al centro di questa passione c’è la spregiudicata ideazione da parte di Elisabetta di un rapporto triangolare che coinvolge oltre a Raleigh anche la sua dama di corte preferita Bess. La regina gioca una pericolosa partita a scacchi, in una relazione in cui sostituisce se stessa con la più giovane bella Bess. Ma alla fine Elisabetta in questo costoso azzardo perde il gioco e il controllo del cuore di Sir Walter.
Dato che la storia parlava di Elisabetta stava particolarmente a cuore a Kapur assicurarsi la partecipazione di Cate Blanchett che in un primo momento sembrò rifiutare la parte, ma poi forte della duplice esperienza teatrale di Hedda Gabbler ci ripensò dicendo che “ritornare a ruolo ti permette di scavare con più profondità. Elisabeth è un personaggio davvero complesso che continua ad affascinare il pubblico ed è per questo che sono state raccontate tante storie della sua vita.” Il concetto di apparenza è una delle cose che maggiormente hanno stimolato la Blanchett “Elisabeth ha esplorato le negazioni, le parti di sé di cui una persona deve liberarsi per poter comandare. Ha trasformato se stessa in un icona, un’immagine che lei ha levigato e illustrato per fini politici e io sospetto per proteggersi emotivamente… Quello che ho cercato di fare in questo film è stato dare il senso di una donna vuota, senza un compagno, un marito, un figlio che è alla ricerca di qualcosa che riempia questo ruolo”. E’ forse per questo che il rapporto d’amore di Elisabeth nei confronti di Raleigh è stato l’aspetto più motivante per la Blanchett per accettare l’incarico.
Dello stesso livello professionale della Blanchett si sono rivelati gli altri interpreti.
George Rush ha dato un memorabile ritratto al consigliere di Elisabeth, Walsingam nel momento in cui perde l’influenza che per tanti anni aveva avuto sulla regina e sulla corte. Clive Howen è un coraggioso e sfrontato Sir Walter Raleigh, una figura piena di colore che richiama tanti miti quanti Elisabetta. “Clive – dice il regista – è un attore straordinario che ha la personalità e la faccia che io credo siano uguali a quelli del vero Raleigh”. Abbie Cornish, il terzo elemento del triangolo amoroso esprime tutta quella freschezza, gioventù ed energia nella quale Elisabetta può rispecchiarsi come se fosse un suo alter ego più giovanile. Jordi Molla ha interpretato il suo personaggio con quella cupezza e quella grandiosità con cui il regista aveva descritto il suo personaggio “una talpa che prega sempre al buio e che allo stesso tempo è l’uomo più potente del mondo”.
Samatha Morton è una convincente Maria Stuarda così affascinante ed eccitante proprio come la voleva il regista.
I costumi sono un capolavoro creato dalla costumista Alexandra Byrne, la quale ha così spiegato il suo successo “il vantaggio di aver fatto il primo film mi ha consentito di conoscere già molto bene quel periodo storico. Ho avuto così la libertà di guardare a quell’epoca in maniera più trasversale, di leggere di più su Elisabetta invece che al materiale di contorno e di riferimento. Più ho letto di lei, più ho scoperto cose sul suo meraviglioso aspetto, sui suoi sbalorditivi vestiti e sulla sua bellezza e ho pensato che fosse indispensabile trasmetterle al pubblico”. E la Blanchett le fa eco “Elisabeth programmava il suo aspetto a seconda di quale immagine avesse bisogno di dare. Alcuni costumi e trucchi sono molto rivelatori di questo e connessi con il sottotesto del film. Una delle più eccitanti progressioni di costumi è stata quella in cui Elisabetta si muove verso Tilburi e indurisce il suo cuore nei confronti di Raleigh. L’abito diventa armatura nella visione di lei sul suo cavalo bianco, Elisabetta come guerriera, come Giovanna D’Arco”.
Le location di Elisabeth di “The Golden Age” hanno dato alla produzione la possibilità di entrare nelle più solenni cattedrali della nazione oltre a Chiese, palazzi e parchi così da ambientare la storia in luoghi straordinari della tradizione inglese. Dalla cattedrale di Westminster che si presta perfettamente a diventare il palazzo spagnolo “El Escorial” a Hartfield House, la casa del Marchese di Salisbury, trasformata negli appartamenti privati di Maria Stuarda.
La Chiesa di San Bartholomev è uno dei tesori di Londra, la bellissima Chiesa normanna è divenuta uno dei momenti più importanti del film, la decapitazione di Maria Stuarda. Per realizzare questa scena sono stati selezionati alcuni documenti storici in cui Maria entra, sale sul patibolo, si sveste per mostrare la sottoveste rossa, sotto il vestito nero, simbolo del martirio cristiano e dopo aver perdonato i suoi esecutori mette la testa sul ceppo. Poi c’è stata la Cattedrale di Winchester che risale al 1079 che è stata trasformata nella Cattedrale di San Paul dove Elisabeth va a pregare e dove si svolge una delle scene più drammatiche del film quando la regina chiama tutti alle armi contro il re spagnolo.
Nel college Saint John di Cambridge del 1511 si svolge il primo incontro tra Elisabeth e Raleigh quando si dice che lui gettò a terra il suo mantello per far passare la regina sopra una pozzanghera senza sporcarsi i piedi.
La meravigliosa Cattedrale Ely costruita nel XII sec., un’isola nella distesa di paludi a sostituito la corte di Elisabetta a Whitehall.
“Tutte queste Cattedrali - spiega Pollard – hanno avuto l’obiettivo di dare un’idea della magnificenza e della grandezza della corte da una parte e della fragilità dell’uomo collocato davanti alle fredde e pietrose facciate dall’altra”. Qui si sono girate le scene in cui Elisabetta incontra l’ambasciatore spagnolo e gli dà la notizia della decapitazione di Maria. Qui kapur ha dato un saggio del suo particolare stile girando dall’alto dell’ottagono della Cattedrale da cui si vede Elisabetta come una fragile figura stagliata sulla volta di pietra. Poi non si può tacere tra le molte e suggestive location della Lady Chapel rimodellata dallo scenografo Dyas come ambiente per la prima presentazione a corte di Raleigh che fa conoscere la patata e il tabacco portati dal nuovo mondo e dove si svolge un esotico banchetto con una meravigliosa selezione di piatti e con uno sfoggio di animali del serraglio reale che include anche i pappagalli dall’America, un pitone indiano, una scimmia e una zebra.

 
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