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Espiazione
Titolo originale: Atonement
Gran Bretagna, USA: 2007 Regia di: Joe Wright Genere: Drammatico Durata: 123'
Interpreti: Keira Knightley, James McAvoy, Romola Garai, Saoirse Ronan, Brenda Blethyn, Vanessa Redgrave, Juno Temple, Gina McKee, Michelle Duncan, Vivienne Gibbs
Sito web: www.cinema.universalpictures.it/website/espiazione
Voto: 7
Recensione di: Sara Sagrati
Inghilterra, estate 1935. La ricca famiglia Tallis vive in uan grande
casa di campagna con parco e servitù. Nella serata del ritorno a casa
del primogenito, le due sorelle si preparano a festeggiare degnamente
l’evento. La giovane Briony, 13 anni, talentuosa scrittrice vuole
mettere in scena una commedia usando come attori i giovani cugini
ospiti della casa. L’universitaria Cecilia decora la casa con dei fiori
e cerca di stare alla larga da Robbie, il figlio della governante.
Robbie, diligente e studioso, ha la simpatia del Sig. Tallis che ha
deciso di pagare per lui gli studi universitari. Cecilia e Robbie sono
innamorati, ma lei non riesce ad ammetterlo nemmeno con se stessa a
causa delle convenzioni sociali che vorrebbero i due separati per
destino di nascita. I sentimenti sono però troppo forti e durante il
pomeriggio avranno un incontro rivelatore. Dalla finestra Briony li
vede equivoca la situazione pensando che Robbie abbia cercato di
abusare di lei, convincendosi che Robbie sia un maniaco sessuale,
finendo con l’accusarlo ingiustamente dell’aggressione avvenuta ai
danni della giovane cugina. Quella bugia avrà ripercussioni sulla vita
di tutti: Cecile lascierà la famiglia per stare vicino a Robbie
mantenendosi facendo l’infermiera, Robbie finirà in prigione e poi al
fronte, mentre Briony dovrà imparare a vivere con la sua colpa alla
disperata ricerca di espiazione.
Ci sono certi film che partono svantaggiati: si sa già che non
piaceranno ancor prima di vederli.
Si tratta di pregiudizi verso il
regista, verso il genere o magari verso il tipo di operazione.
Espiazione fa parte di questa categoria: una storia d’amore tragica
ambientata a cavallo della Seconda Guerra Mondiale tra una ricca
signorina dell’alta società inglese e il dotato figlio della
governante. Se si aggiunge che la storia è tratta da un libro di culto
di Ian McEwan e che il regista è lo stesso dell’ultimo adattamento di Orgoglio e pregiudizio, non si può che temere di stare per assistere ad un film da museo. E invece no.
Espiazione, il libro, godeva di uno stile avvincente e
unico, in cui salti temporali e mutamenti di punti di vista, portavano
il lettore a non staccarsi dalle pagine per soffrire le stesse pene dei
protagonisti ognuno dipinto attraverso le proprie verità e le proprie
esperienze.
Lo sceneggiatore Christopher Hampton, nell’adattare la
storia, non cade nella trappola dei salti temporali in avanti e
indietro, ormai abusata nel cinema, ma predilige, soprattutto nella
prima parte, la scelta di mostrare i diversi punti di vista. Cosa è
accaduto daavvero vicino a quella fontana? Cecilia, Briony e Robbie
vivono quello stesso momento a loro modo dando allo spettatore le
coordinate per seguire lo sviluppo che quello stesso evento scatenerà
nelle vite di ognuno di loro. Così, senza neanche rendersene conto, la
geometrica e pittorica regia del giovane Joe Wright, riesce a
conquistare anche il giudice più severo finendo col commuovere anche i
cuori più duri. Mentre sembra che si stia ammirando solo la perfezione
degli ambienti, le impeccabili coreografie dei personaggi, non si può
che non partecipare al dramma della piccola Briony che mente sapendo di
mentire, fino al punto da sentirsi sollevati quando, da anziana,
riuscirà (forse) ad espiare la sua colpa.
Una scelta registica ben precisa che usa alternativamente movimenti e
staticità, per sottolineare le condizioni e gli stati d’animo dei
personaggi. I lunghi spostamenti della piccola Briony tra i seriosi
corridoi della grande casa paterna sono una metafora del suo
ingabbiamento, come se lei vivesse all’interno di un labirinto, che non
è solo sociale, ma anche emotivo. Un preludio al suo destino da
infermiera che continua a muoversi tra gli asettici corridoi di un
ospedale, fino a quando, ormai scrittrice famosa, sarà finalmente
immobile, mentre parla di sè davanti ad una telecamera. Al contrario la
sorella Cecile sembra parte di un tableau vivant.
La sua vita si svolge
all’interno di una cornice fino a quando non le verrà portato via il
suo amore. Perfetto anche il momento dell’abbandono ai sensi, in una
delle scene più sensuali che si siano mai viste al cinema fatta di mani
che si incrociano, luci soffuse, labbra che si cercano. Lussuria e
dolcezza al tempo stesso. Poi la bugia irrompe, le convenzioni sociali
del ricco verso il povero hanno la meglio e tutto si frantuma. Il
quadro non c’è più, i colori cambiano e la guerra divide ancor di più i
giovani amanti, creando due nuovi Romeo e Giulietta divisi, non
dall’odio delle rispettive famiglie, ma dalle ipocrisie di una società
e dalla stupidità della guerra.
Il pregiudizio era corretto, il film è patinato, freddo, distaccato.
Eppure sa farsi strada astutamente entrando dagli occhi e arrivando
giù, fino in fondo all’anima.
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