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Fighting
Titolo originale: Fighting
USA: 2009 Regia di: Dito Montiel Genere: Drammatico Durata: 105'
Interpreti: Channing Tatum, Terrence Howard, Luis Guzmàn, Zulay Henao, Michael Rivera, Anthony DeSando, Brian J. White, Ivan Martin
Sito web: www.fightingmovie.net
Nelle sale dal: Prossimamente
Voto: 5,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
Reduce dal successo internazionale per il film indipendente “Guida per riconoscere i tuoi santi” (2006), il regista Dito Montiel si ritrova a raccontare una nuova storia che racchiude alcuni tratti della sua adolescenza.
Raccontare ciò che più si conosce, curando i dettagli, solitamente paga.
Il provinciale Shawn volge le spalle al suo passato andando a New York.
Senza soldi e senza alcun appoggio, si procura da vivere vendendo merce contraffatta sui marciapiedi della città. Il truffatore Harvey lo nota e gli propone di aggregarsi a lui nelle lotte clandestine, in cambio potrà guadagnare molto denaro, diventando il suo agente e procurandogli gli incontri.
Le persone che scommettono sui ragazzi in gara sono un gruppo di ricchi, che si dilettano nel vedere incontri di lotta al limite. Shawn accetta e in breve tempo riesce ad emergere sugli altri, i combattimenti lo portano a trovarsi di fronte Evan Hailey, un ex compagno di lotta, che farà riemerge a Shawn il proprio passato.
In Fighting, il regista mette in evidenza oltre ai combattimenti, una New York diversa, più intima familiare, ponendo in secondo piano i suoi ritmi frenetici o i luoghi che maggiormente la identificano.
Ha voluto che fosse una città nella quale potersi identificare e che mostrasse la sua autenticità, così il casting ha cercato le comparse nei quartieri in cui avevano luogo le lotte clandestine, passando dalle comparse russe, ad altre di origine coreana, a quelle dominicane. Inoltre l’intento di Montiel è stato quello di descrivere un mondo in cui non importasse la diversa etnia di appartenenza degli individui, ma i combattimenti, lo sport.
Sono stati utilizzati gli effetti speciali per le immagini dei vetri rotti, degli oggetti che cadono facendo un gran frastuono.
Più che le scene coreografiche dei combattimenti, ciò che maggiormente cattura è la colonna sonora che li accompagna, che dà il ritmo rubando la scena.
La musica ricopre un ruolo fondamentale, tanto quanto la messa in scena di una città che conferisse al film un’atmosfera raccolta e solitaria, dove gli individui si incontrano ogni giorno senza che abbiano alcun contatto, rimanendo degli estranei.
È un film sulle persone sole, la solitudine e il desiderio di sentirsi a casa ha portato Shawn e Harvey a creare un’alleanza, riscoprendo l’un l’altro similitudini e punti di contatto.
Altro tema presente è il rapporto padre-figlio, oramai inesistente tra Shawn e suo padre.
Non riuscendo ad essere all’altezza delle aspettative del padre, un rigido allenatore di lotta al college, Shawn cerca la sua strada che lo porterà, guarda caso, a mettere a frutto gli insegnamenti del padre, ottenendo i risultati che il suo vecchio avrebbe voluto.
Gli attriti tra genitori e figli sono da sempre parte integrante del percorso di crescita di un individuo. Due generazioni a confronto , con esperienze di vita differenti, mentalità ed esigenze diverse portano inevitabilmente a scontrarsi.
Dito Montiel riesce in parte a soddisfare le aspettative per questo nuovo progetto.
È scontato nello sviluppo del racconto, si capisce fin da subito dove si vuol andare a parare, e mostra dei personaggi che sono dei cliché, che potrebbe andare anche bene, ma manca uno spessore che faccia la differenza come nel suo film d’esordio.
Rimane un film di buona fattura per la colonna sonora, per il diverso utilizzo che si fa di una città come New York e le atmosfere create dalla fotografia.
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