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Fine pena mai
Titolo originale: Fine pena mai
Italia, Francia: 2007. Regia di: Davide Barletti, Lorenzo Conte Genere: Drammatico Durata: 90'
Interpreti: Claudio Santamaria, Valentina Cervi, Danilo De Summa, Giuseppe Ciciriello, Daniele Pilli, Giorgio Careccia, Ippolito Chiariello, Giancarlo Luce, Ugo Lops
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Nelle sale dal: 29/02/2008
Voto: 5
Recensione di: Samuele Luciano
Molto liberamente tratto dal romanzo autobiografico “Vista d’interni”, il film “Fine pena mai” è la storia di Antonio Perrone, boss della SCU (Sacra Corona Unita) attualmente in ga ttabuia, a scontare una pena detentiva di 49 anni in stato d’isolamento.
E proprio dal carcere dell’isola di Asinara , Perrone ha scritto la sua personale parabola su un’esperienza che lo ha portato a finire per sempre dietro le sbarre.
Il film, diretto da Davide Barletti e Lorenzo Conte, vuole essere il ritratto di un personaggio peculiare più che di un contesto sociale. Obbiettivi puntati dunque su Claudio Santamaria (che per l’occasione ci offre il suo nudo integrale) e la sua recitazione pseduo-stanislavskijana, fatta di sguardi malinconici e un ‘azzardato’ dialetto leccese.
Il giovane Perrone è nato in una famiglia benestante del Salento, è un apostolo dello sballo, uno di noi, che ama divertirsi e ama la sua donna (una sensualissima Valentina Cervi). Non è altro dunque che un ragazzo normalmente avido, che intravede la strada più breve per la ricchezza e la imbocca, ma quasi per gioco. Basti pensare che appena prima di sostituirsi ai protettori delle bische di paese, a suon di rivoltella, era uscito ridanciano assieme ai suoi scagnozzi dal cinema, dove proiettavano nientemeno che Scarface.
L’Antonio Perrone che ci presentano Barletti&Conte non è un boss sanguinario, uno di quelli che abbiamo visto nei gangster-movie americani o ne “Il camorrista” di Tornatore, ma un giovane incosciente schiacciato da un meccanismo più crudele e bizzarro di quanto potesse immaginare.
Eppure il film non decolla mai, il protagonista è piatto e la trama pure.
Chissà perché in Italia fanno film su capimafia veri che risultano meno credibili di quelli inventati da Coppola e Scorsese.
Bella la fotografia sgranata e le riprese aeree (rare nei film nostrani), ma pochi i momenti di tensione per un film che non è un blockbuster, né d’essai, e quando la SCU comincia a fare sul serio (dopo 90 minuti c’è la prima esecuzione) la incalza un finale rarefatto e scialbo.
Il frittatone di musiche “originali e non” è incapace da solo di restituire al film quell’atmosfera anni ’80, compresa la scena del ristorante in cui il pianobar usa microfoni e tastiere di ultima generazione (nel 1982!).
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