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Fireproof
Titolo originale: Fireproof
USA: 2008 Regia di: Alex Kendrick Genere: Drammatico Durata: 122'
Interpreti: Kirk Cameron, Erin Bethea, Ken Bevel, Blake Bailey, Alex Kendrick, Bailey Cave, Jason McLeod, Jim McBride, Janet Lee Dapper, Tommy McBride, Ray Wood, Walter Burnett
Sito web: www.fireproofthemovie.com
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Dario Carta
Caleb Holt (Kirk Cameron) è un capitano dei vigili del fuoco che combatte contro le fiamme negli edifici e nella sua stessa famiglia.
Sua moglie Catherine (Erin Bethea),medico in un ospedale,è una donna profondamente frustrata e delusa dalla sua condizione matrimoniale.
Lei lo accusa di dirigere le sue attenzioni su interessi che la fanno sentire ogni giorno più estranea,lui si deve accontentare della gratificazione che riceve dallo svolgimento del suo lavoro,ma sente la moglie distante ed assente.
La crisi sta per deflagrare nella rottura definitiva del vincolo matrimoniale,ma il padre di Caleb convince il figlio a rivolgersi a Colui che solo può aiutarlo dandogli la forza di un esame introspettivo e la speranza di una salvezza coniugale e spirituale.
La famiglia è indubbiamente felice.
Ne è la prova,nell'incipit,l'affettuosa confessione di una bambina - voce fuori campo - che si rivolge alla madre parlando del papà,oggetto di un intenso amore che la bimba vorrebbe trasformare in sponsale. Le due voci fuori campo,mamma e figlia,dipingono un delicato quadretto familiare che in pochi secondi,senza che alcun protagonista venga presentato,introduce il tema della pellicola,nella forma di un vincolo di amore in un nucleo domestico.
Con un salto temporale,che emarginerà le sequenze in apertura senza alcun richiamo successivo,un uomo svolge la sua attività quotidiana di vigile del fuoco attivo e solerte.
Quello che potrebbe apparire come un prolungamento naturale della felice presentazione iniziale,contrasta di fatto con una realtà ben differente e più complessa.
Tra le mura di casa non c'è nulla di tenero e ordinariamente intimo.
Uno stato di incomunicabilità tra una donna e un uomo legati in un matrimonio in difficoltà regna in un'atmosfera di malessere esistenziale.
Rabbia e chiusura dominano sui due coniugi barricati nelle rispettive posizioni,senza che questi vogliano o possano mostrate la capacità e,forse,la volontà di recuperare lo spazio che si va creando fra loro.
Gli abituali argomenti di aria malata che regolano gli atteggiamenti di una coppia in crisi gettano un'ondata di sconforto e disperazione fra le mura di una casa dove moglie e marito vomitano la reciproca delusione per una mancata realizzazione dei loro sogni di una vita serena trascorsa nella comunione di gioia.
La scelta intenzionalmente operata dal regista della professione di Caleb va vista nella prospettiva di una sorta di riscatto morale vissuto dal protagonista,che trova nel suo lavoro un intimo riconoscimento ed il conforto derivante dalle sue possibilità di salvare vite umane e fare del bene.
La sua attività lo porta a compiere opere di bene a beneficio del prossimo ed a costo di elevati sacrifici,il che,però,non comporta un'astrazione da una condizione di dolore e di profonda angoscia per un disconoscimento delle sue virtù da parte della sua compagna di vita.
Qui,la professione di vigile del fuoco è innalzata ad immagine di offerta di sè stessi per la salvezza degli altri,ma non porta con sè i riconoscimenti per le virtù esercitate.
Non c'è meritocrazia derivante da un esercizio di una professione per quanto nobile e meritoria possa essere e gli eventi umani sono gli stessi per chi vive sotto lo stesso cielo,a qualunque condizione l'uomo possa appartenere,sociale,politica,lavorativa o familiare.
L'irrompere nel film del concetto del Divino avviene nella forma di valore discriminante,come ragione posta a spiegazione dell'intera storia.
Alle lamentele dei due coniugi ed al loro graduale allontanamento fanno da contraltare,per il marito,i moniti di un collega di lavoro e del padre,il quale lo spinge a riporre la propria fiducia in Dio e a seguire una serie di consigli quotidiani scanditi in 40 giorni.
E' una serie di esercizi comportamentali di ordine morale e fideistico,che se maturati nella concreta speranza di un aiuto dal Padre Eterno,porteranno ad una soluzione felice il problema coniugale.
Caleb,dapprima titubante,accetta la sfida dell'amore ed intraprende un cammino che potrebbe condurlo a salvare il cuore della moglie ed il matrimonio.
"Fireproof"può non essere un film di grande spessore,ma va apprezzato per quello che di buono è in grado di offrire.
L'aspetto di un approccio alla fiducia riposta in Dio,un anelito al Divino ed il porre in Lui le proprie miserie ed angoscie è meritevole di stima ed attenzione.
Purtoppo,però,il film si ficca in un ginepraio di luoghi comuni impastandosi in aspetti grotteschi che ben poco hanno di spirituale.
"Giorno 1" e "Giorno 2",gli esercizi quotidiani,rimandano più che altro a stilemi di una realtà pseudo religiosa di ordine settistico,più che ad un sincero afflato fideistico.
Il film vuole sviluppare il tema della complessità di un rapporto coniugale e delle difficoltà che questo porta con sè nel corso di una vita passata insieme ad una persona e lo vuole fare alla luce della Fede che può rendere solida la famiglia,ma si ferma lì e non va in profondità,alla ricerca dei valori che dovrebbero dare la vera anima alla storia ed ai personaggi.
Alla fine,quello che resta,nonostante le buone intenzioni del regista,è un mosaico di situazioni bizzarre che si compongono in una commediola annunciata,senza genuinità spirituale.
Il film sfiora verità ineccepibili,con buona fede,ma manca il bersaglio ed è davvero un peccato,perchè il mesaggio è davvero positivo e duole vedere un ambizioso progetto stremprarsi in un goffo e farraginoso raccontino,dove la spiritualità resta solo a margine.
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