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Fuoco fatuo PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 6
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Scritto da Roberto Fedeli   
sabato 01 agosto 2009

Fuoco fatuo
Titolo originale: Le feu follet
Francia: 1963 Regia di: Louis Malle Genere: Drammatico  Durata: 110'
Interpreti: Jeanne Moreau, Maurice Ronet, Yvonne Clech, Lena Skerna.
Sito web:
Nelle sale dal: 1963
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli

Fuoco fatuo   Dopo l’oscar al miglior documentario e la palma d’oro a Cannes per “Il mondo del silenzio”, Louis
Malle viene premiato al Festival di Venezia per “Fuoco fatuo”.
Il titolo richiama metaforicamente il piacere fittizio dell’esistenza umana e schiude uno spazio psicologico di notevole impatto passionale per lo spettatore. L’oscurità della sala cinematografica non prevale sulla cupa violenza empatica del film.
Il sorprendente Maurice Ronet elargisce una prova degna dei suoi successi teatrali pregressi. Il suo stile perforante abbozza un protagonista che vuole ultimare questa vita apparente.
Louis Malle non realizza una sceneggiatura cospicua e sinuosa, ma erige il dramma interiore professato da Appia. La storia è assente, il ritmo rimane sopito, il pathos risiede nella raffinatezza.
E’ un mero discorso sull’ombra della morte, che per Alain(il protagonista) non è meno stringente del buio della vita. E’ la vicenda di un dannato che vaga tra amici troppo diversi,una moglie lontana e una clinica per disintossicarsi.
E’ il ritratto dell’impotenza, della sconfitta; è l’eroe tragico della modernità.
Lo vediamo pulire, maneggiare e riverire la sua pistola: la sola ancora di salvezza da un’esistenza bara.
Il nostro protagonista parla poco, come lo stesso film, ma al pari della pellicola, dice tutto.
Egli si aggira come il “Mr. Badii” di Kiarostami in un mondo non suo, saturo di domande e povero di risposte.
Louis Malle in pochi ambienti ed in molti sguardi ci comunica l’offuscarsi di una personalità e la sua ineluttabile fine che scorre insieme ai minuti del film.
L’opera è il trionfo del pessimismo sulla fatalità. Lo stesso suicidio non può essere mostrato, ma deve restare fuoricampo.
Non occorre vederlo, bisogna capirlo.

 
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