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Scritto da Ciro Andreotti
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domenica 25 novembre 2007 |
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Giorni e nuvole
Titolo originale: Giorni e nuvole
Italia, Svizzera: 2007. Regia di: Silvio Soldini Genere: Drammatico Durata: 116'
Interpreti: Antonio Albanese, Margherita Buy, Giuseppe Battiston, Alba Rohrwacher, Paolo Sassanelli, Fabio Troiano
Sito web: www.giornienuvole.it
Voto: 8
Recensione di: Ciro Andreotti
Genova 2007. Michele è socio di un impresa navale, sua moglie Elsa grazie ai copiosi introiti provenienti dall’attività del marito può abbandonare il lavoro per poter coronare il sogno di laurearsi in storia dell’arte. Tutto sembra procedere senza intoppi sino a quando Michele svela alla moglie di aver perso il lavoro ormai da qualche mese……
Elsa e Michele rappresentano il sogno di qualunque pubblicità nostrana: una coppia agiata e senza problemi, né economici né tanto meno affettivi. Una figlia che ha preferito stare assieme a un ragazzo mal sopportato dal padre e con il quale ha aperto un bistrò ma che a parte questo non reca ai genitori delle particolari insoddisfazioni. Però anche per una coppia così solida arriva il conto salato di un epoca che non fa decisamente sconti per nessuno.
Soldini sceglie di raccontare il vacillare della vita precaria nella quale sosta gran parte della nostra penisola attraverso gli occhi straniti di una famiglia che non è abituata minimamente a dover fare i conti con risparmio e sacrifici. Che è più incline a destreggiarsi fra feste di laurea e viaggi in terre esotiche più che a pagare faticosamente il conto della spesa. Albanese e la Buy regalano due prove commoventi e misurate. Abilità recitative differenti per due personaggi che si troveranno a reagire differentemente alla loro improvvisa precarietà: lui apparentemente più ottimista e fiducioso che cercherà di ricrearsi una verginità lavorativa anche come manovale dopo che la sorte lo ha accomunato ai suoi due ex-operai cassa integrati solo pochi mesi prima. Lei che si rimboccherà le maniche abbandonando, ma non del tutto, il sogno di restaurare un affresco di un antico palazzo del centro, per iniziare a lavorare come impiegata in un call-center.
La sceneggiatura coglie le perplessità e i dubbi di una vita che con il lavoro pare essersi portata via sia le certezze di cui sopra ma anche le amicizie che d’improvviso si diradano e che scompaiono molto e anzi troppo velocemente. Il finale è pieno di speranza e forse proprio nel finale il regista vuol dare un chiaro messaggio a una nazione che in questi anni, di speranza, ne ha un grande bisogno.
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