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Good Morning, Aman PDF Stampa E-mail
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Scritto da Roberto Fedeli   
mercoledì 02 dicembre 2009

Good Morning, Aman
Titolo originale: Good Morning, Aman
Italia: 2009  Regia di: Claudio Noce Genere: Drammatico  Durata: 105'
Interpreti: Valerio Mastandrea, Said Sabrie, Anita Caprioli, Amin Nur, Giordano De Plano, Adamo Dionisi, Sandra Toffolati
Sito web: www.goodmorningaman.it
Nelle sale dal: 13/11/2009
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli
L'aggettivo ideale: Maturo

Good Morning, AmanClaudio Noce amalgama in questa sua opera prima lo stile documentaristico, l’eterogeneità dei temi e la frammentarietà narrativa.
La pellicola in questione ritrae la traiettoria di due solitudini disperate che si incrociano nella realtà apparente di una notte. E’ il dramma dell’incontro tra un pugile separato (Teodoro: Valerio Mastandrea)  ed un ragazzo somalo che ha perso tutti i familiari in patria(Said Sabrie).
Assistiamo solo al principio della loro fine, proprio come nei melodrammi di Matarazzo.
Il presente dei due protagonisti è un limbo di passaggio tra un passato ricco di buio ed un destino segnato da una provvidenza calvinista.
Eppure nella loro similarità, i due si trovano agli antipodi. Mentre Aman adora la riflessione e sogna una vita lontano da Roma, il maturo Teodoro accarezza passivamente il vuoto di una vita giunta inevitabilmente al capolinea. La munificenza che Teodoro dimostra nei confronti di Aman, vuole essere un tentativo di espiazione del tragico errore commesso in passato; il rimosso del pugile insorge prepotentemente attraverso brevi flashback che mostrano l’uomo investire un ragazzo di colore.
Il protagonista somalo ama vagare per i terrazzi della città, in cerca dell’unico punto di vista dominante rispetto ad una realtà che quotidianamente lo sottomette.

Nelle conversazioni telefoniche tra Aman ed un suo amico a Londra, il ragazzo mente continuamente sulla propria vita; egli crea un mondo fittizio, nel quale fa confluire tutti i suoi sogni inenarrabili.
Il regista mostra il licenziamento di Aman, ponendo il ragazzo al centro dell’inquadratura ed il superiore ripreso lateralmente, in chiara posizione di controllo spaziale.
La forza strutturale dell’alternanza dei due piani, simile a quella di Norman Bates rispetto a Marion in “Psycho”, viene rafforzata dalla mimica plateale del capo, che sovrasta le imprecazioni vocali.
Nelle brevi passeggiate che uniscono il percorso delle due anime perdute, Noce sceglie di inquadrare prima la folla indifferente (come nel Silenzio di Bergman) e poi i due poveri diavoli inghiottiti nella sua pancia.
La fruizione del film è claustrofobicamente accattivante, grazie alla predominanza di primissimi e primi piani delle figure che vi orbitano; l’esacerbata prossimità ai volti viene rafforzata dall’uso del soft focus, che astrae i visi da qualsiasi contesto scenografico.
Il regista, memore del lavoro di Jean Rouch, ripropone il fortunato Cinéma vérité attraverso l’uso insistito della macchina a mano, che rende sensibile la presenza di Noce.
La vena ispirata del regista si manifesta attraverso l’uso della musica, quale dispensatrice di senso.
Le partiture musicali rafforzano la divisione del film in tre atti: la psichedelica alla Robert Wyatt dell’inizio, La Nuit di Adamo nel cuore dell’opera ed il blues dominante in alcune sequenze. La partenza allucinogena contraddistingue un incipit romantico, nel quale Aman persevera nel sogno di fuggire da un’esistenza mediocre; il capolavoro di Adamo è semanticamente legato al potere del crepuscolo che illumina e determina gli incontri\scontri dei due caratteristi; la musica del delta del Mississippi ha invece la funzione di accompagnare Teodoro prima e Aman dopo, negli spostamenti all’interno della città nemica.
Perfino l’assenza di suono funge da vettore narrativo dell’intreccio; questa dinamica fonde semanticamente la scena di  Mastandrea che si accascia a terra, dopo aver distrutto la propria abitazione, ed il frame di Aman che decide di rubare un’auto alla stazione termini.

Altro merito di Noce è quello di far confluire ancora una volta il cinematografo con il mondo dell’arte.
Come la messa in quadro di  Greenaway ne “I giardini di Compton House” ed il ritorno finale nella cornice del film “E tu vivrai nel terrore! L'aldilà” di Fulci, Good Morning Aman è legato alla composizione pittorica che Mastandrea tiene appesa in casa. L’opera in questione mostra un uomo solitario sull’orlo di una roccia che apre lo sguardo su di una immensa vallata, circondata da aspre montagne. Il montaggio finale del film alterna la sequenza immaginaria di Teodoro (che sostituisce l’uomo raffigurato nell’opera) e le immagini reali del suo suicidio.
Il campo lungo della sequenza onirica dell’entrata dei due protagonisti nel paesaggio dipinto nella pittura, spezza l’agorafobia delle riprese ravvicinate dell’intera pellicola; ora vediamo finalmente un paesaggio, ma purtroppo ciò che osserviamo è un delirio poetico e non la realtà antropologica dei fatti.

 
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