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Scritto da Samuele Pasquino   
martedì 17 marzo 2009

Gran Torino
Titolo originale: Gran Torino
USA, Canada: 2008 Regia di: Clint Eastwood Genere: Drammatico Durata: 116'
Interpreti: Clint Eastwood, Christopher Carley, Bee Vang, Ahney Her, Brian Haley, Geraldine Hughes, Dreama Walker, Brian Howe, John Carroll Lynch, William Hill, Scott Eastwood
Sito web: www.thegrantorino.com
Nelle sale dal: 13/03/2009
Voto: 9
Trailer
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Recensione di: Samuele Pasquino

grantorino_leggero.jpegWalt Kowalski (Clint Eastwood), reduce della guerra in Corea, presiede al funerale della moglie con i figli e le relative famiglie, che lui detesta. Reticente alle richieste del parroco per farsi confessare, conduce una vita caratterizzata dalla solitudine e dal razzismo maturato in seguito alla sua esperienza bellica.
Quando i suoi vicini coreani vengono aggrediti da una banda di connazionali, l’uomo interviene unicamente per salvaguardare il suo territorio e la splendida Gran Torino conservata in garage. Per loro egli diviene un eroe e un amico, tanto che Walt aiuterà l’adolescente Thao a diventare uomo e a farsi rispettare.

Clint Eastwood conclude meravigliosamente la sua carriera d’attore scegliendo una storia intensa e drammatica, diretta da lui stesso con il suo consueto stile magistrale e profondo. Il consumato ma bravissimo interprete dimostra ancora una volta di saper conciliare la sua granitica presenza con la sensibilità di un animo afflitto e tormentato, caratteristica propria di molti suoi personaggi. Egli non abbandona l’apparenza da burbero segnato dalla vita, dedito alla solitudine e al disprezzo nei confronti di chi non la pensa allo stesso modo, e questo è un ritratto che funziona e si conferma efficace anche e soprattutto in tale contesto.
Le problematiche evidenziate da Eastwood non sono mai banali, permettono invece di addentrarsi nei drammi di una nazione orgogliosa che ha commesso crimini inomignosi non meno gravi dei cosiddetti paesi barbari e non civilizzati. Si pone in “Gran Torino” un confronto fra culture che mette di fronte un reduce di guerra piegato dal rimorso e quelli che egli considera ancora suoi nemici. Walt è un americano tradizionale di origini polacche, e la sua ottica conservatrice grava in un primo momento sugli usi e costumi apparentemente inconcepibili dei suoi vicini coreani. Il razzismo che l’uomo nutre e l’odio che ne consegue costituiscono due radicate prese di posizione in conflitto con l’insegnamento cristiano, rappresentato dal giovane prete del quartiere, e con la gentilezza di persone che si considerano comunque ospiti in terra straniera.
La sensazione di Walt è quanto mai attuale, è l’americano a sentirsi straniero nella sua terra, una percezione addotta dal fenomeno dell’immigrazione massiccia. Il protagonista difende il suo territorio costituito dalla casa e dal giardino insieme alla sua mitica Gran Torino, una macchina che lo lega al suo passato lavorativo. Sorvegliando strenuamente il suo spazio vitale, egli sembra vegliare su un principio fondamentale della sua esistenza, l’appartenenza ad un Paese che, paradossalmente, lo ha obbligato negli anni di guerra a rendersi un assassino spietato.
Il regista Clint Eatwood, che peraltro è anche un ottimo sceneggiatore, ha voluto porre inoltre l’accento sull’atteggiamento ostile del personaggio centrale nei confronti dei suoi figli, colpevoli di essere ormai individui mossi da interessi e secondi fini, ingenui e lievemente meschini, così come le famiglie che hanno generato. Esiste, quindi, uno scontro di generazioni significativo, che coinvolge prima di tutto l’ambiente più intimo dei Kowalski, un fatiscente rifugio dalla realtà delle cose e dalla tristezza della vecchiaia inevitabile. Walt mantiene una sua integrità non volendo sottostare a richieste atte a conformarlo, è un uomo in lotta con le consuetudini sociali e un quartiere ormai mutato, dominato dalla diversità etnica.

L’americano si pone come ultimo baluardo di una civiltà destinata ad adeguarsi nel tempo alla globale coesistenza fra popoli distanti. Costruita un’immagine apparentemente inossidabile del suo personaggio, Eastwood introduce con sapienza nuove tematiche che hanno lo scopo, e ci riescono, di condurre il protagonista ad un integrazione civile e rasserenante.
Il ritrovato istinto paterno dell’uomo si manifesta nell’educazione che impartisce a Thao, un adolescente coreano bisognoso di solidi principi ma già molto coscienzioso.
La sua estraneità ad un mondo in declino accresce la stima di Walt verso il ragazzo, a tal punto da dimostrare la volontà di condividere momenti importanti, testimoniati dalla ritrovata predisposizione dell’uomo alla gentilezza e all’affetto. Il garage di Walt è un luogo in cui la sua personale esperienza di vita ha modo di formare Thao, di farlo crescere e iniziarlo al lavoro, diviene un rifugio e allo stesso tempo una scuola di pensiero.
La saggezza con cui il cineasta Eastwood realizza questa storia colpisce per la sua lungimiranza e intensità, meritando un elogio sincero in quanto ad originalità e buoni propositi. “Gran Torino” è un film semplicemente stupendo.

 
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