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Scritto da Biagio Giordano   
mercoledì 25 marzo 2009

Gran Torino
Titolo originale: Gran Torino
USA, Canada: 2008 Regia di: Clint Eastwood Genere: Drammatico Durata: 116'
Interpreti: Clint Eastwood, Christopher Carley, Bee Vang, Ahney Her, Brian Haley, Geraldine Hughes, Dreama Walker, Brian Howe, John Carroll Lynch, William Hill, Scott Eastwood
Sito web: www.thegrantorino.com
Nelle sale dal: 13/03/2009
Voto: 8
Trailer
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Recensione di: Biagio Giordano

grantorino_leggero.jpegParlare bene di questo film non è solo necessario, visti i contenuti così coinvolgenti, la scorrevolezza narrativa  d’altri tempi, il ritmo calzante delle tensioni,   ma anche  in un certo senso doveroso perché tratta di temi così  sensibili, attuali, storicamente corposi e ricchi di problematiche sociali di valenza universale da lasciare stupefatti.

Eastwood inserisce una tragica storia di periferia  su un piano scenico particolare ma non del tutto ignoto che si anima con precisi codici visivi western opportunamente denudati da ogni tradizionale sembianza esteriore per renderli irriconoscibili ai più.
Gli argomenti maggiormente legati alla morte e alla sopravvivenza, messi in gioco dal regista- autore con grande maestria, vengono giostrati in una forma di spettacolo che ci è inconsciamente familiare, dalla quale Clint non è mai riuscito a staccarsi del tutto.
Gli sguardi dei protagonisti che si fronteggiano duramente, viso contro viso, preannunciando un sequel di scontri drammatici e tragici, le numerose scene di violenza quotidiana, le conversazioni  tra etnie plurime mai serene o costruttive, la gestualità brusca e ostile delle persone più integrate, priva di sfumature, le armi cariche presenti dappertutto, in casa, dal barbiere, in macchina, in un’atmosfera densa di pericoli e inquietudini di ogni genere, fanno pensare a un Clint Eastwood sociologicamente sensibile, come sempre, ma sapientemente inventivo in termini cinematografici, più che mai deciso a comunicare problematiche del presente con chiavi sceniche del passato fatte passare al setaccio del gusto moderno reso trasparente dai sondaggi.

Il regista americano, della sua esperienza cinematografica, non butta via niente utilizzando, riciclando i vecchi ma preziosi codici visivi presenti nella famosa trilogia italiana come Per un pugno di dollari, Il buono il brutto il cattivo, Per qualche dollaro in più, e di altri film western, in funzione di una storia moderna e atipica vivacizzata e spettacolarizzata da modi recitativi ben collaudati, tra i quali spicca quello ieratico presente in quasi tutti i suoi film con la pistola.

I temi sociologici e etici del film vengono sviluppati e portati a scioglimento da Clint con un senso di responsabilità mediatica raro nei registi di oggi. Il razzismo e la xenofobia del personaggio principale Walt verso gli hmong asiatici, dopo essersi mostrata in tutta la sua spontaneità e vigorosa durezza si evolve lentamente verso un’illuminazione etica, redentrice, potente, drammatica, catartica che si conclude con la sua morte da eroe, un martirio esemplare per tutti, non inutile perché consente l’ incarcerazione dei giovani delinquenti assassini; un gesto che riafferma del proletariato anziano, pur tra alcuni sbandamenti razzisti, il ruolo guida nel territorio di residenza, con consigli di vita, aiuti, sostegni al sociale interrazziale maggiormente ferito, meno fortunato, quello della porta accanto, divenuto a tutti gli effetti il prossimo nuovo e incalzante del terzo millennio americano.

Clint è riuscito a fondere, con bravura e un senso critico del sociale indubbiamente sopra le righe, in parte sconosciuto prima di questo film, il genere filmico d’azione con il dramma etico, interrazziale,  di cui la vita di oggi è così impregnata da non lasciare intravedere all’orizzonte alcuna concreta speranza in cambiamenti strutturali, dando alla pellicola un  potere di attrazione finora sconosciuto che inchioda alla poltrona rendendoci consapevoli dell’altro potere mediatico, quello che aiuta a capire, illuminato dal pensiero, che usa l’inconscio non per ammagliarlo e illuderlo di niente, ma per renderlo più attiguo all’Io favorendo una maggiore consapevolezza etica della scissione tra il civile e gli istinti primari.

Il merito del regista americano è stato quello di essere riuscito a dare consistenza e robustezza identificativa  al film girandolo esclusivamente tra le classi sociali minori della periferia di Detroit, rinunciando a quei luoghi abbaglianti o estetizzanti  dominati e appartenenti alle classi borghesi che da sempre forniscono i maggiori specchi immaginifici, di contrasto o di intrattenimento nei film di questo genere.

 
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