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Il concerto
Titolo originale: Le concert
Francia: 2009 Regia di: Radu Mihaileanu Genere: Drammatico Durata: 119'
Interpreti: Aleksei Guskov, Mélanie Laurent, Dmitri Nazarov, Valeri Barinov, François Berléand, Miou-Miou, Lionel Abelanski, Jacqueline Bisset, Laurent Bateau
Sito web:
Nelle sale dal: 29/01/2010
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli
L'aggettivo ideale: Emozionante
Dopo gli ottimi "Train de vie" e "Vai e vivrai", il regista rumeno Radu Mihaileanu si destreggia abilmente tra la commedia pura ed il dramma regresso.
Nel suo “Le Concert” è la musica a stagliarsi sullo sfondo sociale russo, quale segno indelebile di una sceneggiatura pienamente riuscita.
Le note di Tchaikovsky fanno da collante tra presente e passato, scandendo il ritmo dell’intera orchestrazione narrativa.
Andrei Filipov vive del ricordo amaro di quel concerto per violino e orchestra, interrotto a causa delle sue simpatie verso gli ebrei. Mihaileanu crea una struttura narrativa discontinua, che si avvale di teneri flashback in bianco e nero per ricordarci il dramma sopito del protagonista e del flashfoward per anticiparci il futuro successo della compagnia.
Il regista evita audacemente l’agiografia del popolo russo, stimolando il riso proprio sui difetti grossolani dell’intera nazione. La sgangherata compagnia del protagonista si sostituisce al teatro Bolshoi e vola in Francia per un concerto, che offre fertile terreno ad un’ironia molto interessante. Ma il famigerato concerto del titolo non rappresenta per Andrei solo un riscatto professionale, ma bensì anche un’occasione unica per dirigere la figlia della donna che un tempo aveva amato. Il rimorso emerge da ogni inquadratura di Filipov, chiarificata dai flashback che mostrano il vecchio amore esiliato, morire mentre suonava lo stesso concerto sotto la neve della Siberia.
L’orchestra che con tanta fatica viene assoldata, si muove come l’armata brancaleone all’interno di un’affascinante Parigi. L’unico elemento serioso del gruppo è proprio il protagonista. Il contrasto con la classe francese esplicita la cultura barbarica del popolo asiatico, ma ne rafforza anche la vitalità e la semplicità.
Nei lunghi minuti del concerto finale si risolve l’intera storia: le inquadrature della ragazza vengono alternate con quelle della madre perduta; le lacrime che grondano simboleggiano la presa di coscienza della giovane.
Parafrasando Peter Bogdanovich, potremmo dire che “L’ultimo spettacolo” è la fusione temporale di presente, passato e futuro.
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