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Scritto da Samuele Pasquino   
mercoledì 11 febbraio 2009

Il papà di Giovanna
Titolo originale: Il papà di Giovanna
Italia: 2008. Regia di: Pupi Avati Genere: Drammatico Durata: 104'
Interpreti: Silvio Orlando, Francesca Neri, Ezio Greggio, Alba Rohrwacher, Serena Grandi, Gloria Cocco
Sito web: www.ilpapadigiovanna.it
Nelle sale dal: 12/09/2008
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino

ilpapadigiovannaBologna, 1938. Michele Casali (Silvio Orlando) è un professore con una figlia adolescente problematica, Giovanna (Alba Rohrwacher), per la quale immagina un futuro felice.
La ragazza è bruttina, timida, e per tali motivi non ha corteggiatori. Anche la madre Delia (Francesca Neri) ha con lei un difficile rapporto.
Quando la giovane si innamora di un suo compagno di studi, Michele sembra intravedere un barlume di luce, ma il ragazzo, invece, corteggia la migliore amica di Giovanna.
La giovane, in preda alla gelosia, commette un omicidio che le costa l'internamento in un manicomio.
Michele affronterà una grave crisi familiare, in un periodo sconvolto dalla seconda guerra mondiale.  

Il tema dell'emarginazione viene affrontato dal regista Pupi Avati con quel carico di problematiche atte ad intensificare un dramma reale, quello della diversità.
Giovanna è una ragazza disadattata non a livello sociale ma piuttosto a livello psicologico, in preda ad una solitudine venutasi a creare a causa di una radicata natura infantile.
L'emarginazione che la giovane è costretta a subire colpisce direttamente anche il padre Michele.
L'uomo è un genitore che nutre forti speranze nei confronti della figlia ma non vive i problemi con cecità e illusione, bensì le costruisce, o almeno tenta, un mondo intorno, in cui il dolore e la sofferenza vengono tenuti lontani: è un vano tentativo, la vita irrompe con impeto crudele e infierisce sulla debole personalità di Giovanna, con un risultato tragicamente duro, l'omicidio.
Il fatto, che si consuma in un ambito drammaticamente italiano, il fascismo in quanto regime dittatoriale e tremendamente vessatorio, provoca una crisi profonda, insanabile, all'interno della famiglia stessa di Michele. La moglie Delia si allontana, emarginando lei stessa la figlia, esprimendo così il suo disprezzo nei confronti del delitto messo in atto da Giovanna.
Avati non si sofferma tanto sull'orrendo crimine, quanto sulle tristi e ovvie conseguenze, contestualizzate con storica precisione.
Michele perde il lavoro e viene etichettato come il padre di un'assassina, sprofondando in un abisso di ipocrisia e voci crudeli che si fanno radicate e quindi indelebili.
Ciò nonostante, si tratta di un uomo coraggioso e caparbio, affezionato alla figlia tanto da non abbandonarla, e in tal modo perdonarla per il suo misfatto.
Gli anni della guerra, peraltro ottimamente resa da Avati, sono per Michele gli anni più duri, ma non per la tragedia bellica, è l'isolamento della figlia in manicomio a ossessionarlo.
Con la liberazione, sembra che anche Giovanna possa ritrovare un po' di serenità, riacquisendo la libertà e la voglia di vivere.

Il regista colloca la storia nella sua amata Bologna, città di ricordi ed esperienze importanti per il cineasta italiano, un autentico maestro nel preparare le inquadrature e disporle in sequenze straordinariamente concrete.
Avati è, perciò, un pragmatico realista, che prima ancora della storia delinea i personaggi, fornendone un ritratto non ideale ma significativamente vero e ricco di sfumature. Anche per queste caratteristiche, "Il papà di Giovanna" ha avuto il merito di far riflettere su problematiche attuali che riguardano il rapporto tra genitori e figli, un'intesa non scontata e dai labili confini soprattutto psicologici.
Silvio Orlando è magnifico per la sua bravura ed intensità, completano la famiglia messa Francesca Neri nella parte della moglie e Alba Rohrwacher in quella di Giovanna. Non meno importante risulta il ruolo affidato a Ezio Greggio, l'amico poliziotto di Michele, un grande sostegno per il protagonista.
L'attore sa stupire con le sue doti recitative adatte persino ad una parte drammatica e particolarmente impegnativa.
Il film di Avati torna ad esaltare il cinema italiano e ci riesce con straordinaria naturalezza.

 
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