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Il settimo sigillo
Titolo originale: Det sjunde inseglet
Svezia :1956 Regia di: Ingmar Bergman Genere: Drammatico Durata: 96'
Interpreti: Bibi Andersson, Max von Sydow, Gunnar Björnstrand, Bengt Ekerot, Nils Poppe, Inga Gill, Maud Hansson, Inga Landgré
Sito web:
Nelle sale dal: 1956
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino
Antonius Block (Max Von Sydow) è un cavaliere che sta tornando insieme al suo scudiero (Gunnar Bjornstrand) dalle crociate.
Lungo la strada incontra la Morte, la quale gli annuncia che è arrivata la sua ora. Per prendere tempo, il cavaliere la sfida ad una partita a scacchi. In una terra piegata dalla peste, stanco e sconfortato, pieno di dubbi riguardo alla sua fede cristiana, Antonius conoscerà una famiglia di saltimbanchi che riuscirà a infondere di nuovo in lui la speranza.
Uno dei capolavori assoluti del cinema è tratto da un atto unico dello stesso Ingmar Bergman, intitolato "Pittura su legno".
Il film nasce in primis da una paura latente di Bergman fin dall'adolescenza, quella della morte. Il fatto di poterla rappresentare costituisce una lotta vinta e un' angoscia infine dissolta.
La scena iniziale del film è molto suggestiva e significativa.
Il cavaliere Block sta raccogliendo le sue cose in un sacco per proseguire il viaggio dopo una sosta sulla spiaggia, quando appare improvvisamente una figura minacciosa, avvolta da un manto nero e dal viso incredibilmente pallido.
L'uomo chiede alla strana presenza chi essa sia, sentendosi rispondere in maniera schietta che essa è la Morte. In questa scena, oltre alla rappresentazione visiva ad effetto, la componente più importante è il dialogo fra i due. Alla domanda di Block "Sei venuto a prendermi ?" la Morte risponde "E' già da molto che ti cammino affianco!".
Nel dialogo non ci sono esitazioni e il cavaliere ribatte: "Me n'ero accorto!"; la figura oscura domanda: "Sei pronto?". E' qui che s'ode la prima esclamazione veramente significativa da parte di Block: "Il mio spirito lo è, non il mio corpo!" La Morte si avvicina stendendo il braccio destro come per avvolgere il cavaliere nell'oscurità del suo mantello e il regista Bergman enfatizza il momento con un primissimo piano del volto della Nera Signora. A questo punto Block le chiede di rimandare il trapasso e la sfida ad una partita a scacchi facendo un patto: la vita come premio per un'eventuale vittoria.
La Morte accetta e Block sorteggia per chi sarà a fare la prima mossa: all'oscura signora tocca il nero ed essa si lascia andare ad una battuta divertente: "Si addice alla Morte, non credi?".
La partita inizia e la scena si conclude con una dissolvenza incrociata con la quale si passa ad un'immagine del cielo.
La rappresentazione della morte si rifa palesemente all'iconografia classica, compresa la celeberrima partita a scacchi con il cavaliere: alta, viso pallido e glabro, il manto nero e la saggezza che la contraddistingue in virtù del suo essere viaggiatrice nel tempo.
Il film di Bergman pone al centro di tutta la vicenda i laceranti dubbi ed interrogativi di Antonius Block, che torna dalle crociate deluso dalla Chiesa e da Dio, quell'entità onnipotente che mai interviene, che osserva l'uomo avvicinarsi inesorabile alla rovina.
Si tratta di una lunga dissertazione sulla fede, un punto di vista immediato e realistico riguardo ad un periodo oscuro della storia, quel Medioevo martoriato dalla peste, dal lato selvaggio dell'essere umano e dalla violenza dell'inquisizione.
Durante il viaggio, Block vedrà molte cose, la donna giudicata strega, la processione di genuflessi, cavalieri senza morale, ormai dediti al vino e alle razzie. In mezzo a tutto questo una partita dall'esito inevitabile.
Ottima sceneggiatura che offre anche qualche curioso aneddoto: la scena finale, famosissima per ogni esperto di cinema, è stata completamente improvvisata, girata da Bergman in quattro minuti sfruttando una luce naturale, e impiegando non attori, già fuori dal set, ma semplici addetti ai lavori.
Il titolo del film reca una storia per molti sconosciuta: il settimo sigillo è quello del libro che tiene Dio tra le braccia e solo Cristo in persona può romperlo. I sette sigilli sono descritti nell'Apocalisse di San Giovanni.
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