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Scritto da Samuele Pasquino   
sabato 07 marzo 2009

Insider
Titolo originale: The Insider
USA: 1999 Regia di: Michael Mann  Genere: Drammatico  Durata: 127'
Interpreti: Al Pacino, Diane Venora, Russell Crowe, Lindsay Crouse, Christopher Plummer, Gina Gershon, Stephen Tobolowsky, Michael Gambon, Philip Baker Hall, Debi Mazar, Colm Feore, Bruce McGill, Rip Torn, Lynne Thigpen, Hallie Kate Eisenberg.
Sito web:
Nelle sale dal: 1999
Voto: 9
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino

The Insider Jeffrey Wigand (Russell Crowe), dirigente di una grande multinazionale del tabacco, viene licenziato senza alcun motivo. L'uomo è intenzionato a rivelare importanti segreti al giornalista Lowell Bergman (Al Pacino), ma teme per la sua famiglia.
Quando finalmente Wigand decide di concedere un'intervista e testimoniare in tribunale, la situazione si complica.  

Sembra che fin dagli esordi alla cinepresa Michael Mann dimostri un'eccellente capacità di enfatizzare personaggi e situazioni riuscendo a cogliere nei suoi attori un'energia interpretativa ottimale e assolutamente disinvolta.
Alla sua seconda collaborazione con Al Pacino dopo "Heat", il regista fa di Lowell Bergman un autentico mastino del giornalismo, acuto, morigerato, grintoso e moralmente integerrimo, il professionista ideale per affrontare una controversia epocale. Il suo protetto è invece interpretato da Russell Crowe, curiosamente reso più maturo nei panni di Jeffrey Wigand, che Mann segue ossessivamente con camera ravvicinata in tutti i suoi movimenti, comunicando e rendendo appieno la pressione a cui il personaggio viene sottoposto.
Il tema centrale del film consiste nella lotta fra un dirigente e una multinazionale del tabacco che lo ha licenziato, lotta che poi viene estesa anche all'opinione pubblica. Sebbene Mann intensifichi ritmi e toni ad estenuanti livelli di tensione, facendo credere che alla lunga l'ostinazione paghi, la realtà appare ben diversa e viene proiettata nel film in un'azione legale edulcorata ed appassionante, nella quale si susseguono degli orchestrali talvolta indecisi, talvolta fin troppo sicuri. Il risultato è una guerra logorante in cui il solo a perderci veramente sembra essere Wigand, che sacrifica moglie e figlie venendo da loro abbandonato, lascia la sua casa per vivere in una stanza d'albergo sorvegliato da guardie del corpo, minacciato da una compagnia senza scrupoli.
Il suo atto di ribellione lecita sfocia in un dramma esistenziale e sociale che arriva ad emarginarlo per la sua manifestazione di incredibile coraggio.
La battaglia che si svolge fra Wigand e la multinazionale arriva a coinvolgere i più alti vertici del giornalismo televisivo, che rivela oscure tresche e logiche legate all'audience, senza preoccuparsi di esporre una fonte attendibile a rischi seri. Bergman cerca di salvare il caso che sta per essere compromesso, ergendosi ad ultimo baluardo della professione morale e combattendo con i suoi capi per preservare l'incolumità di un informatore che diviene anche un amico.
Mann parla di accademia giornalistica, esprimendo concetti quali notiziabilità, integrità del redattore, gerarchia d'informazione e opinione pubblica, applicate ad una vicenda difficile da risolvere e intricata a tal punto da mettere in moto meccanismi subdoli e generare atteggiamenti ostili nei confronti di Wigand.

Questa coinvolgente indagine condotta da Mann è supportata da una regia perfettamente aderente al tema e stilisticamente encomiabile, coadiuvata da una sceneggiatura  che ha saputo esaltare i personaggi e le loro sensazioni emotive. "Insider" parla di una lotta per giungere alla verità e di notizie che devono essere divulgate.

 
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