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Scritto da Anna Maria Pelella   
mercoledì 09 gennaio 2008

Into the Wild
Titolo originale: Into the Wild
Titolo internazionale: Lust, Caution
USA: 2007. Regia di: Sean Penn Genere: Drammatico Durata: 148'
Interpreti: Emile Hirsch, Vince Vaughn, Kristen Stewart, William Hurt, Marcia Gay Harden, Katherine Keener, Hal Holbrook
Sito web: www.//intothewild.com
Nelle sale dal: 25/01/2008
Voto: 7
Recensione di: Anna Maria Pelella

intothewild_leggero.jpgChristopher McCandless appena laureato, decide inspiegabilmente di abbandonare tutto per intraprendere un viaggio che lo porterà attraverso esperienze e luoghi che lo cambieranno per sempre.
Chris McCandless è ad un bivio, da una parte il brillante futuro che la laurea ed i soldi della sua famiglia gli possono assicurare, con tutto quello che la cosa può significare: appiattimento, consumismo, condivisione dei valori con i suoi genitori, e dall’altra la libertà di essere quello che sente. Ovvio che nonostante i pericoli, o forse proprio per quelli egli sceglierà la sua strada, un percorso indicato da milioni di libri e intrapreso da moltissime persone prima di lui. Il sogno americano di stabilità economica ed inserimento nella società diviene incubo nella misura in cui, negli anni di Bush senior la situazione politica non invita certo all’ottimismo, e spesso condividere i valori dei propri genitori, vuol dire diventare come loro. Chris non ha molta scelta, essere come suo padre non lo alletta minimamente, e sceglie di andare via. Il suo è un addio definitivo, regala i suoi soldi, abbandona a metà la sua macchina, nascondendone le targhe, e semplicemente sparisce. Si dà un nuovo nome, Alex Supertramp, e nasce di nuovo in compagnia di una coppia di hippies che gli dà un passaggio e lo accoglie nel suo accampamento, a Slab City in California. L’adolescenza lo vede ancora sulla strada, nel South Dakota e poi ancora via fino in Alaska, dove l’età adulta lo coglie e il suo pellegrinaggio durato due anni lo induce finalmente a fermarsi da qualche parte, da solo in contatto con la natura selvaggia e con l’unica compagnia dei suoi libri.
Tratto dal libro di Jon Krakauer ispirato ad una storia vera, il film, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, parla al cuore di tutti quelli che nella vita, almeno una volta si sono chiesti davvero cosa volevano essere. Il personaggio di Chris non è altro che la parte di noi che vuole vivere, semplicemente così, cercando dentro di sè e nel mondo il senso della propria esistenza. Il prezzo che pagherà sarà molto alto, ma nulla ci lascia immaginare che se ne sia pentito, anzi il messaggio di tutto quell’affannarsi in giro per il mondo sarà che “la felicità esiste solo se la puoi condividere”. Chris diviene Alex per scelta e, sempre di sua volontà, abbandona tutte le perone che ha incontrato sulla strada e che, in qualche modo lo hanno amato.
La sua ricerca ha un che di estremo solo nel momento in cui egli decide per la solitudine, e sarà paradossalmente quella ad aprirgli la mente, anche se in maniera imprevedibile.
Sean Penn riesce a rendere ancora convincente il viaggio di formazione molti anni dopo Kerouac, il suo personaggio, un sensazionale Emile Hirsh, rappresenta la contraddizione di un sistema sociale che condanna all’irreversibiltà ogni decisione circa il proprio futuro, nel momento stesso in cui si consegue il primo risultato. Chris semplicemente non intende barattare la propria possibilità di scelta con un inutile auto nuova, regalo che i suoi genitori hanno pensato per il conseguimento della sua laurea. Incompresibilmente, almeno agli occhi dei suoi, egli decide di non aver bisogno di un’auto nuova, ma di una cosa molto poco consumistica, la libertà di essere ciò che sente e non quello che sta diventando seguendo i binari tracciati su cui cammina da anni.

Il racconto si dipana avvincente tra la semplicità degli intenti di Chris e la profondità dei rapporti affettivi che egli lascia cadere dietro di sè, in una rappresentazione visiva dell’alienazione che sembra colpire chi non si vuole semplicemente omologare e sceglie l’esilio che purtroppo lo distruggerà.
La scelta di raccontare in maniera non lineare rende la storia vivace ed interessante, mentre l’empatia col personaggio è suggerita solo attraverso i sentimenti che egli involontariamente instilla in quelli che incontra sul suo cammino.
L’interpretazione perfetta di tutti i comprimari rende credibile e nel contempo struggente il segno che Chris lascia dietro di sè, in persone semplici che lo amano per quello che è, e non per i risultati che potrebbe conseguire se solo volesse.
La regia minimale e le bellissime scene della natura selvaggia rendono incantevole il racconto di una storia poetica e per molti versi comprensibile, nel momento in cui la scelta che si pone è quella antica e mai risolta tra avere o essere.

 
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