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Scritto da Piergiorgio Ravasio   
lunedì 21 gennaio 2008

Into the Wild
Titolo originale: Into the Wild
Titolo internazionale: Lust, Caution
USA: 2007. Regia di: Sean Penn Genere: Drammatico Durata: 148'
Interpreti: Emile Hirsch, Vince Vaughn, Kristen Stewart, William Hurt, Marcia Gay Harden, Katherine Keener, Hal Holbrook
Sito web: www.//intothewild.com
Nelle sale dal: 25/01/2008
Voto: 9
Recensione di: Piergiorgio Ravasio

intothewild_leggero.jpgUn viaggio che ti apre gli occhi e ti costringe a ripensare alle cose.
La rinascita di un uomo, i legami coi rapporti familiari, il tema del desiderio umano, delle emozioni, della solitudine, della ricerca di libertà.
La riscoperta di un ragazzo, a contatto con la natura selvaggia e alla ricerca del suo “io” più profondo.
Il fascino della grande barriera di una natura fredda e spietata in un
film stupendo ed emozionante che è anche una riflessione sul nostro carattere morale.
Questo, in sintesi, il sunto di una delle pellicole più belle che la cinematografia ci abbia regalato negli ultimi dieci anni. Merito indiscusso di questo capolavoro il regista, sceneggiatore e produttore Premio Oscar Sean Penn che, nei suoi quasi trent’anni di carriera, è diventato un’icona del cinema americano e mondiale.
Evento dell’anno alla Festa del cinema di Roma, e con unanimi consensi di pubblico e critica, “Into the wild” traspone sul grande lo schermo la storia vera di Chris McCandless che, l’estate dopo la laurea, all’insaputa di tutti, ritira il contenuto del suo conto bancario, lo dona ad un’organizzazione di beneficenza che combatte la povertà e poi parte inseguendo il suo desiderio di avventura, cercando una vita di totale autosufficienza in cui poter contare solo su se stesso.
Nel corso di un viaggio durato due anni per comprendere se stesso e il suo posto nel mondo, Chris McCandless vive le esperienze di una vita intera: l’abbandono della sua vecchia identità per crearsene una nuova all’inizio del viaggio, la dichiarazione di indipendenza dalla famiglia incredula, l’intenso percorso che lo vede attingere conoscenza e saggezza dalle persone e dagli straordinari posti incontrati, la calamità che lo porta alla sua stessa improvvisa scomparsa al culmine di quel viaggio che avrebbe dovuto cambiare per sempre la sua visione del mondo.
Tutti questi frammenti formano il mosaico emotivo al centro della quarta opera che il regista Sean Penn (il film è tratto dal bestseller di Jon Krakauer “Nelle terre estreme”) confeziona mescolando immagini di straordinaria bellezza e spettacolari, con un realismo più crudo, quasi documentaristico, raccontandoci gli ultimi due anni di vita di un giovane benestante che rinuncia a tutto per cercare il vero significato della libertà e della natura selvaggia, scomparendo all’interno di una terra estrema da cui non farà più ritorno.
La storia non racconta solo la parte più esteriore di un uomo, la sua avventura nel mondo, ma anche e soprattutto la sua vicenda interiore, il desiderio di cose tangibili e la maturazione di quella saggezza avvenuta attraverso momenti e incontri succedutisi durante il suo viaggio.
Ottima l’interpretazione del ventiduenne Emile Hirsch che riesce a rendere magistralmente il personaggio, senza mai cadere in alcun tipo di cliché, nella sua toccante ostinata volontà di indagare sulle zone grigie della vita e della morte, riuscendo ad esprimere, in uno stesso istante, la rabbia e la chiusura assieme alla sofferenza di un bambino che vorrebbe solamente essere amato.
Un ragazzo diverso dagli altri, molto egocentrico, ostinato, impetuoso. Ma anche un puro di cuore che non accetta compromessi, dai grandi ideali, un forte senso di rettitudine morale e convinto della sua missione di voler abbandonare una vita facile.
Chris è una persona vera alla quale gli spettatori in sala riescono ad affezionarsi; merito del regista che magistralmente riesce a trasformare una semplice storia di avventura e ribellione in un’analisi di quello che è una persona, di ciò che crede di essere e di ciò che vorrebbe essere, rappresentando questa confusione in maniera molto efficace e toccante.
Nella ricerca di quella sorta di purificazione spirituale, di dignitoso allontanamento dalla conflittualità e infelicità dei genitori (considerati una coppia che vive una vita fatta di bugie e comportamenti distruttivi) Chris, in viaggio verso l’Alaska, sua meta finale, svolge lavori occasionali per pagarsi le spese e incontra una serie di persone straordinarie con cui intreccia amicizie e conversazioni che gli lasceranno un segno.
Ed è così che, nel suo lungo peregrinare, fa la conoscenza di Rainey, un vagabondo che vive nell’auto con la sua adorata compagna Jan, e con i quali sviluppa un rapporto di profonda amicizia, ricca di un grande affetto reciproco.
Una donna che ha dovuto affrontare la prova molto dura della perdita di un figlio e a cui Chris permette di rivivere sentimenti molto profondi. Un uomo che, come Chris, ama la libertà e lo spirito avventuroso, e che dà vita ad un rapporto quasi in stile padre e figlio.
Il suo viaggio “on the road” lo conduce anche all’incontro con la giovane Tracy, una ragazzina cresciuta in un insediamento di auto e roulotte nel deserto della California, luogo ideale per vagabondi, hippies e anticonformisti di ogni genere.
Un po’ come il ragazzo, anche lei vive in un luogo popolato di persone che hanno abbandonato la società ma che, nonostante tutto, hanno messo radici in un posto.Ragazza libera e anticonformista, ma al tempo stesso romantica e
innocente, non riuscirà a fermare la corsa di Chris verso la sua meta tanto desiderata.
Ma prima dell’Alaska il giovane farà l’incontro forse più significativo ed emozionante di tutto il suo viaggio: quello con Ron Franz, l’anziano vedovo che vede nel ragazzo sia il riflesso dei suoi sogni perduti, sia il figlio che avrebbe sempre voluto.
In un rapporto duro e difficile ma altrettanto umano ed affettivo (Ron è un solitario, ha perso la famiglia e si è ritirato a vivere ai margini della società) dove l’uomo non vive più la vita, Chris si interessa a lui, lo spinge ad uscire allo scoperto e a cercare la vita al di fuori dei ristretti confini che si è dato.
E in cambio Chris riceve la percezione di quella presenza divina nell’armonia del creato, quella luce celestiale, simbolo della fede, che alla fine lo accompagnerà nell’ultimo suo grande viaggio verso un altro paradiso.
Solo allora l’affannosa ricerca filosofica della verità giungerà ad una conclusione, illuminata dagli occhi della fede, per comprendere quanto la vera libertà è solo quella che viene condivisa con gli altri.
Nei suoi 148 minuti di durata “Into the wild” è un fiume intenso, lirico ed altamente poetico che fa riflettere e colpisce direttamente al cuore di chiunque.
Passando dall’Alaska al grande caldo di Lake Mead o imparando ad affrontare le leggendarie rapide del Grand Canyon, quello che era cominciato come gesto di ribellione contro lo stile di vita dei genitori, diviene un viaggio dal valore molto più simbolico, dove l’abbandono della civiltà del superfluo, delle comodità e di quanto la vita possa offrire di tranquillo, si traduce in riscoperta di se stesso e conquista di una nuova libertà interiore.
Dai campi di grano del Dakota, alle aspre pianure del Salton Sea, fino ai boschi dell’Alaska, con una straordinaria immagine che esalta la leggendaria bellezza di quei paesaggi e la loro capacità di emozionare, il regista ci regala una trama narrativa molto interessante, piena di sfumature e di poesia, suddivisa in capitoli che coincidono con le varie fasce di età del ragazzo e accompagnata da una colonna sonora, in perfetta sintonia con lo spirito del film, che in modo esemplare sottolinea la profondità e la complessità degli interrogativi che Chris si lascia alle sue spalle con la morte.
Un film nel quale i giovani d’oggi non stenteranno a ritrovare qualcosa di dolorosamente personale in una storia dove, per certi versi, è impossibile non identificarsi col protagonista. Un amore smisurato per l’avventura e il rischio; una vita piena di entusiasmo ma anche di rigorosa disciplina.
L’avventuriero che può fare qualsiasi cosa, scalare qualunque montagna, superare ogni traguardo, che ha cambiato la vita di molte persone ricevendo in cambio altrettanto, ora ha raggiunto la sua vetta e ha dato un senso ai suoi ultimi giorni.

 
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