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Katyn PDF Stampa E-mail
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Scritto da Francesca Caruso   
martedì 17 febbraio 2009

Katyn
Titolo originale: Katyn
Polonia: 2007. Regia di: Andrzej Wajda Genere: Drammatico Durata: 117'
Interpreti: Joachim Paul Assböck, Waldemar Barwinski, Stanislawa Celinska, Andrzej Chyra, Magdalena Cielecka, Alicja Dabrowska, Jan Englert
Sito web: www.katyn.netino.pl/en
Nelle sale dal: 13/02/2009
Voto: 8,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso

katyn_leggero.jpegIl regista e sceneggiatore Andrzej Wajda è uno dei principali esponenti del cinema polacco, insignito nel 2000 dell’Oscar alla Carriera per “cinque decadi di straordinarie regie”.
Il film è dedicato alla memoria del padre, capitano polacco vittima della strage di Katyn, e della madre ingannata.
Il 17 settembre 1939 la Germania invade la Polonia, migliaia di cittadini polacchi fuggono dalla frontiera occidentale per rifugiarsi nelle regioni orientali, ma scoprono che anche i russi sono entrati nel paese e si ritrovano stretti in una morsa.
Tutti i militari della zona sono fatti prigionieri, tra questi Andrzej, capitano dell’8° reggimento dell’esercito, e Jerzy, un suo subalterno.
Anna, la moglie del capitano, lo raggiunge nella zona dove sono stati raccolti prima di essere trasportati altrove, scongiurandolo di tornare a casa con lei e la loro bambina e togliersi la divisa, ma Andrzej ha giurato fedeltà a quella divisa e non può seguire la sua famiglia. Il capitano decide di annotare su un taccuino tutto quello che accade intorno a lui giorno per giorno. Dopo alcuni mesi, Anna e la figlia, con l’aiuto di un ufficiale dell’Armata Rossa, riesce a tornare a Cracovia e si rifugia dalla madre di suo marito, anche il suocero Jan, professore universitario, con gli altri colleghi, è stato deportato.
Le due donne aspettano i loro mariti, con fiducia e ostinazione. Un giorno il taccuino di Andrzej, recapitatole a casa grazie all’intervento di Jerzy, metterà pace nel cuore in attesa di Anna.
Katyn è la storia dei 15.000 soldati, dei quali circa 8.400 ufficiali, polacchi trucidati e seppelliti in fosse comuni nella foresta di Katyn dalla NKVD (la polizia politica di Stalin). Stalin in persona firmò il 5 marzo 1940 l’autorizzazione a uccidere i prigionieri di guerra polacchi, una strage perpetrata per annientare la futura classe dirigente polacca.
Dopo la scoperta delle fosse comuni nel 1943 da parte dei Tedeschi, i sovietici negarono il loro coinvolgimento, accusando gli stessi Tedeschi che li avrebbero giustiziati nel 1941. Per molto, troppo tempo i sovietici rinnegarono e cercarono di occultare le loro responsabilità.
Il 13 aprile 1990 Gorbaciov, durante l’incontro con il presidente polacco Jaruzelski, ammise la colpevolezza sovietica.
Il film è una ricostruzione amara e cruda di un massacro per troppi anni occultato e dell’ostinazione di un popolo che caparbiamente ha lottato per ristabilire la verità e per dare delle tombe a quei morti.

Di forte impatto emotivo è la ricostruzione della disumana e meccanica ripetizione delle esecuzioni, durante gli ultimi minuti della pellicola. Un film privo di retorica e di odio verso gli assassini, lo si nota quando Anna e sua figlia vengono salvate da un ufficiale russo, che ha compreso la gravità degli eventi.
Katyn è un racconto sulla sofferenza e sul dramma di migliaia di famiglie, è anche la storia di una famiglia separata, non ci sono solo gli ufficiali assassinati, ma si dà ampio spazio alle donne che aspettavano il loro ritorno ogni giorno.
Donne risolute, caparbie, fedeli e forti, che sono sopravvissute mantenendo viva la memoria e che vivevano nella costante angoscia di non rivedere i loro cari o illudendosi che il loro uomo o padre bussasse alla porta di casa da un momento all’altro, questo succede alla figlia di Anna, che si butta tra le braccia dell’uomo che un giorno bussa alla porta di casa credendolo il padre.
La sceneggiatura del film è tratta dal libro “Post Mortem” di Andrzej Mularczyk. La fotografia, affidata a Pawel Edelman, è fredda con la prevalenza di tonalità grigie, che rispecchia gli stati d’animo dei personaggi.
Ciò che il regista ha voluto fortemente sottolineare con Katyn è che venga mantenuta la memoria di quegli eventi per le generazioni presenti e future, affinché si tenga vivo il ricordo di quegli uomini e quelle donne che hanno lottato per la verità e per la libertà di ogni singolo essere umano.
È un film forgiato con maestria che tocca temi delicati espressi in modo schietto, senza fronzoli e senza giudicare.

 
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