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La cosa giusta PDF Stampa E-mail
Valutazione utente: / 10
ScarsoOttimo 
Scritto da Dario Carta   
lunedì 15 marzo 2010

La cosa giusta
Titolo originale: La cosa giusta
Italia: 2009 Regia di: Marco Campogiani Genere: Drammatico Durata: 93'
Interpreti: Ennio Fantastichini, Paolo Briguglia, Samya Abbary, Ahmed Hafiene, Camilla Filippi
Sito web:
Nelle sale dal:27/11/2009
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Avvincente

La cosa giusta“La cosa giusta”,scritto e diretto da Marco Campogiani,mette le mani sulle tematiche boomerang legate all’immigrazione,alle contraddizioni di una giustizia disuniforme,ai timori e ai pregiudizi verso una realtà extracomunitaria ed affronta energicamente gli effetti della diatriba sociologica del Bel Paese relativa all’accettazione incondizionata dello straniero.

Eugenio Fusco (Paolo Briguglia) e Duccio Monti (Ennio Fantastichini) sono due poliziotti in antitesi caratteriale l’un l’altro,ma accomunati nel compito di sorvegliare il tunisino Khalid Amraze (Ahmed Hafiene),appena uscito di prigione perché prosciolto in primo grado dall’accusa di terrorismo,ma sospettato di appoggiare una cellula terroristica islamica.
Eugenio è un agente giovane,solare,aperto verso le condizioni sociale degli arabi,studioso della loro lingua,idealista proiettato verso il futuro di una buona carriera investigativa,prossimo marito e bendisposto a dimostrare l’innocenza di Khalid,che ritiene possa essere vittima di un errore giudiziario.
Gli viene affiancato Duccio,scafato lupo di strada,disincantato e scettico indagatore della realtà,cinico ed esperto delle analisi di indagine. Il conflitto caratteriale fra i due agenti,affiancati nel pedinamento di Khalid,uomo sospetto e potenziale pericolo,si scioglie ben presto in un’intesa a tre,quando piano piano i due poliziotti entreranno nella sfera di Khalid,ne conosceranno le abitudini,la famiglia,gli ideali e la complessità del suo pensiero.

Campogiani tesse un racconto a più strati,partendo dall’argomento sociale legato all’integrazione,passando per un’analisi interiore dei protagonisti con rapidi ed efficaci voli indagatori della loro natura morale e sviluppando un epilogo che sovverte le prospettive,ponendo interrogativi senza fornirne le risposte e lasciando allo spettatore la libertà della propria soluzione.
Nella sua regia ferma e sicura,Campogiani sposta l’accento dalla vicenda di un uomo indagato al rapporto fra tre persone che,inizialmente divisi,iniziano lentamente ad interagire reciprocamente creando un amalgama che tende a solidificare in una armonia di intenti,passando in situazioni fra il serio e il faceto,il grottesco e la farsa,ma mai perdendo di vista l’obiettivo primario del film,una vibrante inchiesta sull’immigrazione ed il pregiudizio che questa porta con sé.
In un’altalena di prospettive sociali e morali,omaggiando condizioni storiche italiane (“…il terrorista è come il vostro partigiano…”,il film penetra la complessità della relazione fra sospetto/inquisito/immigrato e deontologia,come etica derivante dal rispetto al di là del pregiudizio.
Il rapporto apparentemente contorto e stridente fra Eugenio e Duccio,due colleghi sinceramente opposti ma uniti nella ricerca della verità su Khalid,ombra di un terrore nemico,si apre sul respiro dell’intuizione della realtà del presunto colpevole,mutandoli in partecipi del suo destino.
L’inversione dei termini dei rapporti interpersonali fra i tre protagonisti,diviene il fil rouge del film,che scava negli eventi per evidenziare verità lontane e differenti dalle ipotesi e congetture.
Sono bravissimi Briguglia , Fantastichini e Hafiene,con la loro recitazione fluida e spontanea,che innerva una tensione narrativa pervasa ovunque da un senso di piacevole ironia che stempra il racconto e favorisce la lettura della sottotrama che regge la storia.

L’alchimia che nasce fra i tre personaggi trova terreno in quel senso di commedia goldoniana che alleggerisce il dramma e l’interrelazione fra i tre,che interpola il difficile rapporto fra i due agenti con la situazione inquietante dell’indagine su un sospetto terrorista,apre il sipario su un atto quasi teatrale a volte ironico e farsesco.
Campogiani mette in scena una storia che tratta una tematica altamente drammatica ed attuale,conferendole dei risvolti umoristici ma restando fedele all’intenzione della denuncia politico sociale,non fornendo risposte ma offrendo interrogativi.
Con un meccanismo quasi elementare,ma nel contempo complesso ed eterogeneo,il regista lancia la sfida sui concetti di pregiudizio e paura,toccando tasti che inducono ad una profonda riflessione sulla natura delle leggi varate da posizioni di governo e tendenze politiche sedicenti garanti della sicurezza legata ai casi di immigrazione.
“La cosa giusta” è un film avvincente e pieno di spunti,semplice eppure articolato.
Salta agli occhi,tuttavia,una eccessiva accondiscendenza da parte della tecnica narrativa,al cinema televisivo nazionale e la pellicola,nella sua validità,rischia di indulgere al palinsesto televisivo fictionale,di cui l’Italia è ormai fucina instancabile.

 
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