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La fuga
Titolo
originale: Dark Passage
USA: 1947 Regia di:Delmer Daves Genere: Drammatico Durata: 106'
Interpreti: Humphrey Bogart, Lauren Bacall, Agnes Moorehead, Bruce Bennett, Tom D'Andrea.
Sito web:
Nelle sale dal:
1947
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli
Dal romanzo omonimo di David Goodis , “Dark Passage” si erge a capolavoro del genere noir. Il regista Delmer Daves , già autore de “ La casa rossa “ , torna dietro la cinepresa per impressionare sulla pellicola un noir che trascende la natura stessa del genere .
Il film gioca con la tensione del fruitore grazie ad un’accorta modulazione del masochismo , derivante dal desiderio verso un oggetto mancante .
Mentre il noir ribalta il paradigma classico della narrazione onnisciente , questo film ribalta la dinamica del noir della presenza ossessiva del protagonista , in luogo di una ripresa in soggettiva per più di metà film.
Vincent Parry , il protagonista , deve trovare il proprio assassino attraverso una soggettività che non potrebbe mai raggiungere tale scopo in solitudine .
E’ infatti grazie ad Irene , una brava Lauren Bacall , che riesce a fuggire e a trovare un appoggio quanto mai essenziale . In città Parry viene riconosciuto da un tassista che gli propone una plastica facciale , al fine di conferirgli una nuova identità .
Bogart subisce un’operazione molto delicata al volto per cambiarsi i connotati .
Di grande impatto il rivelamento , dopo ben sessantaquattro minuti , davanti allo specchio nella casa di Irene . A questo punto Bogart deve guardarsi , oltre che dalla polizia , anche da un malvivente che ha scoperto la sua vera identità e vuole ricattarlo . Parry riesce ad individuare il colpevole in una donna che aveva testimoniato contro di lui al processo . Ma quando l’opera si avvia verso un‘ovvia conclusione , l’assassino cade dalla sua finestra .
Daves ci spiazza anche nel finale , quando assistiamo ad un Happy ending alquanto improbabile , con la coppia Bogart Bacall che si riunisce felicemente in Perù . Il finale lascia tutti di stucco, con un’ellissi improbabile che proietta lestamente da un’atmosfera di pura tensione, ad un idillio fiabesco.
I caratteri dei due personaggi restano , nel corso di tutta la pellicola , difficilmente comprensibili . Sia noi che Parry , che glielo chiede chiaramente , non riusciamo a discernere il vero motivo che spinge una donna a rischiare la vita per salvare quella di uno sconosciuto .
La motivazione diegetica dell’interesse per i grandi processi , legati anche ad un passato poco felice , non basta a giustificare un comportamento similare a quello delle eroine dei serial queen melodramma dei primi decenni del secolo .
Quanto a Parry bisogna segnalare un cambiamento diegeticamente inspiegabile , se non attraverso un’ellissi catartica .
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