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Scritto da Ciro Andreotti   
mercoledì 02 dicembre 2009

La prima linea
Titolo originale: La prima linea
Italia: 2009 Regia di: Renato De Maria Genere: Drammatico Durata: 96'
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Giovanna Mezzogiorno, Fabrizio Rongione, Duccio Camerini, Lino Guanciale,Dario Aita, Michele Alhaique, Jacopo Maria Bicocchi, Piero Cardano, Francesca Cuttica, Awa Ly, Lucia Mascino, Daniela Tusa
Sito web: www.luckyred.it/laprimalinea
Nelle sale dal: 20/11/2009
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Ciro Andreotti
L'aggettivo ideale: Secco

laprimalinea_leggero.jpegVenezia, 3 gennaio 1982. Sergio Segio, ex terrorista e fondatore di Prima Linea, con l’aiuto di alcuni complici cerca di far evadere dal carcere di Rovigo quattro detenute fra cui la sua fidanzata: Susanna Ronconi.

Un flash back con numerosi richiami temporali fra presente e passato.
Fra il Segio che era giovane davanti alle fabbriche a protestare e manifestare assieme all’amico Piero e quello pronto a spianare mitra e pistole davanti a vittime innocenti.
Vittime che a fine pellicola lo stesso Segio, qua interpretato in maniera convincente da Riccardo Scamarcio, ricorda con un sussulto di nostalgia, con un pathos che traspare solamente dalle parole, ma non dalle inflessioni, il tutto attraverso una sguardo che fissa nel vuoto un potenziale interlocutore, la macchina da presa. Vittime che Segio-Scamarcio assolve una per una, vittime della cui morte lui per primo si auto accusa: dal giudice Alessandrini passando per Willy il militante di prima linea troppo giovane e debole per sopportare un duro interrogatorio della polizia.

De Maria narra gli “anni di piombo” con fare non disincantato, chi si ricorda  “PAZ” (2002) sa che già nel corso di quell’operazione il regista originario di Varese aveva cercato di far rivivere i’70 attraverso lo sguardo torvo dei personaggi di Andrea Pazienza.
Qua l’operazione era però ancor più complicata ma è stata assolta con grande dignità. Il rischio era di cadere nella trappola del cattivo maestro. Nella mitologia  deviata dell’eroe cattivo.
La bravura del regista risiede invece nella capacità claustrofobica, acuita da un orologio digitale che ricorda allo spettatore l’incidere del tempo, di non schierarsi per nessuno ma di limitarsi a narrare le vicende di Segio e della sua organizzazione, compreso il legame affettivo, e ideologico, che unì Segio a Susanna Ronconi.
De Maria riesce quindi a prendere la giusta distanza da entrambi i punti di vista riesce ad  aggiungere al romanzo di Segio un personaggio indesiderato allo stesso autore: Piero, l’amico che decide di non seguir le gesta di Sergio.
Un amico tanto prezioso quanto inesistente e per questo ben poco gradito allo stesso Segio.
Il film è stato poi duramente criticato anche dalle famiglie delle vittime, per non essersi schierato apertamente contro l’ideologia terroristica. Da vedere se desiderate quindi respirare l’aria dei’70 attraverso “un terzo punto di vista”, come lo ha definito lo stesso regista. Da vedere se desiderate ammirare un bel film che di inventato non ha niente, o quasi.

 
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