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Scritto da Samuele Pasquino   
mercoledì 11 febbraio 2009

Ladri di biciclette
Titolo originale: Ladri di biciclette
Italia: 1948 Regia di:Vittorio De Sica   Genere: Drammatico Durata: 92'
Interpreti: Lamberto Maggiorani, Lianella Carell, Elena Altieri, Enzo Staiola, Vittorio Antonucci, Memmo Carotenuto, Gino Saltamerenda, Giulio Chiari, Mario Meniconi, Ida Bracci Dorati, Fausto Guerzoni, Carlo Jachino, Sergio Leone, Massimo Randisi, Checco Rissone, Michele Sakara, Umberto Spadaro, Nando Bruno, Eolo Capritti, Peppino Spadaro, Giovanni Corporale, Giulio Battiferri, Emma Druetti.
Sito web:
Nelle sale dal: 1948
Voto: 9
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino

Ladri di bicicletteRoma. Antonio Ricci, un disoccupato (Lamberto Maggiorani), riesce a trovare un lavoro come attacchino, ma ha bisogno della sua bicicletta, tenuta al banco dei pegni.
Per riscattarla, la moglie impegna le lenzuola. Un giorno gli viene rubata la bicicletta e insieme al figlio Bruno (Enzo Staiola) si dà ad una ricerca disperata fra rivenditori e mercati. Sconfortato dall'ostilità della gente, decide di rubarne una per non perdere il lavoro, ma viene colto in fragrante.

Un'indimenticabile capolavoro del neorealismo ad opera di Vittorio De Sica. Il regista mette in scena una storia commovente, in una Roma piegata dalla miseria, dove tutti cercano di arrangiarsi come possono. La scenografia rende l'idea di quei tempi difficili e in questo contesto si inserisce la vicenda dell'attacchino Antonio, per il quale la bicicletta diviene una chimera da ritrovare, unico modo per riprendere il lavoro e portare a casa i soldi per la famiglia.
L'attore Lamberto Maggiorani è davvero espressivo, così come il piccolo Enzo Staiola. Il film è un perfetto connubio di scene bellissime e toccanti, come quella in cui padre e figlio si fermano a mangiare in una trattoria durante la loro ricerca che sembra non avere un esito felice. Questa è una scena particolarmente significativa del film.
Antonio è sconfortato poichè non riesce a ritrovare la sua bicicletta, unica speranza per sè e la sua famiglia. Tuttavia, come padre, non vuole far pesare la difficile situazione sul figlio Bruno, piccolo e spensierato, che lo segue alla ricerca del prezioso veicolo.
Antonio propone al bambino una bella mangiata in trattoria, sapendo di farlo felice, e così i due si recano in un locale lì vicino. Padre e figlio sono seduti l'uno di fronte all'altro, in attesa di ordinare. Antonio si mostra allegro e ben disposto a trascorrere un'oretta di riposo. Vedendo il figlio girarsi continuamente verso il ragazzino che gli sta alle spalle, il quale degusta con aria altezzosa una mozzarella in carrozza, Antonio chiede a Bruno se vuole lo stesso piatto, trovando l'ampio consenso del bambino.
Il padre, rapito dal meraviglioso sorriso di Bruno, gli promette anche un dolce e un bel bicchiere di vino. Facendo convivere nella stessa scena Antonio e Bruno e la famiglia benestante che mangia avidamente alle spalle del bambino, il regista De Sica mette a confronto la povertà e la ricchezza, il sapersi accontentare e la bramosia, la semplicità e l'artificio.
I suonatori dietro Antonio danno un tocco di allegria alla meravigliosa sequenza ed esaltano la felicità di Bruno, il quale assapora il momento che il padre ha saputo offrigli, spendendo anche gli ultimi spiccioli.

E' talmente enfatizzata, tanto da essere quasi tangibile, la disperazione di Antonio durante la sua ricerca, resa ancor più difficile e drammatica dall'ostilità della gente e dall'omertà che vige nei quartieri più malfamati di Roma, dove egli è pur costretto ad andare.
In un clima triste si svolge una storia apparentemente normale, ma che ha commosso con questa magistrale rappresentazione cinematografica. Vincitore dell'Oscar come miglior film straniero.

 
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