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Scritto da Francesco Manca   
mercoledì 09 luglio 2008

Last days
Titolo originale: Last days
USA: 2005. Regia di: Gus Van Sant Genere: Drammatico Durata: 85'
Interpreti: Michael Pitt, Lukas Haas, Asia Argento, Scott Green, Nicole Vicius, Ricky Jay, Ryan Orion, Harmony Korine
Sito web: www.bimfilm.com/lastdays
Nelle sale dal: 13/05/2005
Voto: 6,5
Recensione di: Francesco Manca

lastdays_leggero.jpegVan Sant adora il silenzio, e ce lo ha fatto capire nella sua così chiamata "trilogia della morte e del silenzio", di cui "Last days" ne è la conclusione, precedute dal mistico "Gerry" e dal tragico "Elephant". Di queste tre pellicole, specialmente in "Last days", il silenzio è l'elemento predominante e inevitabile, è l'elemento sacro, intoccabile e inappagabile che fa da sfondo e nello stesso tempo da protagonista a tutta la storia. Il cardine della vicenda degli "Ultimi giorni" del regista Van Sant, è il personaggio dall'anima impura e tormentata che porta il nome di Blake, o se vogliamo chiamarlo a modo nostro, Kurt Cobain, perchè è di lui che ci parla la camera di Van Sant, della vita di una persona sola e straziata dalle delusione e dalle allucinanti e fastidiose assurdità della vita, che agli sensibili e opachi occhi di Blake/Kurt, appaiono insopportabili e dannate. Detto questo, non posso negare che da "Last days", e ovviamente da un regista culto come Gus Van Sant, mi sarei aspettato ben altro, ma non so neanch'io cosa esattamente... Guardando questo film, si viene affollati da mille, infinite, svariate, confuse sensazioni, che soprattutto all'inizio, quindi nelle lunghe e interminabili sequenze che vedono Blake viaggiare senza meta nella fitta e verde boscaglia sussurrando a se stesso parole e frase senza alcun senso, lamenti e versi che fanno sì che la tensione sia palpabile. A mio giudizio, Van Sant ha creato questa sua ennesima opera con precisione e cura quasi maniacale, lasciando da parte i virtuosismi alla "Belli e dannati", adottando uno stile pacato ma allo stesso tempo nervoso, alternando sprazzi visionari e irresistibili a parti stralunate e inconcludenti, ma tengo a sottolineare che ciò che ho appena detto, non deve essere considerata necessariamente una critica negativa nei confronti del lavoro di Van Sant, ma è piuttosto una nota necessaria che tiene a sottolineare quella crisi profonda e interiore che tutti noi, e in particolar modo Blake, sentiamo nei momenti tristi, vuoti, solitari e fragili della nostra esistenza. Il regista ha, secondo me, impiegato tutto il suo sforzo e il suo impegno nel cimentarsi anch'esso nei panni del personaggio di Blake, che, come già detto, rappresenta in modo incredibile l'anima di quello che negli anni '80 e '90 fu una delle più grandi rock star del tempo, appunto Kurt Cobain, suicidatosi nel 1994 con un colpo di fucile alla giovane età di 27 anni. In un certo senso, sicuramente non fisico o ideologico, Vant Sant e Cobain si somigliano parecchio, perchè, come detto dallo stesso regista, entrambi cercano quell'impossibile, quel qualcosa nel nulla, nello immenso spazio in cui viviamo, vagando senza pensiero col vano tentativo di cercare un significato alla propria vita... Ambedue sono dei trasformisti, dei "pagliacci", dei giocatori dominati dall'irrefrenabile bisogno di giocare col destino, stringendolo fra le braccia, dimenticandosi di tutto ciò che li circonda, tutto e niente, fino alla fine... Concludendo, posso dire che "Last days" mi ha senza alcun dubbio mostrato tutto ciò che non mi aspettavo di vedere, e conseguentemente, non mi ha detto niente di ciò che, forse inconsciamente, volevo sentirmi dire, ma va bene così... Sicuramente non lo considero un capolavoro, ma non posso certamente negare di averlo apprezzato in tutti i suoi controsensi e le sue contraddizioni, soprattutto per quel tanto, indecifrabile, incomprensibile senso di vuoto che mi ha trasmesso.

 
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