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Le vite degli altri
Germania: 2006. Regia di: Florian Henckel von Donnersmarck Genere: Drammatico Durata: 137'
Interpreti: Martina Gedeck, Ulrich Mühe, Sebastian Koch, Ulrich Tukur,
Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Ludwig Blochberger, Werner Daehn
Sito web: www.sonyclassics.com/thelivesofothers
Voto: 7,5
Recensione di: Ciro Andreotti
DDR 1984. Gerd Wiesler, agente della Stasi dedito a
spietati e interminabili interrogatori dei nemici del governo, e all'addestramento delle nuove reclute,
decide di porre sotto controllo la vita di Georg Dreyman, unico drammaturgo
della Germania Democratica a essere apprezzato sia all’estero che dal potere.
Wiesler vede nello scrittore un cospiratore e per questo decide di proporre al
suo superiore, e amico, Anton Grubitz di pedinare ed intercettare Dreyman
ventiquattr’ore al giorno.
L'opera prima di Florian Henckel è diventata, nel breve
volgere di una stagione cinematografica, un vero e indiscusso successo sia al
botteghino che fra gli addetti ai lavori. Premiata in patria da un pubblico che
numerosissimo ha affollato le sale. Apprezzato da tutti i critici in maniera
totale. A Hollywood premiato con il titolo di “miglior film straniero” alla notte
degli Oscar 2007. La pellicola, che solamente ora è arrivata in Italia, riesce,
avvalendosi di una trama accattivante e priva di fronzoli, a catturare
l’attenzione sia degli appassionati della storia recente della ormai defunta
DDR, che di coloro che attraverso la vita piatta e programmata di Gerd Wiesler,
vedono non solo la gabbia di una nazione stritolata da una fra le più tetre,
moderne e Orwelliane dittature della storia (il 1984 anno in cui è ambientato
il film potrebbe non essere stato scelto casualmente) ma anche la loro stessa
vita: routinizzata, frullata e risputata pronta per essere indossata senza
bisogno, né possibilità, o voglia, d’essere discussa.
Gerd Wiesler, superbamente interpretato da Mühe, altri non
è quindi che un piccolo ingranaggio pieno di convinzioni preconfezionate e a
cui l'attore tedesco non concede nulla in termini di caratterizzazione del
personaggio: né sbavature, né voli al di sopra delle righe. Facendo suoi
atteggiamenti Kafkiani da gerarca del ventennio, solamente meno datato e più
tecnologico, per cui nulla è più importante della difesa della nazione da parte
di nemici del popolo. Il processo catartico in cui lentamente scenderà Wiesler
sarà al fine quello di una presa di coscienza non repentina ma lenta e senza
ritorno a cui un finale delicato e misurato saprà aggiungere una nota di
speranza senza scivolare nel più banale politically correct da blockbuster made
in USA.
Consigliato a chi crede che non sempre la spuntino
necessariamente i buoni ma che spesso ci si possa anche accorgere che la vita è fatta di piccole vittorie personali.
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