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Lebanon
Titolo originale: Levanon
Israele, Germania, Francia: 2009 Regia di: Maoz Shmulik Genere: Drammatico Durata: 93'
Interpreti: Oshri Cohen, Michael Moshonov, Zohar Strauss, Reymond Amsalem, Itay Tiran, Yoav Donat, Dudua Tasas, Zohar Shtrauss, Dudu Tassa
Sito web:
Nelle sale dal: 23/10/2009
Voto: 7,5
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli
L'aggettivo ideale: Pacifista
Il leone d’oro dell’ultimo festival di Venezia torna a ruggire in poche sale cinematografiche italiane.
Il regista Samuel Maoz, tanto osannato al lido, espone l’oggettività della guerra attraverso le soggettività dei quattro protagonisti. Lo scontro tra Libano ed Israele del 1982, assurge ad esempio lampante di ogni conflitto.
L’intera pellicola è girata nel claustrofobico interno del carro armato israeliano, salvo la prima e l’ultima inquadratura di un campo di girasoli; a sottolineare la circolarità e l’eterno ritorno di una quiete fittizia ed utopica.
Gli interpreti della suddetta opera sono quattro soldati inesperti, agli ordini di un superiore alquanto duro e politicamente ambiguo. La loro prima missione prevede l’eliminazione dei terroristi in un paese libanese, già raso al suolo dall’aviazione israeliana. Maoz fa confluire l’occhio dello spettatore in quello terrorizzato del ragazzo preposto al mirino del cannone. La regia indugia sui primissimi piani dei quattro antieroi del veicolo, con un’attenzione atta a cogliere ogni inflessione delle loro espressioni atterrite. L’occhio cinematografico non elude il confronto tra quattro personalità dissimili, implicate nella medesima tragedia.
Sono quattro anime monicelliane alle prese con un’impresa più grande dei loro mezzi. Il mirino del carro sembra una lente antropologica, intenta a mostrare lo strazio di una donna, che perde in un’esplosione il marito ed il figlio.
Lo sguardo meccanico non si esime dall’insistere su di un venditore di pollame privo degli arti a causa del fuoco nemico. Samuel Maoz non fa un film di guerra o su quella guerra, ma piuttosto un film sullo scempio di tutti i conflitti.
La pellicola è un grido pacifista raccontato attraverso un’ambientazione poco cinematografica.
L’angustia del veicolo chiude i protagonisti in una trappola, eludibile solo attraverso la speranza e la preghiera.
L’opera in questione si erge a fortunato Kammerspiel , in quanto privilegia l’analisi psicologica ed intimistica dei soggetti e del maggiore topos bellico.
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