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Lettera da una sconosciuta
Titolo
originale: Letter from an Unknown Woman
USA: 1948 Regia di: Max Ophüls Genere: Drammatico
Durata: 90'
Interpreti: Joan Fontaine, Louis Jourdan, Mady Christians, Marcel Journet, Art Smith
Sito web:
Nelle sale dal: 1948
Voto: 9
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli
Il grande regista tedesco Max Ophuls, dopo il discreto successo di “ Re in esilio”, torna dietro la macchina da presa con il suo capolavoro “ Lettera da una sconosciuta”.
Il film in questione costituisce l’acme del genere melodrammatico per forza visiva, abilità testuale ed interpretazione artistica. In una Vienna fredda e spettrale di inizio Novecento, il pianista playboy Stefan non comprende l’amore della giovane Lisa e finisce per metterla in cinta, per poi dileguarsi nel nulla.
Il film si apre con il principio del finale, attraverso un invito a duello ed una lettera che giunge al protagonista da parte di una donna “sconosciuta”.
La lettera incarna la cessazione del lungo silenzio, nel quale la bella Lisa si era dissolta per molti anni; vi era tutto il suo dolore,la sua nostalgia,la sua storia raccontata da una donna innamorata e smarrita.
Attraverso la lettura di Stefan veniamo trainati da un lungo flashback attraverso tutte le tappe della loro storia: dal corteggiamento della fanciulla, alla scomparsa dell’uomo, fino al decesso del figlio per tifo.
Ci identifichiamo dal primo istante con l’amore sconfinato della donna e più tardi con il suo ineluttabile dolore. A distanza di anni i due si rincontrano in un teatro: lei lo rivede e rifugge dai consigli del marito per poterlo ritrovare.
Giunta nella sua casa, viene riconosciuta solo dal servo sordo, ma non certo da lui.
La musica, assordante e spasmodica in tutto il film, irrompe nuovamente nel presente con una gravità assoluta; a pochi minuti dal duello che vedrà contrapposto il protagonista con il marito offeso della donna. Stefan che all’inizio della pellicola voleva sottrarsi alla regolazione dei conti, ora decide di voler combattere: la lettera,la donna e la sua vita si mescolano senza soluzione di continuità.
Questa volta decide di prendersi la responsabilità più grande: quella di morire da uomo, dopo aver vissuto da inetto. La scena finale è di un impatto emotivo inenarrabile, attraverso la sua allucinazione della fanciulla che un dì lo colpì più di ogni altra.
Per il protagonista le donne sono solo un oggetto,un mero vettore per la sua soddisfazione narcisistica. Max Ophuls dipinge con delle tinte chiare ma espressionistiche, il ritratto di due fallimenti: quello amoroso della donna e quello esistenziale dell’uomo.
E’ la storia di una donna, attraverso la catarsi di un uomo.
La recitazione di Joan Fontaine duetta alla perfezione con la figura di Louis Jourdan, che ondeggia sempre tra verità e peccato.
Il melodramma di Ophuls non ha un lieto inizio,non possiede un lieto finale,né tantomeno un plot lieto; è un melodramma che trae la propria forza dalla sua intensità.
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