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Scritto da Roberto Fedeli   
venerdì 23 ottobre 2009

L'uomo che verrà
Titolo originale: L'uomo che verrà
Italia: 2009 Regia di: Giorgio Diritti Genere: Drammatico Durata: 117'
Interpreti: Alba Rohrwacher, Maya Sansa, Claudio Casadio, Greta Zuccheri Montanari, Stefano Bicocchi, Eleonora Mazzoni, Orfeo Orlando, Diego Pagotto, Bernardo Bolognesi, Stefano Croci, Zoello Gilli, Timo Jacobs
Sito web:
Nelle sale dal: 22/01/2010
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli
L'aggettivo ideale: Convincente
Scarica il Pressbook del film
L'uomo che verrà su Facebook

luomocheverr_leggero.jpgDopo un esordio convincente con “Il vento fa il suo giro”, Giorgio Diritti sembra giungere alla piena maturità artistica grazie a questa sua seconda fatica.
Il film è un ritratto al contempo poetico ed oggettivo della strage di Marzabotto del 1944, nella quale trovarono la morte, sotto i colpi nazisti, più di ottocento civili.
Il film ritrae con perfezione antropologica la vita dei contadini delle colline di Bologna, parlandoci del folklore e del lavoro, per mezzo del loro stesso dialetto.

La trovata artistica del regista risiede nel fatto di aver creato un ritratto storico attraverso gli occhi di una bambina; creatura innocente, costretta a crescere in fretta nella giungla della vita.
Molte sequenze sono eseguite in soggettiva, che spesso lascia il posto all’entrata della stessa bimba da un lato dell’inquadratura. Questa alternanza tra soggettiva e falsa soggettiva è lo specchio dell’avvicendamento tra l’ individualità dell’innocenza e l’oggettività dei fatti storici. I campi lunghi sono usati in funzione drammatica, per indicare la solitudine nella quale piomba la piccola protagonista dopo la morte del fratello; ella resta spesso sperduta all’interno di un’inquadratura ampia, nella completa solitudine.

Questo dramma, microcosmo della maggiore tragedia autentica, si espleta nel rifiuto di proferire verbo da parte della protagonista del racconto. Non occorrono più le parole per descrivere lo stato d’animo e lo sguardo si fa sempre più attonito.
La creatura è costretta a provare la tentata violenza di un uomo,di scorgere l’uccisione a freddo di un soldato tedesco e a salvare il nuovo fratellino nato dalla madre uccisa.
Giorgio Diritti ci presenta l’eccidio in slowmotion, per accrescerne il dramma, ma non trasforma mai le immagini in un delirio di eccessiva crudezza. A volte si sofferma sulle raffiche di mitragliatrice, altre sui volti delle persone che incontrano una morte crudele ed assurda. L’importanza della soggettività nel film è confermata dalle sequenze che vedono interprete il padre della bambina,che perde quasi completamente l’udito a causa di un’esplosione; infatti quando egli diviene protagonista dell’inquadratura,il nostro orecchio ode come lui dei suoni lontani e confusi.

La chiusura del film è emblematica: l’eroe della vicenda salva il neonato e riacquista la voce per cantargli una ninna nanna.
La scena finale la trova di nuovo sola, ma questa volta con “l’uomo che verrà in braccio”; lo spartiacque tra il passato ed il futuro prossimo.

 
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