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Scritto da Samuele Pasquino   
sabato 28 febbraio 2009

L'uomo delle stelle
Titolo originale: L'uomo delle stelle
Italia: 1995 Regia di:  Giuseppe Tornatore Genere: Drammatico Durata: 113'
Interpreti:Sergio Castellitto, Tiziana Lodato, Clelia Rondinella, Leopoldo Trieste, Nicola Di Pinto, Tano Cimarosa, Salvatore Billa, Leo Gullotta, Pino Calabrese, Franco Scaldati, Tony Sperandeo, Antonella Attili, Turi Killer, Tony Palazzo, Francesco Guzzo, Spiro Scimone, Francesco Sframeli, Jane Alexander (II)
Sito web:
Nelle sale dal: 1995
Voto: 7.5
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino

luomo_delle_stelle_leggera.jpgSicilia, 1953. Joe Morelli (Sergio Castellitto) percorre le strade di un piccolo paese con un carretto motorizzato fingendosi un talent scout cinematografico.
Riesce in poco tempo ad estorcere molto denaro alla gente del luogo con falsi provini a pagamento, promettendo fama e ricchezza. Viene poi scoperto e severamente punito.  

"Profilo destro, profilo sinistro, profilo centro e..." ha inizio così la storia amara ad opera del regista Giuseppe Tornatore, che anche in occasione di "Nuovo Cinema Paradiso" ha affrontato la situazione post bellica della sua Sicilia, una terra per certi versi controversa e dalle variegate sfumature. Con uno stile elaborato ma immediato e con il supporto di una sceneggiatura scritta a quattro mani insieme a Fabio Rinaudo, il cineasta amante della calda terra dell'isola italiana costruisce e mette in scena una vicenda molto particolare che indaga nell'intimità di un'epoca e di una cultura profondamente radicate nel sud siciliano, proponendo un mondo circoscritto caratterizzato da usi e costumi tutt'altro che frivoli, da comprendere per il loro essere estremamente folkloristici. Tornatore si avvale della macchina da presa di Joe Morelli per ritrarre degli umili personaggi che si rivelano per quello che sono, mostrando una naturale semplicità di fronte all'obiettivo che li osserva in maniera subdola e ostinata.
I poveri paesani si propongono con storie quotidiane ma non banali, sviscerando il proprio io con inaudita passionalità e con un trasporto vivace e colorito che li esorta quasi a confessarsi. Le paure, le angoscie, i rimorsi e le tristezze divengono elementi di vicende profondamente umane legate al passato personale di ciascuno: ecco che con primi e primissimi piani Tornatore invita lo spettatore a leggere dentro l'anima di coloro che parlano, animati dalla volontà di riscattarsi e fuggire da un destino di povertà e fatiscente abbienza. Davanti a Joe scorrono una varietà di personaggi estremamente diversi ma accomunati dalla loro origine, c'è il pastore che descrive le notti passate col gregge, ad osservare le stelle che gli comunicano qualcosa per lui incomprensibile; c'è l'omosessuale che sfoga il suo dolore per l'emarginazione che è costretto a subire per via della sua devianza; c'è il garibaldino anziano che offre alla cinepresa nientemeno che un pezzo autentico di storia italiana, pronunciando una simbolica frase di Garibaldi.
In questa selva di persone che rincorrono l'illusione della fama e della ricchezza si eleva un vagabondo misterioso, che infrange il suo mutismo raccontando la sua esperienza di guerra, divenuta un trauma indelebile. Joe Morelli gioca crudelmente con i sentimenti della gente, anzi li deride con cieca superbia, ritenendosi un animo nobile in mezzo a spiriti folli e maleducati. La realtà è ben lontana dal suo modo di pensare, egli non si rende conto di essere lui un rude estraneo cafone e perbenista.
Tuttavia ciò non esclude un barlume di ragione, la consapevolezza di essere un approfittatore e un imbroglione che offre false speranze. Sono proprio la falsità e l'inganno i punti drammatici che tessono la storia e fanno emergere silenziose disperazioni sopportate e infine sfogate.
"L'uomo delle stelle" è un oscuro manipolatore che erra elegante nelle terre dove vigono una spontaneità e una semplicità di cui egli è privo.
La stima dei siciliani nei suoi confronti si tradurrà poi in amara delusione, sfociando in un sottile odio assolutamente legittimo e giustificato. Tornatore traccia un disegno preciso e conforme al genere, introducendo personaggi minori che divengono tutti protagonisti fondamentali, tra cui la bella e ingenua Beata, interpretata dall'esordiente Tiziana Lodato. Notiamo, comunque un cast ricco formato da molti attori siciliani, da Leo Gullotta a Tony Sperandeo, fino a comprendere un magnifico interprete quale Leopoldo Trieste, presente anche in "Nuovo Cinema Paradiso" nelle vesti del parroco.
La marcata tendenza al dialettismo permette a Tornatore di far parlare direttamente la sua terra, che nonostante la sua genuinità lessicale si esprime con passione e autorità, riuscendo infine a farsi capire.
Il regista si concede qualche curiosa divagazione, concedendo qualche battuta ai giovani Dolce e Gabbana nella scena del pullman, e a Jane Alexander nel ruolo della principessa. Inoltre il film si arricchisce di concatenazioni perfettamente contestualizzate, costituite da richiami importanti al cinema neorealista di Vittorio De Sica, Luchino Visconti e Roberto Rossellini, cineasti di cui Morelli vanta la conoscenza.
C'è spazio per l'amore, per la tragicità di alcuni conflitti familiari e per il rimorso provato infine dal protagonista due anni dopo essere stato severamente punito.

Da questa amara e toccante storia si evince una riflessione sulla cultura e l'intima esistenza, sull'umiltà che diviene ricchezza di valori e nobile filosofia di una cultura antica.

 
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