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Valutazione utente: / 9
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Scritto da Francesca Caruso   
mercoledì 05 maggio 2010

Monga
Titolo originale: Monga
Taiwan : 2010  Regia di: Doze Niu Genere: Drammatico Durata: 140'
Interpreti: Ethan Ruan, Mark Chao, Rhydian Vaughan, Ma Julung, Ke Jia-yan, Doze Niu
Sito web: www.mongathemovie.com
Nelle sale dal: Inedito
Voto: 8,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Sorprendente

MongaMonga è stato presentato all’Udine Far East Film Festival 12 (dal 23 aprile al 1 maggio).
Il regista Doze Niu, qui anche interprete del personaggio Grey Wolf, realizza un gangster movie inappuntabile, mescolandovi dentro dramma, romanticismo, azione, tematiche dense di pathos e lirismo.
Niu utilizza la macchina da presa come un corpo fluttuante e modellabile.
Tra le tante sequenze degne di nota per la raffinata tecnica utilizzata, rimarrà scolpita negli occhi dello spettatore quella in cui la cinepresa danza all’unisono con la musica, nella prima scazzottata che avviene per le strade del quartiere.

Monga è il quartiere di Taipei dove Mosquito e sua madre si trasferiscono. Il ragazzo, nuovo della scuola, viene preso di mira da una gang che spadroneggia tra i coetanei. Tutto ha inizio per una semplice coscia di pollo, il capo gliela toglie da sotto il naso prima di poterla mangiare. Mosquito non ci sta e reagisce. All’uscita di scuola la banda lo aspetta per dargli una lezione, il ragazzo non si fa mettere i piedi in testa e risponde a suon di pugni. Un’altra gang l’osserva, la Prince Gang, che il giorno dopo chiede al ragazzo di diventare il quinto elemento mancate. Cinque persone legate l’uno all’altra come le dita di una mano. Il giovane si unisce a loro per quello spirito di fratellanza che vede emergere, ma la lotta intestina tra i boss della zona inizia a farsi più serrata e i cinque ragazzi si vedranno costretti a decidere da che parte stare.
Il film è visivamente molto ricco. La colonna sonora è molto variegata, cambiando genere musicale, con un alternanza di strumenti che calzano a pennello in ogni fase. L’assolo di chitarra, il ritmo scandito del tamburo conferiscono alla pellicola pathos e suspense. Il regista ci infila dentro anche un aspetto ludico che prende piede tra i ragazzi, che giocano insieme come fratelli.
La fratellanza è il tema che sta alla base del film, al quale gli si affianca il rapporto filiale che si crea tra Moschito e il boss Geta, padre di Dragon Lee. Moschito, abbandonato dal padre quando era piccolino, ne ha sempre sentito la mancanza e ha sempre avuto il desiderio di poterlo rivedere un giorno. Al tempo stesso è stato un bambino che è cresciuto da solo senza amici, vedersi all’improvviso di fronte i due tipi di affetti che ha sempre ricercato, lo portano a fare di tutto, a trascurare gli studi, disubbidendo alla madre e a fare un tipo di vita che il suo modo di essere non contemplava, una vita fatta di violenza e criminalità. Suo “fratello” Monk, col quale stringe un forte legame, gli dice che la vita di un gangster è fatta di queste cose e lui ha scelto di farne parte, Mosquito replica che lui ha apprezzato lo spirito di fratellanza e di amicizia che c’era fra loro, per questo si è unito alla gang.

Un altro rapporto importante che diventa man mano vitale per il protagonista è la relazione affettiva che questi instaura con Ning, una prostituta con una voglia scura su un lato del viso. In lei trova quella pace che tanto cercava e quella comprensione e calore umano, ma anche dei momenti in cui poter stemperare la forte pressione a cui è sottoposto. I momenti che i due trascorrono insieme si staccano nettamente dal resto degli eventi.
Li accompagna una musica romantica, i colori della stanza dove si incontrano sono caldi e avvolgenti, come pure i movimenti della macchina da presa. Quando Moschito le porge l’auricolare del walkman per ascoltare una canzone, la mdp si muove lentamente verso l’alto staccandosi dalle due figure, questo per sottolineare come i loro pensieri e il loro animo si siano innalzati, distaccandosi dalla realtà, in un mondo solo loro. Nel frattempo le due figure rimangono immobili nella posizione assunta dando la percezione di trovarsi davanti a un quadro nel quadro.

La sequenza finale, in cui alcune gocce di sangue si trasformano nei Cherry Blossom (fiori di ciliegio) che Mosquito voleva vedere dal vivo, è di una bellezza visiva che non è così scontato trovare altrove, soprattutto è inaspettata e dotata di un senso profondo e pieno di speranza. Vi è racchiusa l’essenza del film e le sue tematiche.
Il regista non si dilunga troppo su come sia la vita di un gangster, sempre presente ma come sfondo, ciò a cui è più interessato è il modo di relazionarsi dei cinque ragazzi tra loro e con i propri cari. Durante una colazione alla taiwanese, il boss Geta si trova ad armeggiare con un dito mozzato e un paio di bastoncini, Doze Niu senza proferire parola, mostra la cupa realtà in cui un gangster vive.

I cinque attori che interpretano i giovani gangster sono tutti abili nel tratteggiare le rispettive caratterizzazioni, Ethan Ruan (Monk) e Mark Chao (Mosquito) conferiscono una profondità e un pathos che arrivano alle ghiandole lacrimali, in pochi cenni, nell’epilogo. Ruan è perfetto nel conferire al suo personaggio quel carisma di cui Monk è dotato e quel velo di mistero che il regista tratteggia nei suoi riguardi. In più di un occasione la mdp si sofferma su di lui, sul suo volto in particolare, dando un segnale allo spettatore che il personaggio ha qualcosa in più da dire e fare rispetto agli altri, eccezion fatta per Mosquito.
Monga è un film straordinariamente ben costruito, curato nel dettaglio, geniale ogni suo passaggio.
Un film che si spera possa ottenere una distribuzione anche in Italia.

 
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