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My Son, My Son, What Have Ye Done PDF Stampa E-mail
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Scritto da Giancarlo Zappoli   
martedì 07 settembre 2010

My Son, My Son, What Have Ye Done
Titolo originale: My Son, My Son, What Have Ye Done
USA, Germania: 2009. Regia di: Werner Herzog Genere: Drammatico Durata: 93'
Interpreti: Willem Dafoe, Michael Shannon, Chloë Sevigny, Brad Dourif, Loretta Devine, Michael Peña, Udo Kier, Grace Zabriskie, Irma P. Hall, Candice Coke, James C. Burns, Jenn Liu, Noel Arthur, Julius Morck, Stefan Cap, Braden Lynch
Sito web ufficiale: www.myson-myson.com
Sito web italiano: www.mysonmyson.it
Nelle sale dal: 10/09/2010
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Giancarlo Zappoli
L'aggettivo ideale: Complesso
Scarica il Pressbook del film
My Son, My Son, What Have Ye Done su Facebook

My Son, My Son, What Have Ye DoneIl detective Havenhurst viene chiamato sulla scena di un crimine.
Una donna anziana è stata infilzata con una spada orientale in una casa vicina alla sua abitazione.
I sospetti non possono che cadere sul figlio di lei, Brad, che, armato di fucile, afferma di avere con sé due ostaggi. Attraverso le ricostruzioni della fidanzata e di un regista teatrale emerge progressivamente la psicologia del giovane.

Secondo film in Concorso di Werner Herzog a Venezia 66. Due film dello stesso autore nella stessa competizione sono già di per sé un fatto anomalo. Se poi si aggiunge che si tratta del connubio tra Herzog e Lynch che produce il film la cosa si fa ancor più degna di attenzione.
Poteva sembrare un'unione contro natura quella tra i due e invece il regista del confronto con il limite e analista acuto del suo possibile superamento si trova assolutamente a suo agio nelle atmosfere lynchiane così apparentemente astratte e invece così radicalmente reali.

In Brad c'è l'Herzog esploratore della sopravvivenza possibile in condizioni estreme che si ritrae all'ultimo momento salvato/perseguitato da un'ossessione religiosa che finisce con il permeare tutta la sua personalità e che gli altri qualificano sbrigativamente come 'depressione'. Brad ha una madre castratrice (splendidamente interpretata dalla lynchiana Grace Zabriskie) dal cui dominio assoluto non riesce a staccarlo neanche il rapporto con la fidanzata.
Al giovane non resta che trovare nel suo rapporto con un Dio interiore e nella catarsi della messa in scena di Eschilo la 'forza' per fare ciò di cui la madre gli chiederà conto con le sue ultime parole.

È un film complesso quello di Herzog in cui, ispirandosi a un delitto realmente accaduto, sembra che si tracci una linea di confine tra la 'razionalità' (chi sta fuori della casa) e la 'follia' di Brad. Ma non è così. Il ragazzo con i suoi fenicotteri rosa ("aquile drag queen" come lui li definisce) cerca di proteggersi da un mondo di cui ha perso le coordinate e in cui un pallone da basket resta in attesa di un bambino di talento che lo trovi per poter dare un significato di libertà alla parola figlio.

 
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