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Scritto da Anna Maria Pelella   
mercoledì 23 febbraio 2011

Non Lasciarmi
Titolo originale: Never let me go
USA, Gran Bretagna: 2010. Regia di: Mark Romanek Genere: Drammatico Durata: 103'
Interpreti: Carey Mulligan, Keira Knightley, Andrew Garfield, Domhnall Gleeson, Sally Hawkins, Charlotte Rampling, Andrea Riseborough, Nathalie Richard, Isobel Meikle-Small, Ella Purnell, Charlie Rowe
Sito web ufficiale: www.foxsearchlight.com/neverletmego
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 25/03/2011
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Distopico
Scarica il Pressbook del film
Non Lasciarmi su Facebook

Tratto dal romanzo Non Lasciarmi di Kazuo Ishiguro edito in Italia da Einaudi

Non LasciarmiA Hailsham, un esclusivo college nella campagna inglese, in un presente alternativo Kathy, Tommy e Ruth scoprono di essere dei cloni e di esser stati allevati con lo scopo specifico di fare da donatori per il trapianto degli organi. La loro aspettativa di vita è piuttosto breve e il loro legame sarà la sola cosa che gli darà la forza di andare incontro al proprio destino.

Tratto dal romanzo omonimo di Kazuo Ishiguro, già autore di Quel che resta del giorno, abilmente trasposto da James Ivory nel 1993, Non Lasciarmi evoca la composta atmosfera del romanzo e nello stesso tempo riesce a comunicare il senso di straniamento che la lettura di questa triste e poetica storia provoca nel lettore.
In un presente distopico, dove la pratica delle clonazioni è stata portata all’estremo, alcuni giovani vengono allevati in college esclusivi per fare da donatori. In particolare Kathy, Tommy e Ruth fanno parte di un esperimento che, diversamente dai college definiti “allevamenti in batteria”, vivono in un’atmosfera relativamente serena e vengono incoraggiati alla libera espressione artistica.
La loro vita procede nel tentativo di mantenere un’apparenza di normalità fino al momento in cui cominceranno a donare i propri organi e i tre, completati gli studi, vengono mandati in una fattoria poco distante.
Là iniziano a vivere una vita quasi normale, per la prima volta al di fuori del college dove finora erano rimasti confinati.
I loro rapporti a un certo punto si complicano e Ruth e Tommy iniziano una relazione. Dopo essersi persi di vista all’inizio delle donazioni, si ritroveranno ancora una volta insieme in occasione di una gita nelle campagne inglesi.

Dolorosa riflessione sull’etica della clonazione Non Lasciarmi pone lo spettatore di fronte a più di un interrogativo.
Se inizialmente il quesito posto riguarda l’effettiva necessità di fornire a dei cloni una consapevolezza completa della loro reale funzione, presto il dilemma si sposta su un terreno più inquietante: i cloni hanno un’anima? Il quesito è di natura filosofica e, in realtà, non è mai dibattuto apertamente. La sola insinuazione di questo dubbio basta a dare ai protagonisti una speranza, l’unica possibile in siffatta situazione: quella di un breve rinvio.
Ma essa è posta su basi fragili, in verità più su un sussurro, una diceria tramandata da generazioni di cloni, volta ad alleggerire il portato di un’esistenza votata agli altri, e i ragazzi dovranno infine fare i conti con la risposta della società.
Kathy, Tommy e Ruth sono il prodotto di una società che, per traslato, consuma le persone come fossero oggetti e, una volta esaurita la loro funzione, ne costruisce altri al solo scopo di auto perpetuarsi. Il tutto è pesantemente allusivo di quelle che oggi tendiamo a considerare le nostre necessità primarie e di tutto ciò che siamo disposti a fare per soddisfarle.
L’atmosfera è intrisa della vaga tristezza di cui sono velati i sogni nostalgici e, seppure piena di occasioni di incontro, la storia in sé invita alla riflessione sulla solitudine che alberga in ciascuno di noi e sul reale valore della vita umana.

La regia, pur non toccando particolari vette di genio, segue fedelmente la storia e i protagonisti, vero punto forte di un lavoro altrimenti quasi televisivo, brillano per compostezza e stoica rassegnazione.
La fotografia retrò e l’ambientazione bucolica fanno il resto, e nel complesso, seppure non indimenticabile, il risultato raggiunto è tale da indurre una riflessione e una buona dose di composta malinconia nello spettatore.
Il quale uscirà, forse, chiedendosi quanto possiamo considerarci lontani da simili traguardi e, cosa più importante, se è il caso o meno di tentare di raggiungerli.

 

Commenti  

 
0 #5 paola 2013-01-06 00:29
è un film difficile da spiegare,bisogn a essere predisposti sentimentalment e per capirlo davvero fino in fondo e anche se le prerogative sono molte,tante cose sono descritte a malapena,e una storia dietro i cloni non c'è credo sia impossibile rimanere impassibili davanti a tanta bellezza....poi ognuno ha il proprio pensiero e ha il diritto di esprimere la propria idea,commentare e rispettare quella degli altri.non si capisce bene il tempo,i colori sono cupi e monotoni,i personaggi sono diversi fra loro e non capisco perchè se Tommy non amava Ruth ha rinunciato al suo amore per Kathy... ma se avessimo capito tutto a quest'ora non stavamo qui!! La scena più cruda,dove si è visto il menefreghismo dei medici non considerando i cloni come persone con un anima,ma semplicemente oggetti,cose,ne lla terza donazione di Ruth,stava per morire eppure non hanno fatto niente per salvarla...è stato davvero bello,toccante e commuovente!
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0 #4 lorelai 2012-09-16 14:43
lento apatico senza sentimento scuro e freddo se era un modo del regista per comunicare non c'è riuscito
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-2 #3 Betti 2012-05-08 07:54
Trovo questo film veramente noioso, lento e soprattutto non credibile. Come è possibile che nessuno di questi cloni non voglia tentare di sfuggire al proprio destino? Provare a scappare o pretendere maggiori spiegazioni? Vedere questo film è solo una perdita di tempo...
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-4 #2 Elisa 2012-04-20 21:04
Forse perchè non amo certi film di fantascienza,,, ma questo è proprio un brutto film... tante cose non sono molto chiare. E' un film assurdo.
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+2 #1 Penelope 2011-07-27 13:14
Fotografia eccellente, trama accattivante. Gli attori sono tutti molto bravi, peccato però non venga posta importanza alcuna all'ambientazione della storia. Qual'è l'intento di Romanek? Non il realismo. Manca infatti la profondità dei personaggi: si vede come si comportano, ma non chi realmente siano, cosa sappiano della loro storia o di quali siano i diritti che spettano loro. Non tentano la fuga. Mancano le spiegazioni a tante cose, a tanti comportamenti, allo stesso modo non viene mai soffermata l'attenzione su chi sia il fautore di tutto ciò. La chiave di lettura sta nell'accettare idealmente la trama senza porsi troppi interrogativi, focalizzarsi invece sul forte messaggio che viene lanciato da Kathy, ovvero che tutti siamo uomini allo stesso modo, e che il diritto alla vita di qualcuno non possa calpestare quello di un altro.
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