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Scritto da Anna Maria Pelella   
martedì 28 febbraio 2012

Pain
Titolo originale: Tong-jeung
Corea del Sud: 2011. Regia di: Kwak Kyung-Taek Genere: Drammatico Durata: 104'
Interpreti: Kwon Sang-woo, Jeong Ryeo-won, Ma Dong-seok
Sito web ufficiale: www.itami-movie.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Korea Film fest
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Emofiliaco
Scarica il Pressbook del film
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pain_leggero.pngNam-soon è un esattore di debiti per una banda locale. Soffre di una patologia che gli impedisce di sentire il dolore e per questo riesce a sopportare gli scontri e le risse in cui rimane implicato. Durante un tentativo di recuperare soldi si imbatte in Dong-hyun che soffre di emofilia, la quale si trova in una situazione finanziaria molto precaria.
I due si incontreranno ancora e l’ostilità iniziale si tramuterà in un sentimento più profondo.

Nam-soon non sente nulla, meno che mai il dolore e, scoprendo a mano a mano il suo passato, ci si immagina che abbia acquisito questa bizzarra capacità per non sentire il proprio dolore. Dong-hyun è un vampiro per sua stessa ammissione, ma in realtà l’emofilia la rende fragile e la sua sete riguarda aspetti meno vitali dell’essere umano, non è il sangue quello che cerca, ma un riparo dalla vita che le si è di colpo rivoltata contro.
I due non si sarebbero mai neanche sfiorati se Dong-hyun non si fosse trovata nella spiacevole situazione di dover ripagare un debito. Ma il meccanismo dei prestiti in Corea, come in qualsiasi altra parte del mondo, è in realtà una trappola e la ragazza potrebbe non uscirne mai. Intanto mentre Nam-soon si esibisce con la sua padrona di casa, lei perde il diritto ad abitare là, e la caparra duramente guadagnata, per conservare appunto questo diritto.
Non le resta altro da fare, quindi che trasferire i suoi averi negli armadietti della metro e mettersi a dormire nella sauna del quartiere. Lui dal suo punto di vista ha appena cominciato a recuperare quel che la ragazza deve alla sua organizzazione, e continua a cercare di portarle via il poco denaro rimasto che lei faticosamente guadagna vendendo oggetti in un mercatino serale. Tra i due è in corso una vera e propria guerra, e le ostilità si trasferiranno presto tra le pareti di casa di Nam-soon che, mosso a compassione per la situazione della ragazza, in un momento di debolezza inaspettato le offre un riparo. Da quel momento in poi le cose precipitano e i due si troveranno in una situazione imprevedibile.

Metà My Sassy Girle metà Breathlessquesto Painsi colloca nel filone della commedia con risvolti drammatici che è uno dei capisaldi della produzione cinematografica coreana. La prima parte, quella in cui facciamo la conoscenza dei protagonisti e delle loro particolarissime situazioni, è tutta declinata nei toni della commedia, con siparietti comici che includono il sistema che Nam-soon ha escogitato per recuperare i soldi dalle persone a cui la sua organizzazione li ha in precedenza prestati, senza torcergli un solo capello.
L’incontro tra i due è un vero carosello di inseguimenti e situazioni paradossali, che si conclude solo quando l’uomo decide di prendersi in casa la ragazza, rimasta per strada a causa dei suoi metodi non proprio ortodossi di riscossione.
A questo punto la componente drammatica si insinua lentamente nella narrazione, finendo per prendere possesso dell’opera e lasciando allo spettatore la sensazione di esser stato di colpo privato delle labili speranze che la prima parte sembrava voler suggerire circa il futuro dei due.
Il tutto si svolge così sotto lo sguardo leggermente smarrito dello spettatore che, incentivato dal tono iniziale, aveva coltivato una qualche illusione che i due potessero riuscire ad affrancarsi dalla situazione in cui si erano venuti a trovare, ma la realtà, in Corea come in qualsiasi altra parte del mondo, è che il destino di ciascuno è spesso già indicato dalla semplice appartenenza sociale.

Nel complesso lo stile asciutto di narrazione e la regia pulita accentuano la sensazione di essere in presenza di un meccanismo cinematografico ormai collaudato, e l’ulteriore bonus di un ottimo cast non fa che accentuare questa sensazione. Il risultato è quindi una storia ben costruita, sorretta da un’onesta regia e da due attori in autentico stato di grazia.
Del resto Kwak Kyung-Taek è un regista esperto, le sue precedenti opere hanno tutte incontrato il favore del pubblico, sia le storie romantiche come A Love(Sarang2007) che quelle più violente come Friend(Chingu2001) passando attraverso gli action polizieschi tipo Eye for an Eye(Nuneneun nun ieneun i 2008) e la sua abilità di indovinare i gusti del pubblico e riuscire sempre a rimanere nei binari di una produzione di buon livello gli sono valsi l’attenzione internazionale e il premio Holden per la migliore sceneggiatura al Torino Film Festival nel 2001 per Friend e quello per Champion al Philadelphia Film Festival nel 2003.

 
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